di Bianca Fasano

Lui vendeva un po’ di tutto in funicolare, ma con una cert’aria di serietà ed orgoglio. Penne, ventagli, contenitori per bibite. Cose di discreta qualità a prezzi bassi.
Cominciava il suo discorso ponendo in luce il fatto di essere albino e di come fosse difficile vivere e lavorare essendolo.
Molta gente comprava, non per pietà, ma per convenienza.
Un giorno, verso le 14.00 in quel primo vagone, dove al momento si trovava, prese posto un piccolo gruppo di studentesse. Probabilmente universitarie al primo anno, allegre, spensierate, con l’aria di essere un pochino “figlie di papà”.
Tuttavia una di queste, nell’entrare, ebbe un sussulto violento, fu quasi tentata di spingere fuori le amiche, di condurle in un nuovo vagone, o, almeno, più in alto. Le amiche non se ne resero conto. Non si mossero.
L’albino aveva cominciato a presentarsi e illustrare i suoi prodotti, ma all’ingresso del gruppo, parve che le parole gli restassero in gola. Le osservò, a disagio, poi abbassò per qualche minuto lo sguardo. Lo rialzò di nuovo, con un’espressione che sembrava di essere d’attesa, fissando gli occhi su una delle ragazze che ricambiò per qualche secondo lo sguardo, ma poi gli girò le spalle.
A questo punto l’uomo sembrò ritrovare il sangue freddo e riprese il suo discorso da capo:
-“Buon giorno a tutti, scusate se vi disturbo, ma non voglio costringere nessuno. Io sono nato albino e per questo non vedo molto bene e neanche sento molto bene. Sono anche particolarmente portato alle malattie e non posso stare molto al sole perché rischio tumori della pelle…”-
Le persone che lo conoscevano restarono piuttosto perplesse, in quanto non si era mai tanto dilungato sulle sue difficoltà. Continuò:

  • “In effetti sono un commerciante al minuto. Non chiedo l’elemosina a nessuno, perché vendo oggetti utili e soltanto a chi desidera comprarli.”- Sorrise.
    Una ragazza dal vagone più in alto si sentì chiamata in causa:
    -“E’ vero! Le vostre penne sono buonissime ed uso sempre e soltanto quelle! Ne posso avere due?”-
    -“Sì, certo. E con il ventaglio le donne possono rinfrescarsi. Però ho anche questo micro ventilatore a pile, per due euro, compreso le batterie…”-
    Sorrise.
    Una signora chiese un ventaglio e lui le chiese di che colore lo volesse. Lo prese nero: un euro. Qualcosa lasciava pensare che probabilmente la donna a casa ne avesse altri, ma che le facesse piacere aiutare quell’uomo gentile, che non chiedeva elemosine.
    Lui passò oltre e percorse il primo scompartimento. Alla fermata successiva scese, per raggiungere un altro scompartimento e rifare il suo tentativo di vendita.
    Le ragazze restarono nel primo.
    La funicolare fece tre fermate e ogni volta il commerciante al minuto cambiò vagone, per provare a vendere i suoi prodotti ad altri viaggiatori.
    Finalmente la funicolare giunse all’ultima fermata del vomero e l’uomo sembrò attendere prima di scendere dal vagone in alto. Pareva cercare qualcuno tra la piccola folla di persone che saliva lentamente le scale per raggiungere l’uscita. Aspettava le ragazze. Non tardarono a passargli avanti e lui le tenne dietro fissando le spalle della più piccola: una brunetta dal colorito olivastro. Fu un momento. A pochi passi dal raggiungimento dell’esterno, la ragazzina rallentò, poi si fermò fino ad affiancarsi all’uomo, che le fece una timida carezza sulla spalla, nascondendosi.
    -“Ciao papà. Buona giornata!”- Sussurrò la brunetta. Poi si lanciò per raggiungere le compagne.

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