Gargano. L’antica storia delle pietre e dei marmi

A destare l’interesse industriale sulle cave saranno gli studi del medico di San Marco in Lamis Leonardo Cera, tanto che con il Regio Rescritto del 17 luglio 1839 il ministro degli Affari Interni del Regno delle due Sicilie, Nicolò Santangelo, incarica l’esperto professore di mineralogia Leopoldo Pilla di verificare la valenza degli studi di Cera. Gli studi geologici del Pilla, il quale  diventerà titolare della cattedra di geologia presso l’Università di Pisa, saranno trasmessi sotto forma di rapporto al Ministro e all’Intendente di Capitanata e conservati negli «Atti della Reale Società e Camera di Commercio di Foggia»[i]. In quel rapporto il prof. Pilla poneva l’attenzione anche su masse di marmo nelle vicinanze del Monastero di Stignano e l’esistenza di antiche cave nei pressi del Monastero di San Giovanni in Pane.

Campioni di marmi garganici furono inviati nel 1867 dalla Reale Società Economica di Capitanata alla Esposizione Universale di Parigi e da tale meritevole iniziativa nacque la «Società Anonima per l’estrazione, la lavorazione e l’esportazione dei Marmi e degli Alabastri della Capitanata» con sede in Firenze, il cui Comitato Fondatore diede incarico all’ing. Paltrinieri di eseguire ulteriori studi sui marmi del Gargano. La Società Anonima non ebbe vita lunga e le travolgenti volontà post unitarie di sfruttare industrialmente le cave di Apricena e di Poggio Imperiale, al fine di portare sviluppo, occupazione in una terra che ancora portava i segni della feroce guerra civile seguita al processo unitario, caddero nel vuoto. Un oblio dovuto a scelte di politica economica consapevolmente adottate dai governi liberali dei primi decenni dell’unità, dietro l’imposizione di una elitaria consorteria di militari e burocrati legati alla dinastia regnante dei Savoia, fermamente determinati a concentrare lo sviluppo industriale nelle regioni settentrionali del paese da poco unito.

Appare, allora, alquanto ingeneroso e affrettato il giudizio espresso dall’ing. Paltrinieri nel suo rapporto del 1867 al Comitato Fondatore della Società Anonima, quando scrive che «in Italia non vi è Accademia, non Riunione Scientifica che nelle loro adunanze non trattino di promuovere la industria e di migliorare le condizioni del bracciante, là dove la necessità più urge, attivando sistemi più economici e più atti a risvegliare l’industria operosa in tutti quei luoghi e provincie che presentano mezzi per impiegare la mano dell’uomo. Tali mezzi per l’inerzia del Governo Borbonico e dei Proprietari delle cave suindicate restarono abbandonati e trascurati, mentre un sicuro alimento e collocamento vi avrebbero trovato tanti e tanti miserabili braccianti che ora languiscono nella miseria, nell’emigrazione, nel vagabondaggio[ii]».

Un’opinione avara anche alla luce di quanto lo stesso Paltrinieri aveva riportato sull’interesse di Carlo di Borbone e sugli studi del prof. Pilla finanziati per intervento del ministro Santangelo nel 1839. Tra l’altro, non poteva prevedere l’ing. Paltrinieri che la vera emigrazione sarebbe avvenuta alcuni decenni più tardi, quando la miseria più nera avrebbe spinto milioni di meridionali oltre oceano, verso le Americhe.

Peraltro, Matteo Fraccareta, nel secondo tomo del Teatro Storico del 1832, parla dei marmi del Gargano in questi termini: «Ha vene di marmo verde, e bianco, di tartaruga e bacchiglione mischio di nero, bianco, e fulvo di tartaruga, come scorgesi nella Chiesa della Croce in Apricena, nelle porte del nostro Monistero de’ PP. Celestini, nelle fontane della R. Villa dal 1820, piantate in Foggia all’Est, ne’ R. Palagj di Napoli, Portici, e Caserta… » [iii]

Ed era stato lo stesso Fraccareta a precisare che i marmi per i palazzi reali di Napoli, Portici e Caserta erano stati prelevati dalle cave di San Giovanni in Piano, di Castelpagano e di Montegranaro e trasferiti su grandi carri a Manfredonia per essere infine imbarcati per la Capitale. L’ing. Pilla aveva appreso queste notizie dal Fraccareta e gli studi del Pilla erano fin troppo note all’ing. Paltrinieri[iv].

[i] L. PILLA, Sopra una peregrinazione geologica sul Gargano e sui marmi di quella contrada, (1° e 2° Rapporto a S.E. il Ministro Segretario di Stato degli Affari Interni, in data 8 gennaio 1840 e 20 gennaio 1840). Giornale degli Atti della Soc. Economica e Camera di Commercio di Capitanata, vol. V, Foggia, 1840; L. PILLA, Relazione diretta all’Intendente di Capitanata il 23 gennaio 1840 sopra la struttura geologica del Monte Gargano. Giornale degli Atti della Soc. Economica e Camera di Commercio di Capitanata, vol. V, Foggia, 1840.

[ii] La Pietra di Apricena, a cura della Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Foggia, Foggia, Tip. Leone, 1966, tav. VII, p. 83.

[iii] M. FRACCARETA, Teatro storico, topografico e poetico della Capitanata, cit., nota 51, p. 117.

[iv] Sui cenni storici dei marmi di Apricena e Poggio Imperiale cfr. La Pietra di Apricena, a cura della Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Foggia, cit.

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