All’indomani dell’udienza a Torino di lunedì 21 settembre per il processo allo scrittore Erri De Luca, accusato di aver istigato a sabotare il cantiere TAV in Val di Susa nel corso delle interviste rilasciate al sito web “Huffington Post” Italia e all’Ansa nel settembre 2013, sono seguite molte osservazioni di noti commentatori.

Nel suo “Buongiorno”, Massimo Gramellini ha ricordato come tra il non approvare le parole di De Luca, che di dice essere “antenna” delle ragioni della popolazione di quella vallata, e il chiedere otto anni passi un mondo, un mondo laico e liberale e quindi tollerante ed evoluto.

Roberto Saviano, riprendendo una dichiarazione di De Luca (“Nel mondo intellettuale, il comportamento delle celebrità italiane è stato prudente, hanno tutti famiglia…”, da un’intervista con ilLibraio.it), ha sottolineato quanto il silenzio degli scrittori italiani sia assordante. “Paese di scrittori melliflui, pronti ad avere parole dure e acide per ricevere l’obolo di una rubrica…Si possono non condividere idee e prassi, ma bisogna sempre stare dalla parte di chi rischia scrivendo”, ha postato Saviano sul suo profilo Facebook.

E infatti non è mancato allo scrittore napoletano nemmeno un processo letterario, come ha evidenziato Sandra Petrignani in un tweet, riferendosi ad un articolo di Christian Raimo che su minima&moralia scrive “Ho sempre trovato odioso il modo in cui Erri De Luca scrive. Enfatico, ricattatorio, autocelebratico, dannunziano, kitsch… Di De Luca penso che sia un intellettuale disonesto e uno scrittore furbo e mediocre”.

Al di là dei commenti estemporanei e delle diatribe degli uni e degli altri, rimane la riflessione sul principio di libertà nel nostro paese: dalla libertà d’informazione, per la quale l’Italia scivola in basso nelle classifiche mondiali (e quindi anche l’informazione relativa alle problematiche della TAV), alla libertà d’espressione, o per usare le parole di De Luca “della libertà di parola contraria” perché “quella ossequiosa è sempre libera e gradita” (La Parola Contraria, Feltrinelli). “Quest’aula – dice Erri De Luca al termine dell’udienza – è un avamposto e la sentenza stabilirà il grado di liberta di questo paese”. La risposta il prossimo 19 ottobre, data dell’ultima udienza e sentenza.

La vicenda 

TAV LIONE-TORINO – Il progetto per la linea di treni ad alta velocità prevedeva di collegare Lione con l’Ucraina, prima di essere ridotto dell’80% alla tratta Lione-Torino. Un progetto contestato per vari aspetti: l’effettiva opportunità economica, gli alti costi passati in pochi anni da 12 a 16 miliardi di euro, le infiltrazioni della mafia calabrese negli appalti e, in primo luogo, la questione ambientale essendo i 57 km di montagna da perforare una formazione geologica con amianto e uranio, materiali radioattivi, per la cui difesa gli abitanti della Val di Susa si battono da vent’anni.

IL PROCESSO – La procura di Torino incrimina Erri De Luca per istigazione a delinquere accogliendo la denuncia depositata nel settembre 2013 dalla ditta franco-italiana LTF (Lyon Turin Ferroviaire), costruttrice della linea TAV Lione-Torino, per delle sue dichiarazioni dette e pubblicate su “Huffington Post” Italia e Ansa. “[ Huffington Post] … la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo… sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile… hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa…’. “[ Ansa] … resto convinto che il Tav sia un’opera inutile e continuo a pensare che sia giusto sabotare quest’opera…’”.

Di Roberta Gregori

Nata a Napoli nel 1975, cresciuta tra Caserta e Padova, vive e lavora a Parigi dal 2004. Giornalista per passione, collabora per alcune testate on line.