I gioielli del Sud. A Baia scoperto un nuovo mosaico sommerso

Orazio sosteneva che “nessun golfo del mondo risplende più di essa”, e se qui avevano la villa delle vacanze personaggi del calibro di Giulio Cesare, Pompeo Magno, Marco Antonio, nonché il poeta Lucullo e Cicerone, c’è da esserne sicuri. Parliamo di Baia, nel golfo di Pozzuoli, luogo di villeggiatura d’elite ai tempi dell’Impero Romano e ora centro archeologico tra i più belli e suggestivi al mondo.
A pochi metri dalla riva, giace una vera e propria città sommersa, in quello che era il Lacus Baianus: ad una profondità di nemmeno 5 metri, è possibile scorgere mosaici, statue, resti di pavimenti in lastre di marmo e mura latine nascoste da ciuffi di posidonia e accarezzate da branchi di castagnole e saraghi di passaggio. Paradiso dei sub, la costa – il Portus Julius – a causa del bradisismo discendente, è stata quasi interamente sommersa nel X secolo e dal 2002 il Golfo è diventato area marina protetta.
E ancora non smette di stupire: tra il noto Ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni, è stato da poco rinvenuto un nuovo mosaico – il primo policromo – che faceva probabilmente parte di un complesso termale di 2.500 mq a sua volta parte di una residenza privata, ma ancora gli archeologi stanno studiando la provenienza anche se sono certi di poterlo datare attorno al III secolo d.C. Il pavimento in questione è a disegno geometrico composto da ottagoni accostati, decorati al centro da fiori stilizzati, tutti diversi fra loro.
Così da pochi giorni è all’opera l’equipe di restauratori del Ministero dei Beni Culturali per la messa in sicurezza della nuova ‘scoperta’, e i visitatori potranno vederli in azione per tutto il mese di luglio. Chissà a chi apparteneva questa residenza, che doveva essere lussuosa come tutte quelle costruite nella zona. I romani facevano infatti a gara a esibire la villa più elegante e sfarzosa, completa di bagni termali.
La zona era peraltro frequentata per le sue acque sulfuree che curavano affanni e malattie al punto che le terme, si dice, siano state inventate proprio qui. Il cielo azzurro, il mare trasparente, il clima piacevole, l’acqua calda: per i romani, era l’ambiente ideale per timolare la pigrizia e il piacere. Ad apprezzare gli ozi di Baia, c’era anche Cicerone che definiva questa la zona di “piaceri, amori e tradimenti”.
La società mondana ed elegante di Roma insomma si ritrovava tutta qui, ufficialmente grazie al potere terapeutico delle acque. In realtà, consumavano anche intrighi di palazzo e di letto, tra un tuffo nelle terme e banchetti a base di pesce. Era impossibile non farsi travolgere dalla frenesia e dalla voglia di piaceri ed avventure: il poeta Marziale notava ironicamente che “a Baia una donna arriva come una Penelope e ne riparte come un’Elena”. Ma Baia era anche un importante centro culturale e ricreativo, visto che Cicerone la definì ‘pusilla Roma’ in grado perfino di dare ispirazione agli imperatori che cercavano di riprodurre nella capitale alcune caratteristiche naturali della costa. Ad esempio, pochi sanno che il luogo dove è costruito a Roma l’Anfiteatro Flavio era in realtà un lago artificiale fatto costruire in precedenza da Nerone ispirato proprio dalla forma del Lacus Baianus. L’eccentrico imperatore romano voleva che a fianco della sua Domus Aurea ci fosse una conca d’acqua, proprio come nella sua villa a Baia. Caduto Nerone, in quell’area venne costruito il Colosseo, il quale conserva ancora la forma ovale del Lacus Baianus. Farsi ora un bagno in quelle acque si traduce in qualcosa più di un momento di refrigerio: significa ripensare alla Storia, riscoprire il passato, in un tuffo, è il caso di dirlo, che difficilmente si dimenticherà. (Agi)

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