I 91 anni di Raffaele La Capria

Nelle pagine di cultura del Corriere lo scrittore Raffaele La Capria ha spiegato come sono i suoi 91 anni e il suo rapporto con il tempo e la vecchiaia: mettendoci autoironie, disincanti e piccoli piaceri, e un’esperta capacità di raccontare.

“Tempo fa avevo scritto su questo giornale che i settant’anni potevano essere belli, belli da vivere. Ora mi chiedono: e i novanta? I miei novanta non sono male, anzi ne ho aggiunto un altro e ora ne ho novantuno. Io sto abbastanza bene. Ma ho visto tanti miei amici star male dopo gli ottanta, amici molto cari con cui ancora scambiavo pensieri e sentimenti; uno che non sa consolarsi per la morte della moglie e ne muore, un altro per la stessa ragione vorrebbe morire e tira avanti come può, un altro non può camminare più come una volta, e uno sta perdendo la memoria, un altro è diventato cieco, due si sono suicidati buttandosi da un balcone. E non parliamo delle malattie. Come si fa a non preoccuparsi?
E un pensiero centrale, un pensiero molto semplice, un pensiero dominante anche per un novantenne come me che sta benissimo, eccolo che rispunta continuamente: più andrai avanti con gli anni peggio sarà, niente di buono in futuro puoi aspettarti. Di questo parlavo ieri con un amico, un altro sopravvissuto come me, ieri a telefono; e adesso non ricordo più il suo nome, che so, so benissimo. I nomi vigliaccamente ti scappano, anche quelli che dovresti assolutamente ricordare, che sarebbe ovvio tu ricordassi. E non solo la memoria si deteriora, anche l?udito, e adesso se vai al ristorante non puoi più fare conversazione, meglio evitare il ristorante, il piacere di stare insieme a tavola con gli amici.
Sopportare tutto questo «non è impresa da poco», ma se ci metti su anche la sofferenza del mondo e tutti quei morti che ogni giorno s’accumulano, quelle montagne di morti, quei milioni di morti nelle stupide guerre, e quelli che a centinaia annegano prima di arrivare a Lampedusa, a volte desideri di esser morto anche tu”.

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