Da qualche giorno a questa parte nel dibattito televisivo sembra che vi sia più possibilità di esprimere dati ed idee, il proprio pensiero critico sulla pandemia senza essere assaliti, interrotti, ingiuriati o che vi si parli sopra, pur esprimendo concetti fuori dal coro.

È il caso della dott.sa Maria Rita Gismondo, microbiologa dell’Ospedale Sacco di Milano, che nella trasmissione “Quarta Repubblica” si è dichiarata totalmente contraria alla inoculazione infantile del vaccino, portando dati alla mano di ciò che sono stati i casi dei bambini positivi, malati e morti in due anni di epidemia.

“Sono trent’anni che lavoro in questo settore, e tutto mi si può dire tranne che essere no vax, anzi io sono una vaccinista ad oltranza, però ho bisogno per ogni vaccino impiegato, di dati scientifici sicuri”.

Riferisce che la sua critica molto chiara e onesta, per altro condivisa da suoi colleghi che stima, è che si è autorizzato un vaccino per i bambini, con un unico lavoro che ha approvato il vaccino su 1.500 bambini, in paragone ad altri 700/800 non vaccinati.

E continuando: “Se una cosa è stata veramente calpestata in questo periodo è stata la statistica e i numeri, che sono stati utilizzati a destra e a sinistra in maniera strumentale (…) Non possiamo ma proprio per quello che Aifa pubblica sul suo sito, cioè che per autorizzare un farmaco, un vaccino è necessario seguire una fase uno, una fase due, una fase tre e poi la farmaco vigilanza che è la fase quarta. Nella fase uno sono stati presi in considerazione 48 bambini divisi in tre gruppi per le tre dosi. I bambini oltretutto non sono miniadulti per cui basta ridurre della metà o un terzo la dose per essere sicura che questa sia efficace e soprattutto ben tollerata. I bambini hanno un metabolismo, un sistema immune tutto proprio, quindi la sperimentazione non si può fare. Peraltro se inizialmente per il vaccino degli adulti si è saltato alcune fasi delle sperimentazioni, per cui il rischio di qualche sconosciuto effetto collaterale, valeva la candela, per i bambini non sussiste questo problema, perché secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in due anni i bambini deceduti di Covid sono circa 20. Ognuno di questi merita il nostro dolore, ma la statistica ci dice che non possiamo praticare alla cieca, quattro, cinque milioni di vaccinazioni con questi numeri. La prerogativa è rispettare tutte le fasi del protocollo scientifico. Abbiamo dati certi che il vaccino non è il toccasana contro il virus. E qua sottolineo, abbiamo bisogno delle terapie, per approvare un vaccino frettolosamente per i bambini si impiegano tre ore, e per delle terapie per le quali viene detto dagli scienziati, e viene pubblicato che sono valide nel 91% dei casi evitando le terapie intensive e le ospedalizzazioni, ancora siamo in attesa. (penso si rifaccia al Comitato Terapia domiciliare antiCovid che fa riferimento all’avv. Grimaldi e al dott. Serafino Fazio che con una sua equipe ha terminato uno studio pubblicato dalla rivista scientifica americana, come da me riportato in un precedente articolo). Non si possono trattare vaccini e terapie che sono due armi importantissime con approcci ed attenzioni diverse. Il vaccino non può essere l’unica arma contro questo virus. Per quanto riguarda i bambini come facciamo per altri vaccini (…),  bisogna completare l’iter di ricerca necessario per essere assolutamente sicuri”.

E il sottosegretario Pierpaolo Sileri ha ammesso nella trasmissione “Dritto e Rovescio” che i novax non sono responsabili del diffondersi della quarta ondata, si tamponavano, la colpa può essere data ai vaccinati, ma in primis è solo del virus. Ha affermato: “Attenzione, la colpa può essere data anche ai vaccinati, perché uno dei concetti sbagliati che è passato è che chi è vaccinato, contagia zero, questo non è vero, chi è vaccinato e non usa ugualmente le precauzioni, mascherina, distanza, e così via, ovviamente può far danni anche lui”.

E nel programma “L’aria che tira”, il medico endocrinologo Giovanni Frajese ha dichiarato: “Su domande precise e su dati scientifici, sono in grado di rispondere, le mie opinioni personali non contano, come non contano quelle di Sileri (presente in trasmissione e che ha affermato che hanno studiato medicina insieme) contano i dati scientifici. Tra i 5 e gli 11 anni, il vaccino è sperimentale o no?”. E Sileri gli ha risposto: “No, questa storia che il vaccino è sperimentale è una bugia, il vaccino non è sperimentale, basta poi guardare quanto è stato usato, dopo che è stato approvato, in tutto il pianeta”. A cui il dott. Frajese ha ribattuto: “Pierpaolo, consentimi, l’inizio della sperimentazione tra i 5 e gli 11 anni, è del 24 marzo 2021, la conclusione del trial è il 23 luglio del 2024, mi stai dicendo che questa non è una sperimentazione? (…) se c’è un trial clinico che finisce nel 2024, è una sperimentazione, al di là della definizione che le volete dare, è sbagliato dare informazioni che sono false, perché poi la gente perde fiducia, diciamo le cose che sono precise”.

E il giornalista Marco Travaglio in “Tagadà”, commentando che le ultime notizie sul Covid:”Bisognava dire la verità, a mano a mano che emergeva, e cioè che vaccinato non vuol dire immune, la trasmissione del contagio non la provocano soltanto i non vaccinati, ma anche quelli come noi che si sono vaccinati con la seconda dose, che l’immunità di gregge era una bufala perché questo vaccino non neutralizza il morbo (…) e quindi non bisognava assolutamente illudere i vaccinati di essere immuni dal contagio attivo e passivo (…) non solo la durata del green pass induceva in errore, che era prevista in 12 mesi, e adesso è prevista in nove mesi, quando l’Istituto Superiore di Sanità ci dice che dopo 5 mesi dalla seconda dose, la protezione scende dal 74%, voglio essere esatto, al 34 %, e soprattutto abbiamo scoperto che quando uno col green pass, con doppia dose, si contagia, non c’è modo di revocargli il green pass, quindi abbiamo fatto circolare gente infetta ed infettiva, con tanto di lascia passare per andare laddove i novax non potevano andare”.

E chiudiamo con il giornalista Francesco Borgonovo che ha affermato nella trasmissione “Otto e mezzo” che la variante Omicron, svelando una ricerca di cui nessuno racconta, colpisce solo chi è vaccinato. Ha dichiarato “L’Oms ci dice, il solo vaccino non basta, ma sai che notizia! Gli unici a parlare del vaccino come il santo Graal, come la soluzione finale a tutti nostri problemi, sono stati i politici che avrebbero potuto dire, abbiamo uno strumento, proviamo ad usarlo, non è perfetto, invece c’è stato venduto come basta una dose e risolve ogni problema. Tra l’altro dobbiamo separare quello che è il vaccino da quella che è la restrizione del green pass, che evidentemente a maggior ragione con le varianti, e scrive il Telegraph che questa è una pandemia dei vaccinati e, lo ha scritto anche l’Atlantic, i veicoli della Omicron sono giovani vaccinati che però si contagiano”.

In conclusione, si può dire, al di là di tutte queste considerazioni riportate, che sia vaccinati che non, possono prendere il Covid, e che bisogna tempestivamente curarli a casa, evitando l’ospedalizzazione.

Ma perché allora come dice la dottoressa Gismondo usare un’attenzione diversa ai vaccini e alle cure? Fretta per l’approvazione vaccini e indugio per le cure a casa? Perché continuare con la tachipirina e vigile attesa e non, per esempio avvallare le terapie con risultati ottimi, con quasi azzerata l’ospedalizzazione, come quelle dei medici del Comitato Terapia Domiciliare Covid 19 del presidente Eric Grimaldi ( https://www.terapiadomiciliarecovid19.org/), in uso dal marzo 2020 con farmaci in commercio, visto che ora, tra l’altro, un loro studio dell’equipe del prof. Serafino Fazio, è stato pubblicato negli Stati Uniti, dalla rivista di medicina “Medical Science Monitor” (https://www.medscimonit.com/abstract/index/idArt/935379 ), come da me riportato in un precedente articolo ?

Vito Piepoli

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