I GIOIELLI DEL SUD DIMENTICATI. Castello Ruffo sull’ Amendolea

I GIOIELLI DEL SUD DIMENTICATI. Castello Ruffo sull’ Amendolea

castello2di B.S. ALIBERTI BORROMEI

Situato in cima ad una rupe che domina la vallata dell’Amendolea, domina con la sua imponenza il Castello Ruffo con il suo villaggio attorno e le quattro chiese. Meglio dire dominava in quanto dell’antico splendore poco rimane e quello che si può oggi ammirare sono delle ruderi che oltre ad ospitare serpi, topi e insetti, fungono anche da rifugio per gli ovini. Circa le sue origini, alcuni studi recenti condotti dalla dottoressa Beatrice Borromeo e dal suo gruppo di studio che vede coinvolte le università di Messina, Jena, Roma e Budapest , danno la certezza , accuratamente documentata, che il castello di Amendolea e il relativo borgo sorgano sull’antica Peripoli, patria fino a qualche tempo fa discussa del grande scrittore, scultore Prasitele vissuto nel I sec a.C capo della scuola attica.

La fortezza costruita intorno alla fine dell’XI secolo, è ubicata in una zona strategica che un tempo,costituiva il confine tra Locri e Reggio Calabria, in una posizione che permette la visuale sia sul fiume Amendolea che sul fiume Condofuri, le cui acque impetuose, specie nella stagione invernale rendevano il maniero irraggiungibile quindi inespugnabile.

castello 3La sua fondazione è databile al 1086, come attestato dal diploma greco Sigillum Aureum , (una pergamena custodita fino al 1621 dalla diocesi di Mileto scritta in greco e poi tradotta in latino, ora presente presso gli Archivi Vaticani), quando per sanare una lite su questioni di confini furono chiamati alcuni arconti  i quali stabilirono  che tale Guglielmo avrebbe governato Bova, mentre Riccardo l’Amendolea. Intorno al 1200, Federico II ordinò la distruzione e nel 1300 Carlo di Durazzo ne impose il restauro. Tra le varie vicissitudini storiche, i castello giunse i mano ai Ruffo di cui mai si presero cura e in seguito al terremoto del 1908 e l’alluvione del 1953, la popolazione del piccolo borgo sottostante al castello si trasferì a Condofuri.

Di rilevante importanza sono le quattro  chiese, quella proto papale dedicata all’Assunta del XIV sec dove all’interno è stata ritrovata una campana datata 1639 ora trafugata, una statua “Madonna con Bambino” ora conservata nella chiesa dell’Amendolea attribuita a Rinaldo Bonanno del periodo tardo rinascimentale; quella di San Sebastiano del XVII sec abbattuta per permettere il passaggio della strada e di cui rimane solo un pezzo di campanile; la chiesa di Santa Caterina di cui è visibile solo una parte dell’abside e la chiesa di San Nicola del XIII sec situata un po’ più in basso rispetto al borgo dove ancora oggi si possono ammirare nelle tre absidi ridotte a ruderi degli affreschi raffiguranti  il santo.

castelloSi tratta di un vero e proprio gioiello abbandonato, un pezzo di storia locale, una voce  che grida vendetta e che presenta tutte le potenzialità per  turismo, cultura; un’ oasi di serenità con gli antichi splendori del passato per un futuro di una Calabria che vuole crescere, andare avanti sulle basi di quella cultura e tradizione proveniente dalla Magna Grecia.

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