Il clima migliore d’Italia? E’ a Catania

Il clima migliore d’Italia? E’ a Catania

Sul podio del clima migliore in Italia ci sono Imperia, Catania e Pescara, con sei città del Sud e delle Isole nella top ten. Pianura Padana agli ultimi posti con Pavia, Vercelli, Novara e Lodi. In occasione del trentesimo anniversario della Qualità della vita, la classifica annuale del Sole 24 Ore sulle province italiane in cui si vive meglio, Il Sole 24 Ore di oggi pubblica la prima di una serie di tappe di avvicinamento alla classifica di fine anno mettendo per la prima volta a confronto le performance climatiche delle 107 città capoluogo di provincia in Italia. Il risultato è un indice del benessere climatico che fotografa il territorio attraverso 10 indicatori, ciascuno dei quali analizza l’andamento di un particolare fenomeno meteorologico città per città: ore di sole, ondate di calore, umidità relativa, raffiche di vento, brezza estiva, giorni freddi, piogge e nebbia sono alcuni degli eventi indagati per raccontare il gradimento del clima da parte della popolazione. La top ten della classifica per il tempo più mite, accanto a Catania e Pescara, vede la presenza di altre sei città del sud e delle isole: Bari, Crotone, Barletta Andria Trani, Cosenza e Siracusa. Premiato in generale il clima marino e penalizzato quello continentale. Nella top ten tutte città che si trovano sulle coste italiane: oltre alle prime tre, anche Livorno, Bari e Barletta Andria Trani, Savona, Crotone e Siracusa. Ad aggiudicarsi lo “scettro” di capitale del clima peggiore è Pavia: in generale la Pianura Padana si posiziona agli ultimi posti della classifica con Vercelli, Novara e Lodi.

Altri record: Siracusa si distingue per le ore di sole, Perugia per la brezza estiva e le città liguri per minori ondate di calore; Aosta e Sondrio tra le prime classificate (insieme alla già citata Imperia) per l’assenza di giorni di nebbia; · Trend negativo legato alle città nelle valli e nelle pianure, in particolare negli indicatori legati al caldo, perché territori lontani dal mare e dal vento: tra zone penalizzate c’è la valle interna di Caserta, la piana di Grosseto, il tavoliere di Foggia e così via?; · Mantova, che si trova al 99°posto, è la provincia che negli ultimi 10 anni ha registrato l’aumento più significativo della temperatura media dal 2008 al 2018, pari a quasi un grado centigrado; · Milano è tra le ultime dieci (96° posto), ultima tra le grandi metropoli dietro Bologna (75°), Roma (21°), Napoli (43°) e Firenze (51°). Per ogni parametro è stato elaborato il dato medio degli ultimi 10 anni (2008-2018), sino a ricavare un “Indice del clima” in base alla media dei punteggi riportati nei singoli parametri. Per ogni città è riportato anche l’andamento della temperatura media annua dal 2008 al 2018, che risulta ovunque in aumento.

L’indice del clima è il risultato di un lavoro inedito di datajournalism su un database climatico di oltre 1,84 milioni di record (16mila stringhe di valori meteo per ciascuna città). Per la prima volta l’indice del clima verrà utilizzato nella Qualità della vita 2019, la storica indagine del Sole 24 Ore pubblicata a fine anno che quest’anno compie 30 anni dalla sua prima edizione nel 1990. Sul Sole 24 Ore di lunedì 25 marzo anche i risultati di una ricerca sui cambiamenti climatici in Italia dal 1800 a oggi, che il quotidiano è in grado di pubblicare nella sua interezza. Dalla ricerca, avviata alla fine degli anni 90 dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) in collaborazione con l’università di Milano (UmiMi), emerge che rispetto all’anno 1800 l’Italia oggi è più calda di 2,3 gradi in media. La temperatura è salita soprattutto d’estate, la stagione che ha risentito maggiormente del riscaldamento climatico: in particolare, l’impennata si concentra per lo più dopo il 1980, data oltre la quale i termometri hanno segnato in media mezzo grado in più per ogni decennio. In Italia il 2018 è stato l’anno più caldo mai registrato dal 1800. Le scarse precipitazioni dell’inverno appena trascorso sono state, su scala nazionale, del 35% inferiori rispetto alla media. A farne le spese è soprattutto il Nord, dove il deficit sfiora il 50%, ovvero ha piovuto la metà di ciò che solitamente piove in inverno.

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