Il tempo si è fermato nella cella al primo piano del carcere di Lucera, nel foggiano. In quattro metri per due, una brandina, uno sgabello e un bugliolo in legno. E’ qui che è stato rinchiuso a più riprese, nel ’21 e nel ’41, Giuseppe Di Vittorio, “pericoloso comunista schedato fuoriuscito”, come si legge nel documento affisso alla parete, relativo al suo secondo soggiorno. L’idea di ripristinare la vecchia cella viene a Peppino Papa, compagno di Di Vittorio, che nel ’72, da sindaco, decide di farla diventare un luogo della memoria.

 

La vita quotidiana diventa storia

Viaggiare nel fazzoletto di terra delimitato a Nord dal Fortore, a confine con il Molise, a Sud dall’Ofanto, dove Annibale sconfisse l’esercito romano, fino ad arrivare all’Alta Murgia, è come aprire un libro di storia sul Novecento e scorrere fino al capitolo delle lotte bracciantili che, a queste latitudini, portano la firma del cerignolano Peppino Di Vittorio.

Siamo nella masseria Durando-Cirillo, a Orta Nova, a una quindicina di chilometri da Cerignola: è questo il primo luogo di lavoro di Di Vittorio, un bambino di otto anni. Tra i suoi amici c’è Giuseppe Angione, di tre anni più piccolo, con cui di lì a poco condividerà l’infanzia e la fatica nei campi. Le memorie di Angione sono state raccolte nel volume “La città del sole – Realtà e sogno di un bracciante”, pubblicato nell’82 dal laboratorio culturale “G. Angione”, a cura di Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero.

 

 

La straordinaria carriera sindacale e politica di Di Vittorio, che arriverà a siglare il Patto di Roma, guiderà la Cgil, contribuirà da parlamentare a scrivere la Costituzione italiana, parte proprio da queste terre. Dalle piccole cose. Dall’apertura della scuola serale a Cerignola per chi non ha finito manco le elementari. Dal diritto dei braccianti di vedere riconosciuto il tempo per il ritorno in città come tempo di lavoro.

Che Di Vittorio abbia stoffa, lo capiscono subito i compagni di Minervino Murge, oggi Comune della provincia Barletta-Andria-Trani, che lo chiamano, giovanissimo, a dirigere la Camera del Lavoro locale. Le testimonianze di questo perdiodo sono custodite dall’Associazione “Cecchino Leone”, presieduta da Giuseppe Chiodo.

 

 

Il padrone illuminato

A Cerignola non c’è traccia solo Di Vittorio, ma anche della sua controparte. A tre chilometri dal centro c’è l’azienda Santo Stefano della famiglia Pavoncelli, sede oggi della cooperativa “La Bella di Cerignola” che fa parte del Consorzio di tutela oliva da mensa Dop “La Bella della Daunia” e, dal ’93, riunisce i maggiori produttori di olive della varietà gigante e polposa, la Bella di Cerignola, per l’appunto, tra le più apprezzate al mondo. A cavallo tra l’Otto e il Novecento, Giuseppe Pavoncelli ha già creato un vasto patrimonio avviando in Capitanata un processo di trasformazione delle colture, dei sistemi di conduzione e dei mezzi di produzione in senso capitalistico. Liberale conservatore, deputato, ministro dei Lavori pubblici nel IV governo Di Rudinì, lega il proprio nome alla realizzazione dell’Acquedotto pugliese. Un pezzo da novanta, più attento e rispettoso delle esigenze della forza lavoro rispetto alla proprietà terriera del tempo. Ma, per Di Vittorio, gli steccati non cadono neanche di fronte a un imprenditore che oggi definiremmo illuminato. D’altronde, come aveva scritto cinqant’anni prima Marx nella prefazione al Capitale “qui si tratta delle persone solo in quanto sono la personificazione di categorie economiche, che rappresentano determinati rapporti e determinati interessi di classe”. Nel ’20 accade un episodio succulento: Di Vittorio scrive alla ditta Pavoncelli che lo ha omaggiato di un dono natalizio e, pur ringraziando il “Principale”, ossia il conte, si dice costretto a rifiutare. Una lezione di stile che denota un grande rispetto del futuro segretario della Cgil per la politica, con tutte le sue regole: oltre a non essere corrotti, la politica richiede anche che si appaia incorrotti.

 

 Una casa per il sindacalista

Per promuovere la conoscenza della vicenda umana e dell’opera sindacale e politica di Di Vittorio, Cerignola a settembre del 2010 inaugura la sede dell’Associazione Casa Di Vittorio, diretta da Giovanna Zunino, che occupa due locali di Palazzo Carmelo, l’ex Municipio cerignolano in cui Di Vittorio firma il primo contratto collettivo di lavoro per i braccianti. “Tra le finalità del progetto – spiega Giovanni Rinaldi, fondatore dell’Associazione – la possibilità di offrire un luogo di studio della storia politica e sociale del Novecento in Puglia, con particolare attenzione alla figura di Di Vttorio, che di Cerignola è stato l’uomo migliore”.

 

…E anche un murale

E al suo “uomo migliore”, Cerignola ha dedicato la grande opera d’arte, nota come “Murale di Di Vittorio”, realizzato nel ’75 dal Centro di arte pubblica e popolare. Tre pannelli uniti a forma di piramide rovesciata, sorretti da una struttura metallica, che l’attuale amministrazione comunale ha recuperato dall’abbandono e dal degrado e restaurato. “Un atto doveroso”, chiosa il vice sindaco Rino Pezzano.

 

Le altre tappe del reportage

  1. Il posto della libertà

 

Di Enrica Procaccini

Napoletana, giornalista professionista, collaboratrice del Mattino, esperta di comunicazione