Giornalismo, l’algoritmo che ti crea la rivista

Il giornale britannico Guardian ha iniziato a pubblicare un nuovo settimanale di carta, The Long Good Read, un esperimento editoriale di cui si sta parlando parecchio in questi  giorni. È realizzato in collaborazione con The Newspaper Club (un’azienda che si occupa di piccoli giornali autoprodotti), è creato in buona parte automaticamente grazie ad alcuni algoritmi, con un coinvolgimento quasi pari a zero di redattori: è formato da 24 pagine e per il momento ha una tiratura limitatissima ed è distribuito il lunedì mattina solo al #GuardianCoffee, il bar di Londra gestito dal Guardian.
Come spiega il sito Nieman Journalism Lab, un algoritmo passa in rassegna gli articoli più lunghi pubblicati dal Guardian nei precedenti sette giorni: la selezione finita arriva poi a un editor – unica persona coinvolta nel processo di produzione del settimanale – che decide quali articoli inserire e quali escludere. Nell’ultima fase del processo, le scelte dell’editor, in formato di link, sono inserite nel software ARTHR di The Newspaper Club, che impagina il giornale da solo. Jemima Kiss, capo della parte tecnologica del Guardian, ha detto che The Long Good Read è un modo innovativo e originale di dare nuova visibilità ai buoni articoli già pubblicati: «È solo un modo di riusare quei contenuti in una maniera inventiva e non dare eccessivo peso al fatto che è un giornale». La produzione e la stampa di un numero di The Long Good Read avviene in circa un’ora.
In realtà The Long Good Read non è un’idea nuova. L’ex sviluppatore del Guardian, Dan Catt, l’aveva messa a punto parecchi anni fa, anche se solo in versione digitale. L’idea di Catt era di raccogliere storie lunghe e inchieste particolari, selezionate per un pubblico che “avesse tempo di leggerle”, dopo il lavoro o in un pigro sabato mattina.
Catt ha spiegato il suo sistema:
Abbiamo usato quegli strumenti e scritto il nostro piccolo “robot” (un insieme di algoritmi) per far emergere quei contenuti che speriamo siano buoni, interessanti, a volte divertenti, a volte articoli lunghi. Poco prima che sia messo insieme un nuovo numero del giornale posso andare sulla nostra bacheca, che mi fa vedere più o meno 30 articoli “top”, circa l’1 per cento di tutti gli articoli originariamente pubblicati dal Guardian.
Il passo successivo è stato quello di pensare il prodotto in versione cartacea, perché – come spiega The Newspaper Club, a volte è piacevole anche allontanarsi dallo schermo di un computer. Già nel 2011 l’azienda aveva iniziato a parlare di una collaborazione con The Long Good Read, ma l’apertura di #GuardianCoffee è stata l’opportunità decisiva per sviluppare il progetto.
Tom Taylor, capo ingegnere di The Newspaper Club, ha raccontato a Nieman Journalism Lab che la sua azienda è nata quattro anni fa come una sorta di attività di stampa “su misura”: si è specializzata in giornali che hanno tirature molto limitate, creando  gruppi di ordini di stampa sia digitale sia cartacea per ridurre i costi e permettere alle persone di stampare agilmente le poche copie del loro giornale. Secondo Taylor lo sviluppo della tecnologia ha cambiato il modello tradizionale di giornale: The Newspaper Club, tuttavia, non vuole sostituirsi ai quotidiani tradizionali, ma cerca di capire come la forma di ciascun prodotto possa essere personalizzata.
Al momento il Guardian ha in programma la stampa di un numero limitato di The Long Good Read: nel frattempo cercherà di capire se continuare a sviluppare il progetto.

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