flavio pagano

di LAURA BERCIOUX

Flavio Pagano, scrittore e giornalista, tempo fa raccontò una storia poco conosciuta sulla Shoà. Una storia di uomini “invisibili” che affollarono i campi di concentramento.

Pagano, chi erano questi invisibili?

“Prima di rispondere vorrei muovere una critica alla gestione della “Giornata della Memoria”. L’ecatombe del popolo ebraico è un evento. infatti. così drammatico da oscurare altri massacri mostruosi perpetrati dalla ferocia nazista. L’uccisione di dissidenti, omosessuali, e zingari, ad esempio. Su quest’ultimo punto, l’eccidio degli zingari, che non si chiama Olocausto ma Porrajmos (che significa “divoramento”) insieme ad Alessandro Cecchi Paone ho pubblicato un libro nel 2009 “La rivolta degli zingari – Auschwitz 1944” edito da Mursia, che per la prima volta ha raccontato un episodio unico nella storia delle deportazioni: una rivolta, appunto. La tragica, eroica ribellione degli zingari di Aushwitz (dove c’era un settore specifico, e dove gli zingari erano gli unici a vivere tutti insieme, senza separazioni tra uomini e donne). La ribellione straordinaria con la quale, armati di pietre, spranghe, ferri da calza, uomini donne e bambini del popolo del vento riuscirono a impedire alle SS di condurli nelle camere a gas. Ma non bastò. In seguito i tedeschi riuscirono comunque a sopraffarli e alla fine i sopravvissuti delle decine di miglia di zingari deportati si contano sulla punta delle dita.

Si può fare un bilancio da quando è stata istituita questa Giornata?

“L’Italia è stato il Paese più lento a istituire la Giornata, ma poi è diventato forse il più attivo, il più partecipativo, almeno a livello istituzionale e mediatico. È sempre difficile influire sul sentire delle persone dall’alto e la manutenzione della memoria in un mondo così distratto e frettoloso è sempre più complicata. Le “giornate” dedicate a un tema o a un evento si stanno moltiplicando pericolosamente, ormai c’è una “giornata” su tutto. Questo è un male: solo poche cose, per essere veramente ricordate, assimilate, per diventare parte del nostro vero sentire quotidiano, dovrebbero essere immortalate in una Giornata come quella della Memoria”.

L’apertura dei cancelli del più noto dei campi di concentramento si accompagna sempre più verso una crescita dell’antisemitismo

“L’antisemitismo è una realtà costante nella Storia. E sicuramente l’acuirsi della crisi economica è un terreno fertile perché simili aberrazioni attecchiscano. Come dicevo prima, bisogna stare attenti a che porsi da una parte o dall’altra non sia una “moda” più che una vera e consapevole scelta. Solo schierandosi convintamente e fondatamente dalla parte della difesa della libertà, si può combattere chi la avversa e la vorrebbe sopprimere”.

Orrori, stermini di genere, pulizia etnica, terrorismo, la nostra civiltà appare sotto un attacco potente e multiforme, l’esperienza della seconda guerra mondiale è servita?

“L’esperienza, purtroppo la Storia ce lo insegna, deve essere diretta e personale affinché conti realmente. Quindi direi di no, anche perché se la memoria “simbolica”, come quella della Giornata della Memoria, è dura a consolidarsi, la memoria storica vera e propria passa per uno dei problemi più importanti della società attuale, la decadenza della scuola, dell’istruzione: molta gente non sa neanche che cosa è la Seconda guerra mondiale…”.

Il meridione già conobbe una forma di shoà cinquecento anni fa

“Al di là di questo, il Sud, e Napoli in particolare – una vicenda dimenticata che io stesso riportai all’attenzione mediatica con un articolo sul Corriere del Mezzogiorno, poi ripreso dal Corriere della Sera – hanno difeso i propri ebrei anche nella Seconda guerra. L’insurrezione di Napoli nella “quattro giornate” non fu probabilmente epica, come una tradizione cinematografica e letteraria semplicisticamente politicizzata vorrebbe, però ebbe l’enorme merito di costringere i tedeschi a rinunciare alla grande retata di Roma, e in generale a imporre loro di concentrarsi su ben altre contingenze che i rastrellamenti e le deportazioni”.