Alta contaminazione di  manganese, benzene, mercurio” e altri “idrocarburi” nelle acque di Gela. È il verdetto dei consulenti, incaricati dalla Procura gelese guidata da Fernando Asero, di analizzare i reflui provenienti dalla raffineria e che hanno spinto i magistrati a chiedere e ottenere dal gip il sequestro preventivo degli “impianti asserviti alla bonifica della falda del sito” gestiti da Eni Rewinds Spa, società del colosso energetico Eni.

L’azienda, in passato chiamata EniChem e poi Syndial, si occupa di “progetti di bonifica e di recupero sostenibili in Italia e all’estero”, e gestisce gli impianti di trattamento delle acque reflue (Taf) all’interno della raffineria gelese. L’accusa è di omessa bonifica, perché secondo i pm la società di Eni non avrebbe rispettato il piano di risanamento dettato dal ministero dell’Ambiente per la bonifica delle acque di falda, che era stato approvato con decreto nel 2004.

Per il momento, sarà un amministratore giudiziario nominato dal Gip a gestire l’impianto. Nel frattempo però continuano gli accertamenti degli inquirenti, e non è escluso che si possano cercare responsabilità anche per i dirigenti e manager della società finita sotto sequestro, che potrebbero rispondere di disastro ambientale.

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