IL COMMENTO. Subito il governo per non perdere la ripresa

Antonio Troise

Un dialogo tra sordi. Due rette parallele che, al momento, non si incontrano. Insomma, mai come in queste settimane, politica ed economia sembrano viaggiare su binari diversi. Bastava aggirarsi, nei giorni scorsi, fra i padiglioni del Vinitaly per toccare con mano l’ennesimo paradosso. Da una parte la forte crescita di uno dei settori trainanti non solo del Nord-Est ma dell’intero Paese, un prodotto che sta conquistando sempre più quote di mercato anche a livello internazionale. Dall’altra i leader di tutte le forze politiche in campo che si lanciavano messaggi di fumo senza arrivare a intese concrete. D’accordo, il patto dell’Amarone fra Salvini e Di Maio non c’è stato. E, forse, non poteva esserci dal momento che le consultazioni per il governo, quelle vere, si fanno a Roma, sotto l’accorta regia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Eppure, a 43 giorni esatti dalla chiusura delle urne, forse qualcosa in più sarebbe lecito aspettarsi in un Paese che di tutto ha bisogno tranne che di un nuovo e prolungato vuoto di potere. Non a caso, ieri, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha fatto sentire la sua voce invitando le banche a non perdere l’opportunità offerta dalla congiuntura favorevole per rafforzarsi e imboccare il sentiero della crescita. Del resto, i segnali di una inversione di tendenza ci sono tutti. Il Pil, quest’anno, dovrebbe crescere un po’ di più rispetto al 2017. Le imprese stanno tornando ad investire e si avverte qualche segnale positivo perfino sul fronte dell’occupazione. Un trend che, come ha segnalato l’Istat, ha un effetto immediato anche sulla produttività, tradizionale bestia nera delle nostre variabili macro-economiche: nel 2017 l’intera economia italiana ha finalmente rialzato la testa, mettendo a segno un incremento dello 0,9% dopo il calo dell’anno precedente. Certo, nessuno vuole cantare vittoria troppo presto, ma è indubbio che l’umore dell’economia, rispetto a qualche anno fa, è radicalmente cambiato. Ma, proprio per questo, sarebbe due volte sbagliato non salire sul treno della possibile ripresa economica. Primo, non è detto che i dati positivi continuino nel futuro prossimo venturo: all’orizzonte si profilano nuovi nuvoloni alimentati dal possibile rischio di  bolle speculative e dalle crescenti tensioni geo-politiche. Secondo, l’economia italiana è ancora troppo debole per potersi permettere prolungati periodi di stallo politico, una situazione che finirebbe per alimentare le preoccupazioni sui mercati finanziari internazionali, con effetti immediati sui nostri conti pubblici.

Insomma, mai come questa volta è l’Economia reale che chiede ai Palazzi romani di mettere fine ai bizantinismi di una crisi politica tutta ancora da decifrare e di dotare presto il Paese di un nuovo governo nella pienezza delle sue funzioni. Quello che serve, insomma, per evitare di perdere l’ennesima occasione per uscire dalla recessione e imboccare la strada di una crescita finalmente a portata di mano.

Fonte. L’Arena

 

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