IL COMMENTO. Il salvataggio della Pernigotti e la lezione dell’Ilva di Taranto

IL COMMENTO. Il salvataggio della Pernigotti e la lezione dell’Ilva di Taranto

Pernigotti riparte grazie al Governo, ai sindacati e alla determinazione dei suoi lavoratori. Una grande soddisfazione per la ripartenza della produzione di un’azienda storica come Pernigotti, che fa parte della storia imprenditoriale di Novi Ligure (Al). E anche la dimostrazione che questo Governo ha le idee molto chiare, e pone la tutela delle nostre imprese in cima alle sue priorità”.

Così hanno riferito Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, e Gian Paolo Cabella, sindaco di Novi Ligure, commentano la notizia dell’accordo raggiunto al Ministero dello Sviluppo Economico, che consentirà la ripartenza della produzione nello stabililmento novese, e il mantenimento degli stessi livelli occupazionali.

“L’obiettivo – hanno sottolineato Molinari e Cabella – di dare un futuro al marchio Pernigotti, salvaguardando produzione e professionalità, è il frutto di un lavoro durato mesi, a Roma e sul territorio. Grazie al Ministro Di Maio, al Sottosegretario Durigon e alle rappresentanze sindacali, che hanno saputo battersi perché un’azienda dal dna completamente italiano, e piemontese, possa continuare il proprio percorso, e guardare al futuro con nuovo slancio. Ma un plauso va soprattutto ai lavoratori della Pernigotti, che hanno vissuto sulla loro pelle, nell’ultimo anno, una situazione difficilissima, senza mai perdersi d’animo, e continuando a battersi per il loro lavoro con grande forza, compostezza e dignità”.

In una nota il deputato di Forza Italia Claudia Porchietto, già assessore al Lavoro della Regione Piemonte e responsabile regionale del Dipartimento Attività Produttive per gli azzurri piemontesi, ha affermato invece che “il M5S si spertica nel cantare vittoria per aver ottenuto la reindustrializzazione della Pernigotti ma la tutela del marchio deriva principalmente dalla posizione ferma assunta dal presidente della Regione Alberto Cirio e dall’assessore al Lavoro Elena Chiorino, che in queste settimane non hanno mai arretrato con la proprietà chiedendo di tutelare il marchio e le maestranze ad esso collegate.

E continuando: “Apro solo una parantesi, sappiamo bene che nelle reindustrializzazioni sono centrali i piani industriali e il monitoraggio degli stessi. Sarà fondamentale non perdere mai di vista questo punto per evitare le beffe che abbiamo vissuto negli ultimi cinque anni in Piemonte”.

Pertanto riportiamo anche il commento del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e dell’assessore al Lavoro, Elena Chiorino, sull’accordo per la reindustrializzazione dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure: “Oggi è stato fatto un passo avanti importante per il Piemonte ma anche per l’Italia, perché marchi storici come Pernigotti sono un patrimonio nazionale e un simbolo di quel Made in Italy che è nostro dovere tutelare. Per questo è molto importante che siano due realtà italiane, e una piemontese in particolare, a dare una nuova speranza per il futuro di Pernigotti. La Regione ha fatto la sua parte e continuerà a presidiare, vigilando fino a quando questo accordo preliminare non sarà definitivo”.

Ma “Se il buongiorno si vede con Ilva… non dormirei sonni tranquilli a Novi Ligure e dintorni – ad affermarlo in una nota il deputato di Forza Italia Paolo Zangrillo, capogruppo in Commissione Lavoro e coordinatore regionale degli azzurri in Piemonte – Le audizioni dei sindacati, svoltesi ieri nelle commissioni Attività Produttive e Lavoro della Camera sulla situazione dell’ex ILVA, confermano la colpevole inerzia del governo su una vicenda che rischia di provocare risvolti drammatici. Le questioni ad oggi irrisolte delle esimenti penali e dello spegnimento dell’altoforno 2, se non avranno risposte adeguate entro poche settimane, saranno argomento utile per Arcelor Mittal a rinunciare al rilancio del polo siderurgico tarantino, il più grande d’Europa. Sono in gioco non solo 20000 posti di lavoro, ma le prospettive di sviluppo e crescita della più importante realtà produttiva del Sud, con intuibili risvolti per tutta l’industria nazionale. Il vicepremier Di Maio, per inciso anche ministro del lavoro e dello sviluppo, che ne pensa? È consapevole del disastro che si sta consumando? Se sì, batta un colpo e dimostri di essere degno dei molteplici ruoli istituzionali che ricopre. Se invece continuerà a non intervenire sulle questioni aperte del dossier Ilva, come fatto fino ad oggi, i lavoratori ex Pernigotti farebbero bene a preoccuparsi visto che il successo del piano di reindustrializzazione, tanto decantato in queste ore, passa tutto dalle mani proprio dello stesso Di Maio e del Mise. Spetta al ministro del Lavoro l’onere di verificarne la sostenibilità e l’attuazione nei prossimi mesi a tutela dei livelli occupazionali”.

Vito Piepoli

La storia dell’azienda Pernigotti parte dal 1860, quando Stefano Giuseppe Pernigotti apre nella piazza del Mercato a Novi Ligure una drogheria, che si distingue subito per la produzione di un pregiato torrone. Nel 1868 visto che le cose procedevano bene, Stefano decide di fondare assieme al figlio Francesco, una società e così nasce ufficialmente, con un capitale di seimila lire, la “Stefano Pernigotti & Figlio”, azienda alimentare specializzata in produzione dolciaria.

Il primo riconoscimento ufficiale arriva il 1882 con Re Umberto I che concede alla società la facoltà di inserire lo stemma reale sull’insegna della sua fabbrica, che accompagnerà il logo dell’azienda fino al 2004, diventando fornitore ufficiale della famiglia Reale italiana.

Nel 1914 il Governo Italiano proibisce l’impiego dello zucchero per la preparazione dei generi dolciari, fra i quali il torrone, con la 1° guerra mondiale vicina.

Questo che doveva creare problemi alla produzione dell’azienda, funziona da stimolo per cui si ovvia all’assenza di zucchero con un maggiore uso di miele, grazie alla geniale intuizione di Francesco, migliorando il torrone che acquista una nuova consistenza.

Nel 1927 poi, l’azienda si arricchisce di un nuovo prodotto, il gianduiotto, il più nobile e rinomato cioccolatino italiano nato ufficialmente a Torino nel 1865 e che prende il nome da Gianduia, la famosa maschera di carnevale piemontese, nel frattempo alla guida dell’azienda è andato Paolo Pernigotti .

Nel 1935 Paolo Pernigotti acquista la ditta Enea Sperlari, azienda cremonese specializzata anch’essa nella produzione del torrone e successivamente viene avviata una nuova produzione, quella dei preparati per gelateria, che ancora oggi è uno dei punti di forza dell’azienda.

Siamo ancora nel periodo migliore dell’azienda che successivamente con il figlio Stefano alla guida, acquisisce la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao.

Con gli anni ottanta sopraggiunge un periodo nero di eventi che porteranno alla cessione della Sperlari ad una compagnia americana ed ad altre cessioni.

Nel 1980 Stefano Pernigotti, rimane senza eredi dopo la scomparsa dei due figli ancora giovanissimi in un incidente stradale in Uruguay e decide di cedere lo storico marchio alla famiglia Averna del settore delle bevande alcoliche e nel 2000 cede anche la Streglio ad una nipote.

Nel 2013 l’azienda viene ceduta dalla famiglia Averna al gruppo turco appartenente alla famiglia Toksöz che nel 2018 aveva prospettato la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure, ma non la dismissione del marchio.

Vito Piepoli

Share this post