Il Dossier. Gli italiani e il virus

Minore fiducia nelle Regioni e nessuna nella UE, disposti ad utilizzare le APP per il tracciamento dei positivi. Al Sud si ritorna a fare pasta e pane in casa.

Questi i primi risultati del questionario sui “Comportamenti sociali durante l’emergenza coronavirus”, proposto dall’ASI, Associazione Sociologi Italiani, Deputazione Calabria. Un gruppo di lavoro coordinato dal presidente regionale ASI, dott. Davide Franceschiello, e composto dai sociologi Giuseppe Bianco, Roberta Cavallaro, Sonia Angelisi, Maria Rita Mallamaci, Catia Cosenza, Francesca Santostefano, con l’appoggio e il plauso del presidente nazionale ASI, dott. Antonio Latella, e la collaborazione dei sociologi Daniela Petrone e Maria Libera Falzarano, del Laboratorio di sociologia Cassiopea di Benevento, e Michele Miccoli, della Deputazione Lombardia. Un questionario per valutare l’eventuale cambiamento delle abitudini e degli stili di vita; eventuali mutamenti nella percezione che ogni intervistato ha di sé stesso; eventuale incongruenza cognitiva a cui si va ad aggiungere una valutazione della fiducia che gli stessi intervistati pongono nelle relazioni sociali e nel sistema sociale. Questa breve anticipazione dei risultati ottenuti precede la vera e propria analisi sociologica che verrà resa pubblica a breve sul sito dell’ASI https://www.asi-sociology.com/. Il questionario, strutturato con modalità di risposta chiusa e precodificata, è stato proposto alla popolazione tramite facebook, mediante modulo google drive. Ad esso hanno risposto, spontaneamente, esattamente 1160 cittadini, da tutte le regioni d’Italia. Un campione oltremodo soddisfacente, con un intervallo di confidenza del 95% e una variazione in più o in meno (errore massimo tollerabile) inferiore al 3,0% rispetto al valore stimato, che ne garantisce la rappresentatività.

DATI SOCIO-DEMOGRAFICI. Al riscontro pratico si è verificato che il range estremo della popolazione, i minorenni da 14 a 18 anni e i grandi anziani, oltre 80 anni, hanno risposto molto poco o per niente, ma è notorio che le stesse fasce della popolazione non usano molto facebook, soprattutto gli ultraottantenni e le fasce più giovani potrebbero essere anche poco interessate al fenomeno. Questo sarà possibile verificarlo attraverso un altro questionario ASI, del Laboratorio Cassiopea di Benevento, che viene diffuso in questi giorni. È stata ottenuta una maggiore concentrazione di risposte nelle regioni dove l’ASI ha potuto attivare la propria rete: la metà delle risposte (54%) è arrivato dalla Calabria, regione da cui è partita l’indagine, ma un significativo numero di risposte è arrivato anche dalla Campania (19%), Lombardia (8%) e poi via via le altre con numeri meno significativi: Emilia Romagna, Lazio e Basilicata (3%), Veneto, Puglia, Sicilia, Toscana e Piemonte (2%). Preponderante la partecipazione femminile, ben più del doppio di quella maschile (72% vs 28%). È da ritenere, dunque, che le donne si sentano più coinvolte dall’emergenza, soprattutto in funzione della protezione dei loro figli, visto che dall’indagine emerge che sono proprio loro (50%) a passare il tempo preferibilmente con i figli, mentre gli uomini solo il 18%. Altresì, è storicamente vero che è la donna ad assumersi doveri e sobbarcarsi responsabilità nei momenti di enorme difficoltà, ad attingere ad energie smisurate e capacità di sacrificio senza riscontro: durante le guerre assumono un ruolo fondamentale nella gestione familiare e così nei casi di crisi familiare dovuti alla perdita di lavoro da parte dell’uomo, in casi di malattie e difficoltà economiche molti gruppi familiari sopravvivono in funzione proprio del doppio lavoro femminile. In questo senso potrebbero essere interpretati anche i dati di questa ricerca. Più interessate le fasce scolarizzate, 61% di laureati e solo il 5% con licenza media ed elementare.

NESSUNA CATASTROFE IN ATTO. Per quanto concerne gli obiettivi veri e propri della ricerca si può affermare che, a circa trenta giorni (il questionario è stato chiuso il 3 aprile) dall’inizio del lockdown, non si registrano segnali preoccupanti di depressione o atteggiamenti apatici, né assolutamente si può parlare, ad oggi, di conseguenze catastrofiche che possono sfociare in anomia e ansia collettiva. Sicuramente siamo dinanzi ad uno sconvolgimento della vita quotidiana, ma al momento non si scorgono segnali di allarmismo sociale. Per tale motivo sarebbe importante riproporre il medesimo questionario più in là nel tempo, magari tra un mese.

ITALIANI FIDUCIOSI. Passato circa un mese dal lockdown, i rispondenti sono apparentemente tranquilli (33%) e rappresentativi di una comunità fiduciosa (89%) che crede nella possibilità che l’emergenza possa essere superata. Ciò viene confermato anche da altre risposte che esprimono fiducia nei confronti del sistema: nel governo, con un 81% di giudizio favorevole (tra molto e abbastanza) e (61%) nelle misure adottate per le famiglie; negli scienziati (97%) che sono quelli che devono sconfiggere il virus; nella protezione civile (94%); nelle forze dell’ordine (92%) e nella sanità (88%). Giudizi più negativi per le Regioni, (34%) di giudizio sfavorevole e catastrofici per l’UE, con il 73% di giudizio sfavorevole. Ma la fiducia viene espressa anche indirettamente dai rapporti familiari, rimasti invariati nel 71% dei casi e addirittura migliorati nel 23%; c’è fiducia di riprendere le proprie attività, tant’è che il 45% dei rispondenti continua a lavorare e ad esplicare attività che sottintendono un interesse per qualcosa che va portato a termine e l’altra metà svolge e anela ad attività ludiche che presuppongono una serenità d’animo e fiducia nella vita e nella prospettiva di una vita migliore. I rispondenti continuano a prendersi cura di se stessi, quanto e più di prima nel 54% dei casi. Nonostante l’emergenza e questo stato di incertezza sul futuro, continuano a strutturare la propria giornata secondo una ben delineata sequenza (31%) denotando forti motivazioni per quello che il futuro potrà riservare, sia dal punto di vista lavorativo, dello studio, ed anche della funzione rilassante delle attività ludiche. C’è poi la maggioranza, 66%, che organizza la propria giornata in base alle necessità che, nel 60% dei casi, sono necessità lavorative o di studio o lavori di casa, quindi seppur apparentemente non organizzate in modo sistematico delineano un atteggiamento proattivo.

CURIOSITA’. Tra queste possiamo evidenziare che avendo gli italiani case abbastanza spaziose (nel 50% dei casi oltre i 100mq) possono tranquillamente adottare, per evitare il contagio, anche il distanziamento sociale in casa. C’è fiducia addirittura nei sistemi tecnologici precedentemente ritenuti come molto invasivi per le proprie libertà, come le APP per il tracciamento dei positivi, ma in questo caso tollerati dal 70% delle persone, così come viene confermata la tendenza all’uso di media interattivi come internet ed i social, a tutto discapito di radio e giornali cartacei. Tiene ancora bene la tv. A tal riguardo, se il 50% della popolazione interpellata ritiene di essere soddisfatta dell’attività informativa, bisogna evidenziare che c’è anche un 41% che ritiene di non riuscire ad orientarsi sufficientemente bene e addirittura un 8% che si sente confuso. Inoltre il 45% rispondenti ha ripreso l’abitudine a fare la pasta, il pane ed i dolci in casa, anche se sembra essere un’abitudine più meridionale (90%).

ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA. Animale sociale, Aristotelico o no, l’individuo ha dimostrato storicamente di riuscire ad adattarsi alle più svariate situazioni, sfruttando non solo l’istinto di sopravvivenza ma anche la cooperazione. Non siamo dinanzi pertanto a una caduta di interesse, maggiormente espresso proprio nel rifiuto delle attività di svago e quindi esemplificativo di una condizione psicologica compromessa. Non si riscontrano effetti destabilizzanti sulla struttura e sulla vita sociale della comunità. Non si riscontrano segnali di incongruenza cognitiva, tant’è che l’86% degli italiani riesce ancora a rendersi conto di che giorno è. Anche l’identità di luogo, ossia gli stati d’animo espressi dal vivere un ambiente piuttosto che un altro, fotografano italiani che, preferendo frequentare il soggiorno (42%), la cucina (25%) e lo studio (15%), sono più predisposti alla convivialità, dinamicità e volitività.

PAURA PER IL CONTAGIO E MAL SOPPPORTAZIONE DELLE RESTRIZIONI. Certo che se da un lato viene espressa poca preoccupazione, dall’altra, (27%), la popolazione è stressata dal fatto di dover forzatamente rimanere chiusa in casa e non poter vivere all’aria aperta, triste (10%) per non poter svolgere le proprie attività quotidiane, di dover tralasciare le proprie abitudini e stili di vita, annoiato (10%) per aver dovuto tralasciare i propri divertimenti. Ansiosa, perché non riesce a rendersi conto di quando questa situazione possa avere un termine e molto preoccupata per il contagio (61%) mentre un altro 23% è preoccupato per le conseguenze economiche che questa emergenza potrà apportare. Tutto ciò riconduce a quella difficoltà di sopportare le restrizioni, espressa in modo concreto dall’82% dei rispondenti, e che indica scarsa resilienza al fenomeno e, di conseguenza, una possibile incapacità di mediare e mantenere nel medio e lungo termine, con la stessa disciplina mostrata sin ora, l’osservanza delle misure restrittive.

Michele Petullà

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