In pensione sette anni prima, ecco come e per chi

In pensione sette anni prima, ecco come e per chi

La misura prevista da un emendamento di maggioranza al Dl crescita
Il provvedimento è rivolto alle imprese con più di mille dipendenti
Obiettivo è far decollare il ricambio generazionale nelle aziende.
Si chiama «contratto di espansione», permetterà di mandare a casa il personale vicino alla pensione con sette anni di anticipo e – in alcuni casi – con una riduzione dell’orario di lavoro coperta da cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Il fondo sarà di quaranta milioni quest’anno e trenta nel 2020.

Le aziende potranno chiedere al ministero del Lavoro di stipulare contratti di espansione insieme ai sindacati «nell ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione».
Unica condizione: occorre avviare una «modifica strutturale dei processi finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico». Lo Stato mette i soldi se l’imprenditore assume giovani.
Per chi si trova «a non più di 84 mesi» dalla pensione l azienda «riconosce per tutto il periodo e fino al raggiungimento del primo diritto a pensione, un’indennità mensile, liquidabile anche in unica soluzione, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro».
Se il lavoratore è vicino alla pensione anticipata «il datore versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto, con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito del licenziamento ».
La norma prevede anche una clausola anti-esodati: «Leggi e altri atti aventi forza di legge non possono in ogni caso modificare i requisiti per conseguire il diritto alla pensione vigenti al momento dell’adesione all’uscita».

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