Si è tenuta il 20 aprile 2018, presso il Banco di Napoli la presentazione del nuovo monografico della rivista internazionale Rassegna Economica dal titolo: “Il valore economico della legalità e gli effetti sull’impresa e sul credito”, presente il Ministro dell’Interno, Marco Minniti,  che ha concluso i lavori e tirato le somme del dibattito concludendo che occorre perdere il concetto che il mezzogiorno abbia bisogno dell’Italia, quanto fare propria l’idea che l’Italia abbia bisogno del Sud. Bella l’immagine dei giovani vincitori e finalisti del Premio Rassegna Economica 2016, entusiasti, che si lasciavano fotografare assieme al Ministro e stringevano le mani dei partecipanti al convegno. Il premio rappresenta una vivida occasione di merito per i nostri “cervelli nazionali”, troppo spesso costretti ad emigrare per trovare quella possibilità di successo che la patria nega loro. L’Italia, oltre a perdere i figli migliori nell’ambito della ricerca (ed aprire le porte a possibile manovalanza per la camorra), perde anche sotto il profilo economico. Difatti i nostri studiosi si piazzano  al terzo posto dietro Germania e Francia, per la vittoria di borse di studio, tuttavia oltre la metà dei riconoscimenti assegnati dall’Erc sono ottenuti fuori della nostra patria. Aumentano anche le borse di studio vinte “a casa”, tra queste alla Sapienza di Roma e all’Università di Padova che sono ai primi posti.

Seguendo quelle che vorrebbero essere i dati “incoraggianti” presentati da SRM nel nuovo numero di “Rassegna Economica”, dedicato  al valore economico della legalità, l’incoraggiante segnale della classifica del Rule of Law Index (indicatore internazionale dalla World Bank), che pone l’Italia al 31° posto su 113 paesi per il 2017-2018, indicando che ha guadagnato quattro posizioni (eravamo al 35°), non ci impedisce di apprendere, in seno al Convegno, che, dal nord al sud, siamo “sommersi” dai danni provocati dall’economia non tracciata e sommersa. Secondo le stime SRM per il 19,5% del PIL, che a conti fatti ci porta via una cifra superiore ai 320 miliardi di euro.

Nel Mezzogiorno d’Italia andiamo ancora peggio, perché il valore raggiunge il 24,8% del PIL. Chiariamo che questi dati, per l’mprenditoria, sono strettamente collegati al fenomeno delle “morti bianche”. Ad esempio, la Sicilia è la prima regione del Sud: nel primo semestre 2015: 33 decessi sui 361 rilevati in tutto il Paese. Terza per numero di vittime dopo Lombardia (53) e Toscana (38).[1] Ma il lavoro è “mortale” in tutt’Italia e dai dati si giunge alla conclusione che una delle cause sia un tipo di imprenditoria che manca di ottimizzazione, di mancati progressi realizzati dal nostro Paese per mettere in sicurezza fabbriche e cantieri, con lavoratori che operano in situazioni di pericolo. Nel 2017 i decessi sono saliti del 5,2%.  Male. Peggio se aggiungiamo che, sempre in Italia è l’economia criminale ed illegale ad essere stimata al 3,4% del PIL (circa 56 miliardi di euro), mentre al Sud la stima raggiunge circa il 5% del Pil. Dai dati riportati dalle ricerche nel nuovo numero monografico della rivista internazionale presentata nel convegno: “Il valore economico della legalità e gli effetti sull’impresa e sul credito”, risulta che valore complessivo della “non observed economy” (ossia le attività non tracciate, sommerse ed illegali) nel nostro Paese, equivale a circa il 22,9% del Pil, elemento che sale al 29,8% nel Mezzogiorno. Si parla di questioni di (carente) legalità, di (carente), applicazione delle leggi, ma anche del (lentissimo), funzionamento della giustizia. Mentre si potrebbero  recuperare circa 10 miliardi di euro pari al 3% del PIL locale. Dagli interventi è apparso chiaro che il fulcro centrale per una più elevata diffusione del livello di legalità sul territorio (nord e sud), dovrebbe essere una maggiore efficienza della giustizia, che avrebbe l’effetto di favorire un incremento del numero di imprese con ricadute positive sulla loro dimensione e sui posti di lavoro creati.  Migliorerebbe anche il credito, sui tassi di interesse e sugli NPL. Parliamo di tempi di recupero crediti: Si stima infatti che un solo anno di riduzione dei tempi porterebbe ad una riduzione di circa 20 miliardi di euro dello stock di sofferenze nel triennio successivo e un aumento del valore medio degli NPL. (crediti per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza sia per l’ammontare dell’esposizione, detti anche crediti deteriorati). Infine “il grido unanime” che sembra partire da quanti hanno parlato al convegno è che, qual ora  la componente dell’economia “legale” e “trasparente” in Italia si posizionasse ai livelli medi dei Paesi dell’area euro, sarebbe possibile riconquistare circa 30 miliardi di euro, e si genererebbero maggiori investimenti dall’estero: tra gli 11 ed i 14 miliardi annui. Hanno parlato al convegno: Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, Paolo Scudieri, Presidente di SRM. Ettore Ferrara, Presidente del Tribunale di Napoli, che ha avviato i lavori del convegno. Massimo Deandreis, Direttore di SRM e della Rassegna Economica, Cesare Imbriani, ordinario alla Sapienza e presidente del comitato scientifico di Rassegna Economica, Federica Brancaccio, Presidente Acen e Federcostruzioni, Ida Mercanti, Servizio Tutela dei Clienti e antiriciclaggio della Banca d’Italia,  Michele Vietti, Presidente Finlombarda, già vice Presidente CSM e Irene Buzzi, uno dei vincitore della sessione del Premio Rassegna Economica sull’Economia illegale e sommersa, (assieme ad Ettore D’Ascoli), che lo ha presentato al pubblico. Il Ministro dell’Interno, Marco Minniti ha brillantemente concluso il convegno.

Bianca Fasano

[1] E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering, sulla base di dati Inail.