In migliaia in piazza a Reggio Calabria per ricostruire il museo della musica

 Oltre tremila persona armate di chitarre, tamburi, nacchere e flauti hanno ‘suonato’ per esprimere solidarietà all’associazione ‘MuStruMu’ e raccogliere fondi per ricostruire la struttura devastata dalle fiamme lo scorso 3 novembre.
Una manifestazione che si è fatta sentire, tra note di musica classica e percussionisti dai ritmi sfrenati. Tante musiche che alla fine hanno dato corpo a un unico grande concerto “libero”. Dopo essersi ritrovati in piazza, i “musicisti” si sono mossi lungo Corso Garibaldi, fino a raggiungere la struttura del museo all’ex stazione Lido della città. Qui l’associazione ha improvvisato una festa “collettiva” che proseguirà fino a notte. Slogan del pomeriggio in musica è stato “Suona Reggio Suona”, mentre l’obiettivo è stato anche raccogliere fondi per la ricostruzione del Museo dello Strumento Musicale nello stesso luogo in cui ha sempre avuto sede.  


Un patrimonio unico per Reggio Calabria

Un patrimonio artistico ed etnomusicologico completamente distrutto, 200 metri quadri di spazio espositivo ricavato nell’edificio dismesso dell’ ex Stazione Lido della città calabrese, ubicata nella Pineta Zerbi a pochi metri dal lungomare cittadino.

Il Museo dello Strumento Musicale era nato nel 1996 per volere di un medico reggino, Demetrio Spagna, fondatore dell’Associazione che si occupava della gestione degli spazi espositivi oltre che della raccolta e catalogazione degli strumenti provenienti da tutto il mondo: la collezione del museo reggino era arrivata a raggiungere il considerevole numero di circa 800 esemplari di chitarre, bruciate questa notte, oltre a promuovere la ricerca e conservazione di strumenti popolari come i tipici tamburi della tarantella calabrese.

Distrutta completamente anche la biblioteca, dove erano raccolti libri antichi di un certo valore e anche una preziosa collezione di spartiti musicali in copia unica, e l’area degli uffici amministrativi: stando alle prime ricostruzioni effettuate dai carabinieri, si è salvata solo una piccola parte degli strumenti musicali, protetta da un vetro nella zona espositiva, ma è davvero molto poco per l’inestimabile patrimonio perso.

Nel Museo venivano spesso tenuti corsi di approfondimenti musicali e entomusicologici sugli strumenti catalogati ed era permesso, dietro richiesta, suonare a turno gli strumenti esposti per mantenerli in vita: era insomma un luogo importante nella vita culturale di Reggio Calabria. Dopo il violento incendio, sulle quali cause è stata aperta un’indagine e i carabinieri non escludono l’origine dolosa, l’intera struttura del Museo è stata dichiarata pericolante e transennata per non permettere alcun accesso in attesa degli ultimi rilievi. Fortunatamente non era presente alcuna persona all’interno dell’edificio al momento dell’incendio.

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