Gli errori di traduzione che hanno cambiato la storia

Gli errori di traduzione che hanno cambiato la storia

Tradurre un qualsiasi testo può essere molto rischioso. Un errore di traduzione può portare ad una grossa risata, ad un’espressione interrogativa ma può anzitutto compromettere qualcosa di importante soprattutto se ci troviamo a dover fare traduzioni legali e giuridiche o scientifiche e quindi che richiedono un certo lessico ed una specifica conoscenza dell’argomento oltre che della lingua nella quale si vuole tradurre il testo.
Tradurre in maniera accurata e senza errori è importante perché, come ci insegna la storia, un errore di traduzione può arrivare a costare la vita o cambiare visione al mondo.

Ad esempio, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha sempre insegnato che “Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto“.
Si tratta di un insegnamento talmente diffuso che lo consideriamo vero. In particolare, siamo tutti d’accordo sul fatto che Gesù fu crocifisso. E questo ce lo ricorda costantemente l’iconografia religiosa. Ma siamo sicuri che sia andata realmente così? Alcuni autori e diverse confessioni cristiane (tra le quali Testimoni di Geova), sono convinti che questa credenza derivi da un errore di traduzione. Infatti, la parola italiana croce traduce il latino crux, la quale a sua volta traduce il greco stauròs. Ma stauròs non significa croce bensì palo. Dunque potrebbe essersi trattato di un semplice palo né a forma di croce né a forma di T.
A conferma di questa traduzione ci sarebbero anche gli scritti dello storico romano del I secolo d.C. Tito Livio, il quale indica una crux che sembra significare solo un palo semplice.

Nel corso della storia si sono verificati diversi errori a causa di traduzioni sbagliate. Uno dei quali anche piuttosto recente. Si tratta del bombardamento del Monastero di Montecassino, ricordato come il più violento bombardamento contro un edificio accaduto durante la Seconda guerra mondiale avvenuto il 15 febbraio 1944 da parte delle forze alleate convinte che al suo interno si nascondesse un battaglione tedesco.
Il risultato di questo bombardamento fu terribile: i monaci si salvarono ma le diverse centinaia di profughi che avevano trovato rifugio sotto quelle mura ne rimasero uccisi. Ma soprattutto fu distrutto il più glorioso monastero dell’Occidente, costruito nel 529 da san Benedetto, che vi scrisse la sua famosa Regola, e sopravvissuto nei secoli alle incursioni di Longobardi, Saraceni e Normanni, nonché a un terremoto nel 1349.
Ma perché proprio il monastero? La decisione di bombardarlo sarebbe derivata dall’intercettazione di un messaggio tedesco composto da una domanda: “Ist Abt noch im Kloester?” (L’abate è nel monastero?) e una risposta: “ya, in Kloster mit Monchen” (Sì, nel monastero con i monaci). Per un tragico errore, un ufficiale forse eccessivamente sospettoso aveva inteso la parola abt (abate) come abbreviazione di abteilung (battaglione), facendo diventare questo messaggio una prova inconfutabile che i tedeschi, in violazione dell’accordo con il Vaticano di considerare l’edificio zona neutra, fossero asserragliati nel monastero insieme ai monaci.

Anche le fiabe, però, non sono esenti da errori. Basta pensare che la famosa scarpetta di cristallo di Cenerentola deriva, in realtà, da un errore di traduzione. Infatti, nel testo originale la scarpetta era semplicemente rivestita di vair, ovvero della pregiata pelliccia di un roditore simile all’ermellino, ma l’omofono verre, ovvero vetro, cristallo, ha creato l’equivoco che ha dato origine alla più nota versione della favola.

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