Intervista con Claudio Panarella (Icri): “Ha ragione Mattarella, non dobbiamo farci intimidire per i fatti in Tunisia”

claudio panarellaAll’attentato che ha colpito la Tunisia uccidendo 22 turisti, tra cui 4 italiani, tutti i giornali del nostro Paese e della Tunisia stanno dedicando in queste ore intere pagine di servizi e di commenti. Sudonline ha chiesto all’avvocato Claudio Panarella, console di Albania in Campania e consulente del consolato della Tunisia, una riflessione sugli effetti che il grave fatto di sangue può determinare sul quadro politico della Tunisia, un Paese che fra i primi ha visto lo sviluppo della “primavera araba”, pervenendo a un quadro costituzionale innovativo, fortificato dallo svolgimento di elezioni libere e democratiche. “Il compito dell’Italia nel Mediterraneo – dice fra l’altro il presidente dell’Icri (Istituto di cultura e relazioni internazionali), da anni un consulente del Consolato di Tunisia –  è dare un segnale forte e chiaro al terrorismo che non si ispira ai principi sani dell’Islam”

Avvocato Panarella, la Tunisia è stata colpita nel vivo, ossia al cuore del sistema turismo che è una matrice non irrilevante della sua crescita economica. Ora che cosa accadrà? C’è il rischio che si arretrerà nella cooperazione e negli  investimenti di grande portata?

Io credo che essa si comporterà non diversamente da come è accaduto per la Francia. Tutti ci siamo sentiti colpiti per l’attentato a Parigi, ma poi la risposta non può che essere quella del presidente Matarella: Non lasciarsi intimidire. E quindi tornare più forti di prima a cooperare e investire tra Italia Tunisia e UE e tra Mezzogiorno e Tunisi. E’ questa una opportunità di volta che non ci si può lasciar sfuggire. Soprattutto nel settore  energetico ed in quello aeronautico-spaziale.

Il Mediterraneo figura spesso nei discorsi dei Diplomatici e degli esperti di geopolitica. Ma non sembra che l’Europa sia molto conseguente. Non è cosi?

La politica euromediterranea è ferma al Processo di Barcellona, l’Europa negli ultimi anni, specie dopo la caduta del Muro, è apparsa più attenta a richiamare nella sua orbita i Paesi dell’ex blocco sovietico. Ma non c’è dubbio che tutto concorre a riposizionare il Sud come vero sbocco delle politiche europee.

Ed è quindi a Tunisi ed alla Tunisia che bisogna rivolgere lo sguardo d’ora in avanti?

Il Paese nordafricano è stato il primo tra tutti ad esprimersi con democrazia pace e cooperazione moderata  dove c’e’ la vera occasione per rilanciare i progetti di cooperazione nel Mediterraneo . Lì l’Italia ed il Mezzogiorno possono fare molto . Il Governo Tunisino ed i suoi  Ministri a partire da quello dell’Industria e della Tecnologia pongono massima attenzione ai programmi non solo sulla ordinaria  sicurezza priorità per tutti gli Stati ma sul sistema  “energetico” che per l’Italia ha un interesse così detto strategico soprattutto in termini di diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Crede che la Tunisia possa essere un modello democratico per altri Paesi del Continente?

Tunisi, con l’aiuto dell’Italia, fa passi da gigante di avvicinamento verso quella partnership privilegiata con l’Unione Europea di cui ad oggi si è visto qualche segnale prevalentemente con il Regno del Marocco. Potenziare i rapporti bilaterali, sviluppare cooperazione in temi di sicurezza, università, tecnologica, energetica ed aerospaziale sono priorità che Italia e Tunisia dovranno avere presto anche in vista di una prossima missione dedicata.

Un rapporto più stretto con i Paesi di area Med conviene a tutti, ma anzitutto all’Europa…

Con l’ottenimento del cosi detto  ‘statuto avanzato’, nell’ambito del Consiglio di Associazione UE, la Tunisia prenderebbe parte a proposte e progetti di e con agenzie comunitarie e vedrebbe aprirsi ulteriori spazi di integrazione economica e sostegno allo sviluppo. Conviene anche all’Unione Europea , interessata a ottenere dalla vicina Tunisia un’antenna privilegiata di cooperazione sul fronte terrorismo- criminalità, e non ultima immigrazione.

Conviene anche all’Italia?

Sì, certo. Collegata alla Tunisia dal Trattato di Buon Vicinato del 2003, l’Italia mira a sviluppare cooperazione a supporto di un’imprenditoria già molto presente sul territorio. Le basi sono solide e stabili. L’Italia è il secondo partner economico-commerciale di Tunisi sia come cliente che come fornitore, con scambi bilaterali pari a 5,4 miliardi di euro nel 2012, mentre gli investimenti diretto esteri italiano in Tunisia sono stati pari a circa 1,2 miliardi di euri nel periodo 2006-2012, una cifra maggiore rispetto agli investimenti francesi (1,1 miliardi nello stesso periodo). Per l’Italia la Tnisia rappresenta uno dei tre principali mercati di sbocco nel Mediterraneo, insieme alla Turchia e all’Algeria. Sono oltre 700 le imprese italiane o miste che operano in Tunisia, nella più assoluta sicurezza, con oltre 55.000 addetti.

Ha fatto cenno al tema energetico. Ci può dire di più?

E’ un fronte delicato per gli interessi di un Paese, come l’Italia, che è alla ricerca di una maggiore autonomia energetica. I lavori per il potenziamento di Transmed, il sistema di gasdotti che collega l’Italia ai giacimenti di gas algerini attraverso Mediterraneo e Tunisia, gestiti da Eni tramite la controllata Ttpc, hanno aumentato in modo significativo la capacità di trasporto del sistema.

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