il sud dimenticato

il sud dimenticato

è con una grande rivoluzione culturale che si può salvare il sud

le terre ed i saperi sono le grandi risorse di un sud nuovo

Il governo di Matteo Renzi è, purtroppo e sempre più, indifferente per le sorti del Sud, come non mai, sedotto ed abbandonato.

Le condizioni delle Terre meridionali sono gravi; sono sempre più gravi, sia dal punto di vista antropico che dal punto di vista territoriale.

Le sofferenze umane, dal punto di vista antropico, sono, prima di tutto per il lavoro che non c’è; sono per il mondo giovane abbandonato a se stesso; sono per l’invivibilità crescente e diffusa dei territori degradati e sempre meno sicuri.

Tutto questo è parte di un insieme umano e territoriale che si chiama Mezzogiorno.

L’indifferenza per il Sud è, tra l’altro, il frutto di una sempre più scarsa conoscenza del mondo meridionale; un mondo importante senza il quale non c’è assolutamente un’Italia compiuta; senza il quale, la nazione italiana sarebbe altro, venendo meno tutte le risorse artistico – culturali ed ambientali dei territori e del mondo umano, con le sue inconfondibili caratteristiche mediterranee, senza le quali l’Italia sarebbe altro; sarebbe in assoluto, un altro Paese.

Nonostante l’importanza del Sud e del suo patrimonio per l’insieme italiano, purtroppo e sempre più, spinti da un forte nanismo culturale e da altrettanto forte nanismo politico ed economico, ancora c’è tanta indifferenza istituzionale per il Sud, la parte sempre più povera e sempre più debole delle due Italie, con un’Italia del Nord che, nonostante le difficoltà e la crisi, comunque funziona e riesce a tenere in piedi un sistema di sviluppo che sa guardare al futuro e positivamente sa garantire il futuro delle nuove generazioni, garantite nel lavoro, nella formazione, nell’innovazione, nelle tecnologie e nell’organizzazione dei territori, con una percentuale di rischio assolutamente inferiore a quella riscontrabile nel Sud e che, con crescente disagio, viene messa a rischio la stessa vita della gente; nonostante le sue tante cose buone, l’universo meridionale, proprio non conta niente e tanto meno è considerato una risorsa utile per promuovere cambiamento e sviluppo sia umano che territoriale.

L’indifferenza istituzionale nei confronti del Sud è ormai sotto gli occhi di tutti; si può toccare con mano, essendo ormai parte dell’intera classe dirigente italiana che sa sempre meno che cosa sia il Sud; è sempre più ostinatamente indifferente verso il mondo meridionale, ormai cancellato da chi

Istituzionalmente dovrebbe preoccuparsene ed attivamente occuparsene.

Ma che classe dirigente abbiamo, se non capisce l’importanza del Sud e del suo ruolo, nell’insieme italiano? C’è un atteggiamento follemente suicida da profondo distacco italiano del Mezzogiorno, miopemente considerato non una risorsa, ma una vera e propria palla al piede.

Che nanismo italiano! Che devastante nanismo italiano, in questo fare suicida delle due e più Italie! Il male comune che in sé unisce l’Italia intera è da dismissione.

Tutto è in funzione della dismissione, un obiettivo dichiarato da “disastro Italia”.

C’è inopportunamente, un vero e proprio addio al Mezzogiorno, dimenticandone il ruolo importante che ha avuto e che può ancora avere per il futuro italiano.

La gravità del problema è soprattutto nel fatto che in modo tragico ed assolutamente inopportuno, siamo di fronte ad un vero e proprio addio politico.

Per effetto del nanismo crescente e diffuso, l’attuale politica italiana ha assunto atteggiamenti di diffusa indifferenza nei confronti del Mezzogiorno, considerato il male di tutti i mali italiani a causa, tra l’altro, dell’illegalità diffusa e della presenza invasiva delle maggiori organizzazioni criminali del mondo che in Italia, dimenticandosi la presenza invasiva, sono diffusamente presenti ovunque da Roma a Milano ed in tante altre realtà del Bel paese che, cammin facendo, va inopportunamente, cambiando pelle.

La presa di distanza della politica italiana dal Sud, è assolutamente miope; non risolve per niente i mali italiani, che sono mali di sistema non facilmente risolvibili con il miracolismo dei personaggi d’occasione che producono, così come volute, solo false ed insipide soluzioni.

Il Sud, si ricordino quelli della malapolitica, non è solo il terreno del negativo e del male assoluto; è, soprattutto altro, in termini di saperi, di valori e di percorsi di cultura per l’uomo; basta rivolgere la dovuta attenzione ai saperi eleatici dell’Essere parmenideo, per capire quanto sia importante il Sud, risorsa di saperi, per l’Italia e per il mondo.

Purtroppo, manca il giusto fare politico ed un impegno di valori e di ideali italiani, capaci di far capire la strada giusta da percorrere per salvare unitamente al Sud, l’insieme italiano, da un declino, da tempo annunciato, con le radici profonde in un nanismo umano, culturale e politico, che sa produrre solo il “niente italiano”.

A chi giova dimenticare il Mezzogiorno, rendendolo, così facendo, una Terra, appendice dell’Africa nera? Una Terra mediterranea che, se non si cambia, invertendo con intelligenza il corso della nanistica politica italiana,diventerà l’autostrada di accesso per un invasivo africanismo umano che nessuno fermerà, invadendo di sé anche il resto del Paese che si pensa di poter salvare producendo inopportunamente le distanze dal mondo meridionale che necessita invece di quell’attenzione del fare che viene negata, cancellandone l’appartenenza italiana.

Il Sud è assolutamente indifferente a chi governa il Paese; tanto, con sempre meno soldi e sempre meno attenzione politica.

Così dimenticato com’è, è da tempo e sempre più, indifferente alla politica italiana; è, sempre più, cancellato dall’agenda dei governi che agiscono miopemente, mettendo da parte il Sud, da tempo, sedotto ed abbandonato.

Siamo di fronte ad un grave danno meridionale, è iniziato a partire dagli anni ottanta e che, cammin facendo, si è andato sempre più aggravando, con sulla scena i soli negativi protagonisti di sempre, falsi rappresentanti del mondo della politica locale chiusa in se stessa e sempre più attenta alle sole purtroppo pessime tradizioni politiche che non hanno permesso al Sud di cambiare, di crescere economicamente, di svilupparsi umanamente e territorialmente.

Oggi il Sud non c’è più nell’insieme italiano; ormai cancellato, come impegno d’insieme, è stato malamente sostituito dal grigiore politico delle Regioni meridionali che, nel corso del tempo avuto a disposizione, hanno inopportunamente perso tempo, continuando con il protagonismo (si fa per dire protagonismo!) delle pessime tradizioni politiche fortemente radicate in tutto il Sud.

L’autogoverno regionale protagonista di non sviluppo meridionale ha rappresentato l’alibi della indifferenza istituzionale da parte del Governo centrale del Paese.

Il tutto demandato alle Regioni meridionali si è di fatto risolto in un’ordinarietà senza sviluppo.

La logica dominante, con grave danno per l’insieme italiano, è stata quella di considerare le Regioni invasivamente un soggetto politico di autogoverno che non aveva assolutamente bisogno dell’insieme italiano.

Purtroppo, così facendo, si è pensato male ed in modo assolutamente fallimentare.

Si sono, così facendo, aggravate le condizioni dei territori meridionali, sempre più dismessi; sempre più cancellati da una ordinarietà vuota di contenuti strutturali e infrastrutturale, assolutamente necessari al cambiamento ed allo sviluppo umano e territoriale del Sud.

Un Sud in forte crisi di capacità imprenditoriale privata, così come voluto anche dall’Unione Europea, ha assistito impotente alla delegittimazione del ruolo imprenditoriale dello Stato; tanto, con un vuoto incolmabile e gravemente negativo per il futuro umano e territoriale dell’intero Sud.

A chi attribuire le responsabilità di una tanta e tale grave indifferenza italiana nei confronti del povero e maltrattato Sud? Ad una classe politica assolutamente miope; in primo piano c’è, purtroppo, la miopia delle rappresentanze parlamentari del Mezzogiorno, attente al tutto per sé ed assolutamente indifferenti ai mali del Sud, da risolvere, per evitarne il collasso, così come di fatto sta avvenendo oggi, con grave danno non solo per il Sud, ma per l’intera Italia.

Le condizioni economico-sociali del Mezzogiorno, come non mai, sono oggi veramente allarmanti. È a rischio povertà al Sud una persona su tre (al Nord una persona su dieci). E così anche per altri indicatori del sofferto malessere meridionale; il tasso di disoccupazione è al venti per cento (più del doppio della media nazionale); il tasso di disoccupazione giovanile supera il trenta per cento.

Nel fare umano per il futuro c’è una crescente e diffusa indifferenza, soprattutto giovanile; i giovani meridionali, chiusi in se stessi, non credono più a niente; oltre il 40 per cento interrompe gli studi superiori (la media italiana è del 25 per cento).

Al Sud, tra l’altro, non c’è una sola sede universitaria definita di “qualità”; nell’ultimo decennio le immatricolazioni negli atenei meridionali sono diminuite di oltre il 27 per cento (nel Nord dell’11 per cento).

Tutto succede tragicamente nella più generale indifferenza della gente meridionale che, non credendo più a niente, è ormai indifferente a tutto.

Siamo al silenzio complice; chi dovrebbe dare voce alle sofferenze meridionali, si volta dall’altra parte, in quanto è interessato ad altro ed è in tutte altre faccende affaccendato.

Manca una qualsiasi forma di partecipazione ed ancor più di mobilitazione.

Non ci sono leader capaci e dalle vedute umane e politiche moderne, così come richiesto dai tempi nuovi.

Siamo ad un Sud senz’anima; ad un Sud vuoto di tutto; ad un Sud ormai senza voce, compresa quella degli intellettuali che un tempo sapevano parlare al Paese.

Siamo ad un Sud sempre più dismesso. Viene e sempre più considerato piagnone ed alla ricerca di risorse da sprecare senza produrre l’atteso e necessario sviluppo.

È così nella quotidiana narrazione renziana non ci sono tracce del Sud. Ma il Premier proprio non capisce che non può parlare dell’Italia in senso compiuto, non parlando positivamente anche del Sud.

È grave oggi pensare all’Italia senza il Sud. È grave e preoccupante.

L’Italia o si salva tutta o non si salva.

Questo il fiorentino che ci governa non lo capisce; assume atteggiamenti di assoluta indifferenza, non avendo l’intelligenza politica di guardare in alto.

Così facendo, sono evidenti i limiti di una visione politica che, purtroppo, proprio non sa guardare a 360 gradi, connettendo, così facendo, il passato con il futuro e promuovendo quell’insieme solidale Nord-Sud, assolutamente necessario a costruire l’”insieme Italia”; l’Italia concretamente unita in un unicuum con necessariamente tutte le diversità italiane e con un’unione vera del Nord con il Sud, finendola così di farci male con gli “idioti” distinguo dei mondi separati; dei mondi diversificati in sviluppati al Nord ed in sottosviluppati al Sud.

Giuseppe Lembo

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