Antonio Troise

Le urne si sono chiuse da più di un mese. Ma per il nuovo governo si naviga nel buio. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiuso il primo giro di consultazioni fotografando una inequivocabile situazione di stallo. Qualche giorno di riflessione, una breve pausa e poi il Quirinale tornerà a tessere la sua tela. Nel frattempo, però, l’orologio dell’economia corre ad una velocità molto diversa rispetto a quella della politica. Mentre partiti e coalizioni litigano e polemizzano, i mercati non si sono mai fermati. E, soprattutto, non si è mai fermata la complessa macchina dell’Unione Europea. Anzi, giorno dopo giorno, lo sguardo che Bruxelles rivolge all’Italia oscilla sempre più fra il preoccupato e il perplesso.

Il tempo stringe. Entro il 10 aprile, tanto per cominciare, il governo Gentiloni, in carica solo per l’ordinaria amministrazione, dovrebbe approvare il Def, il Documento che disegna la politica economica del Paese nei prossimi tre anni. Dentro dovrebbero esserci non solo gli impegni sul deficit già concordati con l’Europa ma anche le principali misure del governo che verrà: dal reddito di cittadinanza dei Cinquestelle alla flat tax del Centrodestra. Anche per questo l’attuale premier, espressione di una maggioranza che non c’ è più, potrebbe decidere di far slittare di qualche settimana il Documento, in attesa del nuovo esecutivo. E, in ogni caso, se proprio dovesse firmarlo a causa del protrarsi della crisi, si limiterebbe a un Def  “a politiche invariate”, senza cioè alcun intervento correttivo. Un documento che non conterrebbe neanche l’impegno a disinnescare l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia a partire dal primo gennaio 2019. Insomma, un pessimo affare per i contribuenti.

Ma non c’è solo il Def a far correre le lancette dell’Economia. Nelle prossime settimane arriverà anche il verdetto dell’Ue sulla Finanziaria del 2018, con l’ennesimo avvertimento sulla tenuta dei conti pubblici. I salvataggi bancari, infatti, potrebbero pesare più del previsto e costringere l’esecutivo a correre subito ai ripari con una manovrina correttiva già a metà anno.

All’inizio di maggio, poi, a Bruxelles si dovrà decidere il nuovo bilancio dell’Unione orfana della Gran Bretagna. Un’assenza che ha aperto un buco da 10-15 miliardi da ripartire fra i membri dell’Ue. Nelle stesse settimane ci sarà un dossier non meno importante, quello del completamento dell’Unione bancaria e monetaria. Chi parlerà a nome dell’Italia? E, soprattutto, chi difenderà i nostri interessi ad un tavolo che già in passato ha registrato pesanti sconfitte? Insomma, mai come in questo momento il prolungarsi della crisi potrebbe avere un costo troppo alto. Quasi insostenibile per un Paese che aveva appena imboccato la strada della ripresa.

 

Fonte: L’Arena