IL COMMENTO. Il rebus del governo e l’allarme di Bankitalia

Alessandro Corti

Se non è una doccia fredda, poco ci manca. Prima i dati diffusi dall’Istat che segnalano una lieve frenata del Prodotto Interno Lordo pur in un contesto ancora positivo. Poi, il monito del vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, con un invito esplicito a non abbassare la guardia sui conti pubblici e a non interrompere il percorso di risanamento. Due messaggi inequivocabili che arrivano nel bel mezzo di una crisi politica che, al momento, appare senza sbocchi. E con il Quirinale costretto ad un secondo giro di consultazione per tentare di mettere insieme una maggioranza di governo. Missione quasi impossibile, almeno stando alle posizioni ufficiali dei partiti. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiuso la porta rispetto alla proposta di un’intesa separata con i Cinquestelle annunciando di non volar assolutamente mollare l’alleanza con Berlusconi. Una mossa che ha fatto saltare sulla sedia il candidato premier pentastellato, Luigi Di Maio. Mentre nel Pd, la minoranza che fa capo al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, continua a dare battaglia contro i renziani.

Un’incertezza politica che preoccupa non poco anche la Banca d’Italia. E che rischia di indebolire una ripresa economica che, per chi non lo avesse capito, è ancora troppo incerta e debole per poter affrontare pericolosi salti nel buio. Il problema, infatti, non è solo quello di rispettare gli impegni assunti con l’Ue, forzando la mano sul deficit e sfidando le inevitabili sanzioni di Bruxelles. Prima ancora che l’Europa, l’Azienda Italia ha un altro compito non meno difficile: convincere i mercati sulla solidità della sua economia e, soprattutto, sulla sua capacità di onorare le “cambiali” emesse ogni mese per pagare gli interessi sul debito pubblico “monstre” accumulato negli anni.

Un’eredità che rischia di diventare ancora più pesante fra la fine dell’anno e il 2019, quando la Banca Centrale Europea smetterà di inondare i mercati di liquidità mantenendo bassi i tassi praticati sui debiti sovrani. Certo, nessuno – e tanto meno la Banca d’Italia – si aspetta una tragedia. La finanza pubblica italiana si è preparata per tempo e anche un’eventuale fine prematura del “quantitative easing” non dovrebbe creare sconquassi.

Ma per  evitare brutte sorprese e, in ogni caso, per non diventare di nuovo il bersaglio preferito della grande speculazione internazionale, non c’è che una strada: continuare sulla strada delle riforme strutturali e dei tagli alla spesa pubblica. Abbandonando, una volta per tutta, la tentazione di ingranare pericolose retromarce. Con una crescita così incerta e con una prospettiva politica ancora incerta, rischiamo di far pagare al Paese un prezzo addirittura maggiore rispetto ai benefici annunciati dai partiti a suon di promesse e impegni elettorali.

 

Fonte: L’Arena

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