Il caso Loris, la verità di Veronica: “Non l’ho ucciso, si è strangolato da solo mentre giocava”

Loris Stival, otto anni, si è¨ strangolato mentre giocava con una di quelle fascette che usano gli elettricisti. Veronica Panarello, la fragile madre del piccolo trovato senza vita in un canalone alla periferia di Ragusa, il 29 novembre scorso, alla vigilia dell’udienza preliminare che si svolgerà  questa mattina davanti al Gup di Ragusa Andrea Reale, racconta la sua mezza verità . E’ vero, non ha accompagnato il figlio a scuola, quella mattina. E vero anche che l’ha buttato lei in quel fosso farcito di acqua e melma a «Punta Secca», ma non l’ha ucciso.

Il 13 novembre scorso, nel carcere di Agrigento dove è rinchiusa, ha raccontato come sarebbero andate le cose. «Solo a luglio ho cominciato a ricordare. Avevo rimosso tutto. Quella mattina non lo avevo accompagnato a scuola. E’ rimasto solo in casa una ventina di minuti. Quando sono tornata era in piedi, il busto reclinato in avanti, le mani sul petto, faceva fatica a respirare. Ho pensato che avesse ingoiato qualcosa e con le mani gli ho dato dei colpi sulla schiena, ma non stava meglio. Solo dopo qualche istante mi sono accorta che aveva una fascetta intorno al collo. Ho provato con le unghie a strapparla, ho usato anche le forbici arancioni, ma non ci sono riuscita. Ai polsi aveva le fascette dalla sera prima, quando se le era messe per gioco. Ho posato la mia guancia accanto alle sue labbra per sentirne il respiro, ma niente. Così, presa dal panico, l’ho caricato in auto e l’ho portato fino al mulino vecchio».

Veronica Panarello ha spiegato ai giudici che lo zainetto del suo primogenito l’ha buttato fra le canne di una discarica a cielo aperto, a cinque chilometri dal luogo del ritrovamento del cadavere. Giudici, carabinieri e la giovane donna hanno effettuato un sopralluogo nella zona indicata ma non è stata trovata traccia dello zaino in questione. A dieci mesi dall’arresto con l’accusa di omicidio volontario aggravato ed a poche ore dal momento in cui il gup di Ragusa deciderà  se rinviarla a giudizio, la mamma siciliana minuta, danneggiata da una infanzia difficile, mostra chiari segni di cedimento. Non confessa ma fornisce agli investigatori una mezza verità . Intanto, la Procura resta convinta che sia stata lei ad uccidere il suo bambino.

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