Antonio Troise

Ci sono fotografie che fanno la storia. La stretta di mano fra il dittatore del Corea del Nord, Kim Jong-Un e il presidente di quella del Sud, Moon Jae-In è sicuramente una di queste. Così come l’albero di pino piantato dai due leader sul 38° parallelo, il confine che spacca la penisola da 65 anni. Ieri, finalmente, si è chiusa la pagina della lunga guerra fra le due Coree: nel 1953 era stato firmato solo un armistizio. Ed è stata  la prima volta che un leader del Nord ha calpestato il suolo del Sud: il vertice di Panpunjon sarà ricordato anche per questo. Ma sarebbe troppo facile abbandonarsi alla retorica dei festeggiamenti e dimenticare che i problemi non si risolvono con una semplice istantanea ad uso e consumo dei network globali.

Solo nelle prossime settimane potremo capire le vere intenzioni del “maresciallo” Kim, impegnato fino a poco temo fa in una spietata corsa all’ultimo test atomico, fino a spingere il presidente americano, Donald Trump, ad un passo da un conflitto nucleare dagli esiti imprevedibili. Molto dipenderà dal complesso percorso verso la denuclearizzazione della Corea annunciato ieri a Moon Jae-In. Una semplice mossa tattica da parte del dittatore per alleviare il peso delle sanzioni e per rompere l’isolamento internazionale? O la reale volontà di imboccare il sentiero della pace e della normalizzazione delle relazioni diplomatiche in quest’area?

Kim ormai sa bene che non può tirare troppo la corda. Glielo hanno fatto capire nettamente anche i suoi unici veri alleati, i cinesi. E, non a caso, a fare da garante al rasserenamento del clima fra le due Coree c’è il leader di Pechino, Xi Jinping, l’unico che può rendere davvero credibile l’impegno del “maresciallo” sul fronte della denuclearizzazione.

Ma c’è anche chi pensa che dietro i sorrisi e le colorate coregrafie del vertice, si nasconda una realtà molto più articolata. E’ vero che Kim potrebbe rinunciare una volta per tutte ai test atomici. Ma solo perché, probabilmente, oggi non ne ha più bisogno. La Corea è una potenza nucleare a tutti gli effetti. E il possesso della tecnologia atomica ha una duplice valenza. All’interno rafforza il potere carismatico del regime, all’esterno è la polizza assicurativa più efficace contro eventuali attacchi di potenze straniere.

Anche per questo, ieri, il presidente americano Donald Trump ha salutato con soddisfazione il vertice di Panmunjon annunciando, però, che la pressione degli Stati Uniti resterà altissima. Nei prossimi giorni Moon riferirà alla Casa Bianca sui risultati del vertice. Poi, potrebbe esserci il tanto auspicato incontro fra Corea del Nord e Usa. Insomma, solo allora si capirà se la stretta di mano fra Kim e Moon sarà stata il simbolo di una svolta storica o solo l’ennesima mossa ad effetto di quello che gli americani hanno ribattezzato “little rocket-man”.

Fonte. L’Arena