Il commento. I migranti e la mafia, quella relazione tutta da indagare

Gli studi e le ricerche sull’interazione tra crimine organizzato e immigrazione si concentrano prevalentemente sul traffico di esseri umani. Il fatto di essere un migrante che entra in un territorio sovrano senza il “permesso richiesto” significa necessariamente che lo stesso deve impegnarsi in attività criminali e collaborare con reti criminali locali per entrare e stabilirsi in un paese ospitante. L’attenzione prestata dalle varie istituzioni nazionali e internazionali al coinvolgimento della criminalità organizzata nel traffico di migranti attraverso il Mediterraneo è scarsa poiché vi sono pochi dati ufficiali sull’interazione tra crimine organizzato e migranti una volta entrati nei paesi di destinazione. Dai dati raccolti per lo più tramite notizie giornalistiche, sembra che il ruolo del crimine organizzato nella vita dei migranti nei paesi ospitanti sia invece rilevante. In nessun luogo quest’assunto trova dimostrazione come in terra di Sicilia. Tra il 2015 e il 2016 nell’isola sono arrivati un totale di circa 400.000 migranti. Visto questo ingente afflusso, la mafia siciliana ha colto l’opportunità di arricchirsi consolidando ulteriormente il proprio potere. Cosa Nostra ha corrotto politici e funzionari allo scopo di gestire gli alloggi per gli immigrati e i rifugiati. Ciò consente loro di trarre profitto dai sussidi governativi, un business milionario sempre in rapida crescita (Buzzi intercettato per l’inchiesta Mafia Capitale diceva che il business dei rifugiati fosse più redditizio di droga e prostituzione). Questo crea un incentivo perverso per la mafia ad aprire il maggior numero possibile di strutture ospitanti e mantenere lì i migranti. Più a lungo restano, più soldi portano. Le società affiliate alla mafia (spesso regolari) forniscono anche beni e servizi ai campi profughi a tariffe molto più economiche rispetto ai servizi comuni per i quali il governo ha preventivato il bilancio. La mafia intasca così la differenza tra i fondi governativi e i servizi più economici. Cosa Nostra non ha solo trovato sistemi per lucrare sui migranti, ma ha anche utilizzato gli stessi nelle proprie attività criminali in Sicilia. I migranti sono vittime due volte: della mafia e delle autorità locali. Per pagare i loro viaggi nel mediterraneo, ad esempio, le giovani donne sono spesso costrette a prostituirsi. Ultimamente la mafia siciliana sfrutta i migranti, specialmente i nigeriani, nelle attività di prostituzione e spaccio di stupefacenti. In Sicilia, la cd. mafia nigeriana, agisce, con il permesso di Cosa Nostra, in tutte le attività di supporto (il cd. lavoro sporco) della mafia siciliana. La mafia nigeriana è subordinata alla criminalità organizzata locale, che offre loro protezione e risorse per lo spaccio di droga e la prostituzione. In cambio, i gruppi nigeriani devono pagare un pizzo, la cd. tassa della mafia. Molti nigeriani coinvolti nel crimine organizzato lo fanno dopo aver lasciato i campi profughi prima che sia determinato il loro status legale, il che offre loro poche opportunità di lavoro legittimo. I poveri nigeriani sono vittime su due fronti: della criminalità siciliana e nigeriana. L’influenza di Cosa Nostra rimane presente in tutti i livelli della società e del governo siciliano, la mafia sta cercando attivamente il controllo su tutte le attività che riguardano direttamente o indirettamente il settore immigrazione. L’esempio dei migranti in Sicilia dimostra la necessità di un’analisi più adeguata dell’interazione tra crimine e immigrazione. Dobbiamo considerare il coinvolgimento dei migranti e l’abuso da parte delle organizzazioni criminali nei paesi ospitanti come un nuovo rischio cui sono esposti i migranti già vulnerabili, al pari della persecuzione politica, della vulnerabilità economica e dei danni morali e fisici.

(Vincenzo Musacchio, giurista e direttore scientifico dell’Osservatorio Antimafia del Molise)

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