In piazza a Palermo contro il femminicidio: “Lo Stato fa poco per prevenire la violenza sulle donne”

Vittoria Messina, le Onde, femminicidio, violenza sulle donne

di Laura Bercioux

A Palermo una sala di Palazzo Ziino è stata dedicata a Carmela Petrucci, la giovane liceale assassinata dall’ex fidanzato della sorella. Fu un omicidio efferato che sconvolse le vite di questa famiglia e la città di Palermo. Ai funerali di Carmela, accorsero a centinaia. Martedì  a Palermo la cerimonia con il Sindaco Orlando per ricordare la giovane Carmela, vittima del femminicidio. Le Onde, centro sociale che si occupa di violenze alle donne è presente ed operativo sul territorio di Palermo: qui si sostengono le vittime con grande professionalità e attenzione a questo fenomeno sempre più diffuso. Il 24 0ttobre a Palermo, in piazza Politeama, una sit in delle Onde per la mancata assistenza finanziaria al progetto sociale del centro anti violenza. Ne parliamo con il Presidente delle Onde, Vittoria Messina.

In Sicilia i casi di violenza sono in aumento oppure la legge ha posto un freno?

“In Sicilia come in Italia si registra un costante numero di femminicidi, a cui le istituzioni con le ultime misure legislative a livello nazionale e regionale non riescono a dare risposte efficaci per contrastare il fenomeno della violenza di genere, che nei casi più gravi esita nei femminicidi. Da anni i centri antiviolenza sollevano la gravità del fenomeno e propongono strategie d’intervento  che non vengono accolti, o soltanto con progetti a scadenza, discontinui e disomogenei. Nello specifico la legge regionale per quanto discreta in termini di contenuti , non ha fondi per la realizzazione di tutti gli interventi e le attività che prevede”.

Spesso sono morti annunciate: cosa non funziona?

“Da anni lavoriamo in rete, ma spesso i servizi deputati a intervenire non sono adeguatamente formati a verificare il rischio che corre la donna, e non valutandolo non mettono in campo le misure di protezione e tutela per la donna e i minori. Altra questione riguarda i servizi dedicati e specializzati: quelli esistenti non vengono finanziati con continuità , figurarsi se l’istituzione risponde all’esigenza di ampliamento sul territorio di tali servizi ( centri antiviolenza e strutture di ospitalità ad indirizzo segreto)”.

Cosa spinge un uomo a uccidere o vessare la propria donna?

“Questione lunga, ma di certo possiamo affermare con decisione che il problema della violenza di genere è una questione culturale che andrebbe affrontata a più livelli, riguarda la società civile, i media, le istituzioni primariamente, le scuole etc. E’ una questione culturale, è da un femminile incastrato in stereotipi di genere che arriva un messaggio ambivalente su quello che si intende violenza ( il concetto di violazione dello spazio privato di una donna, degli stereotipi su ruoli e funzioni, la questione sottile che ancora non è chiara di ciò che si può definire violenza o “atto d’amore”, la difficoltà delle donne a riconoscere la violenza di genere, la scarsa autostima del femminile e la conseguente prevaricazione del maschile su scelte decisioni, pensieri…etc”.

Quante donne avete salvato?

“Non monitoriamo i nostri dati con questo criterio, ogni donna seguita è salvata, magari non da una morte certa ma forse dalle piccole morti psichiche che costellano la fenomenologia e gli effetti della violenza di genere subita.. In media 400/500 donne all’anno,e  in 20 anni di attività”.

Il 24 ottobre sarete in piazza con questo slogan “Contro la violenza maschile verso le donne e l’ignavia istituzionale “RIGUARDA ANCHE ME”.

“Sì, saremo in piazza per informare la cittadinanza e stimolare le istituzioni a rendere concrete attraverso lo stanziamento di fondi adeguati, gli articoli della legge regionale n.3 del 2012. Il Coordinamento antiviolenza21luglio, la Rete regionale siciliana dei centri e dei servizi contro la violenza verso le donne, il Coordinamento regionale associazioni aderenti a D.I.Re. contro la violenza (Cedav Messina – Thamaia Catania – Le Onde Palermo) hanno indetto questo presidio regionale a cui aderiscono Associazioni, Organizzazioni Sindacali, cittadine e cittadini per chiedere alla Regione Siciliana il rilevamento delle strutture e dei servizi che si occupano di violenza nella Regione Siciliana, la pubblicazione di essi  nel sito della Regione, la messa in opera dell’Osservatorio Regionale. Implementare e garantire la presenza dei centri anti violenza – almeno 1 per ognuno dei 55 distretti socio sanitari presenti in Regione, avviare un’azione culturale e formativa di prevenzione e contrasto della violenza maschile sulle donne ai Comuni, garantire i servizi attualmente funzionanti nel territorio. Sostenere  finanziariamente i Centri Antiviolenza delle Donne. Il documento verrà consegnato al Presidente della Regione, all’Assessore regionale di competenza e all’ANCI nazionale affinché faccia da tramite per il suo ruolo con i Comuni. Chiediamo che questi impegni si concretizzino entro l’8 Marzo 2015”.

 

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