IL COMMENTO. Conte bis? Ok, ma per crescere bisogna ridurre le tasse

IL COMMENTO. Conte bis? Ok, ma per crescere bisogna ridurre le tasse

Antonio Troise

E’ stato sufficiente l’annuncio del Conte-bis, per mettere le ali alla Borsa, portare lo spread ai minimi da molti anni a questa parte, a ridurre al lumicino i rendimenti del Btp. Una vera e propria boccata d’ossigeno dopo mesi e mesi passati in apnea, ad un passo dalla procedura di infrazione e sempre nel mirino del Bruxelles sul fronte dovente del deficit pubblico. I mercati, si sa, vivono di aspettative. E ora che all’orizzonte si profila un esecutivo “europeista”, senza tentazioni “sovraniste” e con l’obiettivo dichiarato di mettere in sicurezza le finanze pubbliche, gli operatori finanziari sono tornati a scommettere sullo Stellone e a ridurre la polizza sul cosiddetto “rischio Italia”.

Sarebbe però un errore adagiarsi sulle ali dei facili entusiasmi. Il nuovo governo dovrà fare i conti con il Paese reale, quello che ogni giorno deve rimboccarsi le maniche per portare avanti le imprese e far quadrare i bilanci delle famiglie a fine mese. E, su questo fronte, c’è poco da fidarsi degli umori volatili del Mercato o delle tregue, più o meno armate, nei Palazzi della politica. Servono invece programmi certi, ricette concrete, stabilità, e un lavoro paziente e certosino per rendere operative le riforme tante volte annunciate ma mai attuate. Il premier, Giuseppe Conte, si è presentato con un biglietto da visita incoraggiante: il suo, ha scandito, non sarà un governo “contro” qualcuno ma di “novità”. Ed è giusto dargli credito. Non bisogna dimenticare, però, che la situazione economica resta pesante. Proprio ieri, mentre la Borsa festeggiava, l’Istat comunicava che a giugno la produzione industriale ha registrato un calo tendenziale che non si vedeva da almeno tre anni. Il Pil continua ad essere affetto dalla malattia dello “zero virgola”, e non accenna a rialzare la testa. Se a tutto questo aggiungiamo le tensioni internazionali e le ombre della recessione che si allungano anche su Paesi che, fino a qualche mese fa, sembravano immuni alla crisi (come Germania e Stati Uniti), c’è poco da cantare vittoria.

Fa molto bene il premier a collocare la prossima manovra economica in cima alla lista delle priorità del nuovo esecutivo giallo-rosso. Bisogna disinnescare l’aumento dell’Iva, che sarebbe un disastro per la nostra economia. Ma c’è anche da mettere insieme una politica economica credibile per accelerare la ripresa. Al di là degli eccessi “sovranisti” della Lega, la questione fiscale resta al primo posto fra le emergenze, non può e non deve sparire dal programma dell’esecutivo. Si può fare in tanti modi: in maniera graduale, tagliando la spesa e, in ogni caso, continuando a restare in Europa. Ma, senza un calo consistente delle imposte sarà davvero difficile rilanciare i consumi e rimettere in moto un’economia in panne.

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