Intervista con Montanari: “Io, il Libanese e il Barone…”

A Etna Comics 2018 uno dei protagonisti è stato Francesco Montanari attore impegnato tra cinema, TV e teatro vincitore della prima Edizione del CANNES INTERNAZIONAL SERIES FESTIVAL e futuro protagonista di due film dei quali non ci ha potuto ancora anticipare niente.

Insieme ad A. Haber, V. Solarino e Antonino Joriosei il protagonista dell’opera prima di M. Bonetti:” La Settima onda” , storia di un pescatore di nome Tanino, sfortunato ma sognatore, avrebbe voluto aprire una pescheria, voleva fare l’attore ma per una serie di circostanze non riesce a fare nulla di tutto ciò. Qual è una caratteristica di questo personaggio che ti piacerebbe avere?

Probabilmente la tenacia, anche se Tanino, in nome della tenacia, per portare avanti il proprio punto di vista ad un certo punto sdragiona, certe volte sbaglia, la sua volontà, lui infatti è un grandissimo lavoratore, non si tira mai indietro, ad un certo punto però capisce che stando nei limiti della legalità non riesce a sostentare la famiglia e purtroppo decide di rischiarsela ogni tanto con una pesca di frodo.

Che genere di film è?

E’ un film molto drammatico che però ti da grande speranza, quando sembra che la vita ti abbia distrutto e stai lì lì per soccombere ti fa capire che ad un certo punto può esserci sempre una positività ed un’intuizione che se la ascolti riesci ad uscire dalla merda

Tu hai fatto diversi film con questo messaggio anche quello di Daniele Vicari:” Sole, Cuore, Amore”

Si, però poi quello finiva che Isabella Ragonese moriva, lì è un altro discorso c’è la denuncia di Vicari, tra l’altro è tratto da una storia di cronaca reale, una donna, poverina, è morta di mal di cuore cioè di stanchezza un pò per la trascuratezza, un pò per l’incuria, un pò per la negligenza, un pò per la difficoltà a trovare un lavoro per lei e per il marito.

Però in quel film si mette in evidenza la voglia di vita e la forza di volontà che aveva la protagonista

Assolutamente si

Il cappottino rosso che la protagonista indossa dall’inizio alla fine è una cosa che da subito all’occhio, penso che il regista lo abbia previsto in modo che ogni spettatore potesse dare a questo cappottino una propria interpretazione

non credo sia stata una scelta casuale. Io però non so il significato che Daniele voleva Dargli dovresti chiederlo a lui.

La mia interpretazione è quella del rosso che indica la forza di volontà e l’amore che la protagonista metteva nel fare tutte le sue cose sia nell’ambito familiare che in quello lavorativo

E’ probabile , poi il rosso è un colore molto caldo ed avvolgente quindi quando si tratta di un’umanità del genere il rosso è un colore che può rimanere impresso nell’immaginifico.

Tu fai cinema, TV ma non hai mai abbandonato il teatro, che rapporto hai con questa forma artistica?

Mi piace molto mettermi in gioco e scoprire sempre di più sera dopo sera come migliori sempre quando fai un’indagine umana approfondita, non c’è limite nè al peggio nè al meglio fortunatamente quindi io mi permetto sempre di avere a disposizione quei 3 mesi l’anno perchè cresco come attore è una palestra attiva, sai, un attore che sta fermo non sarà mai l’attore di un mese prima che è arrivato a raggiungere certi risultati perchè quando ti fermi non rimani neanche a quel limite ma rimani molto indietro, il teatro è una palestra che mi permette di confrontarmi con dei grossi ruoli.

Infatti hai interpretato anche Romeo nel :” Romeo e Giulietta” con la regia di Binasco.

Si, quest’anno poi ho fatto 2 spettacoli : “ Poker” e “Zio Vanja” con Vinicio Marchioni che ne era sia interprete che regista, io facevo Astov, adesso lo riprenderemo credo che verremo anche in Sicilia.

Uno dei primi spettacoli che hai fatto dopo l’Accademia è :”Sushine” con la regia di Albertazzi cosa ricordi di questo grande maestro?

Guarda purtroppo io non l’ho proprio conosciuto

Come mai?

Loro avevano debuttato a Borgio Verezzi, io in realtà ho sostituito un mio amico quando lo spettacolo era già provato e fatto a me mi ha fatto la regia il mio amico con Albertazzi ci sono andato a cena una volta ma non mi ha mai diretto , Jacopo mi ha detto:” il maestro vuole questo”, io ho fatto quello che faceva il mio amico Jacopo poi G. A. L’ha visto ed ha detto:” si va bane” ed è finita la non ho seguito nessuna prova.

Il “Cacciatore” è la serie TV andata in onda su RAI2, per la quale hai vinto anche il premio Internazional Series Festival a Cannes, basata sulla vera vita, anche se romanzata, e sulle indagini che fece il giudice Sabella, facente parte del pool antimafia dal 1993 al 1996 dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, ti chiedo se c’è più responsabilità ad interpretare un personaggio vivente che magari si è fatto una propria idea sull’interpretazione da fare e quindi ti può giudicare.

No, guarda perdonami non ce l’ho con te ma questa è una domanda sbagliata che i giornalisti fanno spesso perchè giustamente c’è una non conoscenza del lavoro. La responsabilità che ha un regista, come un attore è di dare la dignità dell’umanità che rappresenta sia se fai un personaggio come Sabella che ha fatto quello che ha fatto sia se fai una commedia esilerante, soltanto d’intrattenimento, partendo da questo presupposto la responsabilità c’è sempre poi è chiaro che soprattutto in Sicilia i fruitori di questo prodotto sono giustamente emotivamente più coinvolti , hanno questa voglia come di tramandare questo sangue infatti le stragi di Capaci e di via D’Amelio hanno prodotto realmente che le persone hanno cominciato ad odiare la mafia quindi questi martiri, queste morti, a qualcosa sono servite. Quando vengo in Sicilia a girare certe cose parlo con i ragazzi più giovani e più grandi di me e sento che hanno un ardore un livore negli occhi cose che io ho a livello intellettuale ma a livello emotivo no perchè non sono nato qui poi quando vengo qui mi faccio contaminare.

Perdonami mi sono espressa male è chiaro che la responsabilità c’è nell’interpretare qualsiasi tipo di personaggio, io volevo dire che essendo la persona vivente magari si ha più preoccupazione di non interpretare come vorrebbe lui che tu interpretassi il personaggio che poi è lui stesso.

Guarda ti posso dire che di quello, in realtà me ne sbatto, perchè io non faccio Alfonso Sabella io faccio Saverio Barone, studio una sceneggiatura, ho un percorso personale, ho un obbiettivo, ho un percorso emotivo, ho un regista,in questo caso 2 Davide Marengo e Stefano Lodovichi, c’è una produzione ho tanti interlocutori non stiamo facendo un docu-film su Sabella come :”Romanzo Criminale” non era un docu-film sulla banda della Magliana io ho fatto :”IL Libanese” ma Franco Giuseppucci  detto “Il Negro”, quello che interpretavo io, non era così, quella è stata una scelta editoriale, poi è chiaro che la persona vivente chiamata a giudicare dice la sua ma il personaggio non può mai essere come la persona perchè è dentro un prodotto di entertainment che deve informare, emozionare ma anche divertire.

Go to TOP