IL COMMENTO. Quei furbetti del Reddito di Cittadinanza

Antonio Troise

Chi viaggiava in Ferrari. Chi viveva in ville di lusso. E perfino un’intera famiglia regolarmente irreggimentata con la ‘ndrangheta. Tutti con un unico comun denominatore: il Reddito di Cittadinanza. A fine mese percepivano il sussidio destinato ai più poveri. Il blitz della Guardia di Finanza di Locri, nel cuore della Calabria, ha messo a nudo un piccolo esercito di 237 “furbetti” che fino ad ora erano riusciti a farla franca e intascare regolarmente l’assegno mensile firmato dall’Inps. Una goccia rispetto al milione e più di domande che l’istituto di previdenza ha accolto da quando il Reddito è diventato legge ed ha cominciato ad erogare i sussidi. In media poco meno di 500 euro al mese, rispetto alla soglia massima di 780 euro.

Ma al di là degli aspetti giudiziari, sui quali indagheranno i giudici, resta un problema di fondo: fino a che punto deve spingersi l’assistenza per non diventare patologica, fino addirittura ad alimentare comportamenti illeciti. Proprio nel giorno in cui in Calabria è scoppiato lo scandalo dei “furbetti del reddito”, a Palazzo Chigi è approdato il decreto legge che taglia il cuneo fiscale, vale a dire la differenza fra quello che versano i datori di lavoro e quello che effettivamente entra nella busta paga dei dipendenti. Un intervento che, da luglio, porterà più soldi in busta paga, fino a cento euro al mese, per oltre 12 milioni di lavoratori con un reddito non superiore ai 40mila euro all’anno. Costo dell’operazione, 3 miliardi nel 2019 e 5 nel 2020, quando la misura marcerà a regime. Più o meno la metà di quello che l’erario spende ogni anno per il Reddito di Cittadinanza.

Qualcuno dirà che si tratta di due “target” completamente diversi e che non si possono confondere. In parte è vero. Ma, è anche vero che entrambe le misure cercano di dare una risposta ai redditi più bassi, alle famiglie in difficoltà. La vera differenza è che il Reddito è rigidamente circoscritto nel perimetro dell’assistenza, in attesa che finalmente decollino i patti per il lavoro. Il taglio del cuneo fiscale, invece, va oltre: consente agli imprenditori di diventare più competitivi. E, ai lavoratori, di avere qualche soldo in più in tasca da destinare ai consumi e, magari, far ripartire l’azienda Italia. Insomma, un circolo “virtuoso” che non ha nulla a vedere con quello “vizioso” messo in mostra, fino ad ora, dal Reddito di Cittadinanza. Forse, è davvero arrivato il momento di una riflessione più ampia sugli strumenti da utilizzare per combattere la povertà. Evitando di farsi sommergere dall’onda delle polemiche che arrivano dalla Calabria. Ma anche ignorando che il problema non esiste e che, sul fronte dei sussidi, tutto stia filando nel migliore dei modi.

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