Il film più atteso del 2013: di che cosa parla "Her"

Il 14 marzo 2014 uscirà in Italia Her, il nuovo film di Spike Jonze, con Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Olivia Wilde, Amy Adams e “la voce” di Scarlett Johansson. Il film, presentato allo scorso Festival Internazionale del Film di Roma e uscito a novembre negli Stati Uniti, sta ricevendo molte critiche positive e tra i molti riconoscimenti è stato scelto come miglior film dell’anno dalla Los Angeles Film Critics Association e dal National Board of Review, un’importante organizzazione no profit newyorkese dedicata al cinema.
La trama
Nella Los Angeles di un futuro non troppo lontano, Theodore Twombly (Joaquin Phoenix) è un malinconico scrittore che rifiuta l’idea del divorzio da sua moglie Catherine (Rooney Mara). Per lavoro scrive lettere personali per conto di altre persone, utilizzando materiale d’archivio inviato dagli stessi clienti. Un giorno acquista un sistema operativo (una specie di Siri), dotato di coscienza, capace di elaborare emozioni realistiche e progettato per soddisfare tutte le esigenze dell’utente: presto Twombly si innamora della voce del sistema operativo – che è quella di Scarlett Johansson – che si chiama Samantha, iniziando con lei una relazione vera e propria.
Il regista e gli attori
Spike Jonze è un regista, sceneggiatore, attore, produttore cinematografico e skater statunitense, co-creatore e produttore della serie televisiva di MTV Jackass, e famoso soprattutto per i suoi videoclip musicali (tra i moltissimi, Praise You e Weapon of choice di Fatboy Slim e Buddy Holly dei Weezer). Her, di cui ha anche scritto il soggetto e la sceneggiatura, è il suo quarto film dopo Essere John Malkovich (1999), Il ladro di orchidee (2002) e Nel paese delle creature selvagge (2009), trasposizione del classico per bambini di Maurice Sendak sceneggiato insieme allo scrittore Dave Eggers. Jonze è considerato uno registi più originali in circolazione.
Il film si regge quasi per intero su Joaquin Phoenix, famoso attore statunitense e fratello dell’attore River, morto nel 1993 a 23 anni. Tra i moltissimi ruoli che ha interpretato nella sua carriera ci sono Commodo nel film Il Gladiatore e Johnny Cash in Walk the line (per i quali è stato nominato all’Oscar come miglior attore, insieme che per The Master di Paul Thomas Anderson). Poi ci sono Rooney Mara, famosa soprattutto per il ruolo di Lisbeth Salander in Uomini che odiano le donne di David Fincher, tratto dal romanzo di Stieg Larsson; Olivia Wilde, interprete tra le altre cose della famosa serie televisiva Dr. House; Amy Adams, che aveva già lavorato con Phoenix in The Master e infine la riconoscibile voce roca di Scarlett Johansson, che nel film non appare mai.
Jonze ha deciso di ambientare la storia in una Los Angeles del futuro, in qualche modo stravolgendo i luoghi comuni sulle ricostruzioni fantascientifiche del cinema: ha optato per una fotografia calda, caratterizzata dai colori pastello, e su costumi e atmosfere molto vintage. Lo scenografo K. K. Barrett, che ha collaborato con Jonze in tutti i suoi film, ha deciso di “ripulire” Los Angeles da ciò che non era di interesse per la storia, combinando la città californiana col quartiere di affari di Pudong a Shanghai, famoso per i suoi grattacieli futuristici (nel film, infatti, si può vedere la segnaletica cinese, lasciata volutamente per rappresentare “Los Angeles come diventerà nel futuro”). La colonna sonora è stata realizzata dagli Arcade Fire, con cui Jonze aveva già collaborato diverse volte (per esempio nel 2011 per il corto Scenes From The Suburbs).
Uomini e macchine
Her è l’ultimo dei moltissimi film che esplorano il rapporto tra macchina ed esseri umano: a partire da Metropolis di Fritz Lang, più volte nella storia del cinema si è rappresentata la relazione tra l’uomo e la tecnologia, il pericolo dell’alienazione e della difficoltà della comunicazione “reale” nel futuro, la possibilità che anche le macchine possano provare delle emozioni. Her è ambientato in un futuro prossimo, realistico, dove la tecnologia è una versione evoluta di quella attuale: il lavoro del protagonista, benché bizzarro, è assolutamente plausibile, e il rapporto col sistema operativo suggerisce continuamente una riflessione generale e molto attuale sull’isolamento che può causare la tecnologia, così come sulle connessioni che favorisce.
Ma l’originalità del film sta proprio nel mettere al centro la storia d’amore e l’esperienza sentimentale di Theodore sopra tutto il resto: Her è molto più un film romantico che un film di fantascienza. Indaga la differenza tra un’emozione “vera” e quella nata da un oggetto non umano che prova però desideri e paure, senza quindi rappresentare l’evoluzione tecnologica come qualcosa di disumano e mettendo in scena la storia di Theodore come una metafora generale in cui la tecnologia “ha il medesimo peso sentimentale dell’uomo“. Jonze non intende fare una critica sociale o esplorare le ripercussioni culturali dell’evoluzione tecnologica, ma preferisce concentrarsi sui cambiamenti nel nostro rapporto con tutti i dispositivi che ci circondano, visti non come semplici oggetti manipolati manualmente, ma entità con cui ci relazioniamo davvero, creando dei veri e propri mondi.

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