INNOVAZIONE SOCIALE. Pasolini lives. La voglia di trovare un territorio di “verità” dentro una narrazione “emotiva”

INNOVAZIONE SOCIALE. Pasolini lives. La voglia di trovare un territorio di “verità” dentro una narrazione “emotiva”

di Eleonora Diquattro

Con gli oltre ai 250 eventi diffusi e centinaia di relatori venuti a Pisa da ogni parte del mondo per confrontarsi sull’accelerazione tecnologica della nostra epoca, si è terminata la scorsa settimana l’edizione 2018 del Internet Festival, quest’anno dedicata all’esplorazione delle molteplici declinazioni dell’intelligenza, umana e non umana. Novità del futuro prossimo di #IF2018: dal primo drone per il trasporto di sangue, all’algoritmo per migliorare l’analisi delle partite di calcio, dalla blockchain ai nuovi diritti, dalla cybersecurity alla datacrazia, dagli animali cibernetici agli influencer sui consensi politici, fino alle star della Rete.

Tra gli appuntamenti della sezione Off The Platform, che hanno riscosso notevole attenzione di pubblico e critica, vi è stato lo spettacolo teatrale Pasolini Lives. Uno short play teatrale, musicale e multimediale che rilegge alcuni dei brani più visionari di Pier Paolo Pasolini, attualizzandoli nello scenario sociale e mediatico odierno. Un progetto a cura di Antonio Pavolini per i testi, di Nicola Fanucchi per le letture, di Alessandro Sebastiani per le musiche originali e di Carlotta Lucchesi per il Framing multimediale.

Iniziamo parlando di loro, del pubblico in sala venuto per ascoltare il vostro Pasolini live, diviso a metà: under trenta e senior, perché secondo voi?

Pavolini: Provo a dare la mia lettura. Da una parte c’è una rete di persone che lavorano attorno al teatro, c’è questa bipartizione naturale quella dei senior,  la generazione più abituata a frequentare il teatro, a sceglierlo come luogo abituale del racconto, mentre i giovani che hai visto sono i tanti studenti che in questi giorni hanno visitato  e seguito tutto l’Internet Festival premiando soprattutto, devo dirlo, gli spettacoli più che i panel.

Fanucchi: Questo è una cosa che mi da tanta speranza e ottimismo, pur non sapendo a priori quale sarà il pubblico che troverai in sala. Mettiamo che i 50enni hanno un ricordo di Pasolini e delle sue vicende, i quarantenni probabilmente l’hanno già messo alle spalle e forse anche dimenticato, nei ragazzi può darsi ci sia una voglia di ritrovare una parola vera. C’è un pezzo bellissimo montato, in cui Pasolini dice che alla fine noi non potremo più esprimerci con parole vere, con parole di verità. Io credo davvero che i ragazzi abbiano adesso la voglia di ritrovare un territorio di verità, una delle responsabilità del teatro è questa, verità che non si ritrova nei luoghi né non luoghi oggi più frequentati.

Qual è il percorso narrativo nella scelta dei testi e dei video?

Pavolini: La scelta dei video segue un filo “emotivo”ma non porta con sé una tesi. Noi non abbiamo una tesi, anche perché questo spettacolo nasce proprio per essere inserito in contesti come questo, nel quale molti arrivano per quattro giorni con tante risposte preconfezionate, ci sono confronti e opinioni. Noi volevamo solo sollevare domande attraverso un’esperienza emotiva. La scelta dei video è stata un’azione emotiva, la scelta di attribuire dei colpi abbastanza duri e sorprendenti alle persone di varie età, che ho visto via via colpite nelle loro reazioni, quindi penso abbia funzionato. Però il tutto insieme alla musica di Alessandro Sebastiano colonna originale, ci tengo a dirlo e all’ interpretazione di Nicola. Quindi il filo logico è la storia sociale dell’Italia negli ultimi 40anni cioè dalla morte di Pasolini in poi, quando finiscono le sue profezie, i media c’è l’hanno restituita con una serie di passaggi, che nei video si percepiscono non a livello razionale, non c’è un discorso scientifico, non ci sono leve razionali,  ma leve emotive, dei momenti raccolti in questi video, che magari molte persone avevano dimenticato. Una cosa importante secondo me è mettere a sedere una persona e farla alzare 50 minuti dopo, cosa che oggi su internet non puoi fare per il modo in cui è stata destrutturata la memoria su internet, infatti questo spettacolo non a caso è nel contesto della sezione del Festival che si chiama Off The Platform.

Nicola Fanucchi: Mi sono occupato della parte estetica di come proporli, questo è uno spettacolo teatrale quindi deve avere un percorso narrativo. Abbiamo pensato a queste vele strappate, a questi fogli strappati a questa verità, e questo cercatore interpretato da me che andava a cercare in un luogo dimenticato. Con la scelta voluta di proiettare video sgranati non di alta qualità.

I frame video hanno un contenuto politico (destra-sinistra) sono estratti da talk show, ma anche uno tra gli youtuber più famosi, perché questa scelta?

Pavolini: Elementi emotivi, non provocatori, un racconto della società reale di chi parla a milioni di persone. Un blogger che ha successo, oltre una certa soglia che noi chiamiamo la linea rossa, equivale come capacità e potere di influenzare l’opinione pubblica, ad un grande intellettuale degli anni ’60-‘70, il potere di influenza oggi è questo. Naturalmente con questo non intendo dire che uno fa del male e l’altro fa del bene, però era importante metterli a confronto per far capire come due cascate di messaggi arrivano da due “bocchettoni” che hanno la stessa grandezza, senza nessuna verità in tasca.

La musica in tutto questo?

Pavolini :E’ difficile definire la musica di Alessandro Sebastiani,  è un mix tra Rock, Blues, Ritmo Blues.  Io trovo sia una musica che ti scava dentro. Funziona bene nello spettacolo perché apre delle falle, dentro le quali si infilano le parole di Pasolini, un’operazione a cuore aperto che mi sembra abbia funzionato! Mi sono ispirato anche come cifra stilistica di Cristian Ceresoli nei suoi spettacoli “micidiali” in scena nei teatri Italiani da un po’ di tempo.

Fanucchi: Quando abbiamo costituito questo gruppo dove c’è Alessandro che ha scritto le musiche, Carlotta che ha lavorato al video frame e Claudio alle luci, abbiamo lavorato anche tra di noi per ascoltarti e sentirci, non c’è un attore e le musiche di sottofondo ma c’è un’empatia scenica. Avere la pretesa di fare una narrazione teatrale significa mettere in campo tutti questi elementi. Tutti questi elementi devono lavorare sulla pancia, sulle emozioni. La rappresentazione teatrale è un’opera d’arte che ha come obiettivo far andar via le persone che sono venute, che hanno preso il treno, la macchina, hanno cercato parcheggio che hanno dedicato un’ora della loro vita al tuo lavoro, con grande rispetto, farle andar via un po’ più ricche rispetto a quando sono entrate. Il teatro ha senso se è uno scambio e un dono, è un atto d’amore il teatro se non si vive in questo modo, non ha senso. Non può essere un atto di narcisismo o un atto edonista. Un rapporto di affetto di condividere con te un’esperienza. Io penso e credo di essere migliore di 50 minuti fa, spero e credo molto di loro.

Share this post