Forza Italia lascia il governo, addio alle larghe intese

Forza Italia: Larghe intese finite. Passiamo all'opposizione
“Siamo arrivati alla determinazione che non ci sono più le condizioni per proseguire nella collaborazione con questo governo. Della decisione è già stato informato il capo dello Stato” E’ netto il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani nel corso della conferenza con cui insieme al suo collega di Montecitorio Renato Brunetta decreta in pratica la fine dell’attuale maggioranza. Poi Brunetta stesso è ancora più esplicito: “Ritiriamo l’appoggio al governo e passiamo all’opposizione. Questo non può non avere conseguenze sul quadro di governo e istituzionale. Ora sta alla sensibilità del premier Letta e alla lungimiranza del presidente della Repubblica valutare il da farsi”. “Il governo di larghe intese è finito. La natura dell’esecutivo è cambiata: chiamatelo di sinistra o come volete, ma le larghe intese non esistono più – aggiunge Brunetta -. Il nostro è un grande rammarico: le larghe intese erano nate per volontà del presidente Berlusconi. Ma in politica economica siamo al totale fallimento. La legge di Stabilità è sbagliata, costruita male e discussa peggio”. “Visto che le larghe intese sono finite – insiste ancora Brunetta -, la prassi istituzionale vuole che il presidente del Consiglio salga al Quirinale e rassegni le sue dimissioni”. “Da una forza come la nostra – precisa poi Romani – arriverà sempre una opposizione responsabile”. Ma intanto i due capigruppo chiariscono che “il maxiemendamento alla legge di Stabilità è totalmente irricevibile dalla nostra parte politica”. E Romani aggiunge lapidario: “Domani è la morte della democrazia, è la fine di un periodo della Repubblica, domani è il funerale della democrazia”. Le pressanti richieste di Forza Italia per una formale verifica di governo vengono subito gelate da un comunicato del Quirinale. “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – si legge in una note del Colle -, ha ricevuto questa sera al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, al rientro dal vertice italo-russo di Trieste”. “Entrambi – si legge ancora – hanno preso atto della decisione comunicata dai Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia di esprimere voto contrario sulla legge di stabilità su cui il governo ha posto la questione di fiducia. La necessità che ne consegue di verificare la sussistenza di una maggioranza a sostegno dell’attuale governo sarà soddisfatta in brevissimo tempo durante la seduta in corso al Senato con la discussione e la votazione sulla già posta questione di fiducia”. Una replica di Napolitano che non piace affatto ai capigruppo parlamentari azzurri. “Ci permettiamo di dissentire dalla nota del Quirinale – dichiarano Brunetta e Romani – Lo svolgersi di questa ‘crisi’ si dovrebbe consumare attraverso un dibattito ad hoc, trasparente, che coinvolga entrambe le Camere e che non riguardi un solo provvedimento, pur importante, come in questo caso la legge di stabilità”. Dal canto suo Angelino Alfano si smarca decisamente dalla posizione dei berlusconiani. “Avevamo visto giusto, avevamo visto lontano – dice il leader di Nuovo Centrodestra -. Sapevamo che sarebbe finita così e adesso siamo alla cronaca di un esito ampiamente annunciato. Avevamo detto e ripetiamo che è sbagliato sabotare il governo e portare il Paese al voto, per di più con questa legge elettorale a seguito della decadenza del presidente Berlusconi, decadenza che consideriamo del tutto ingiusta”. “La legge di stabilità – continua il vicepremier -, che comunque non aumenta le tasse ed è ancora migliorabile alla Camera, però, è diventata una scusa, un pretesto che non regge di fronte alla difficoltà di un Paese che ha bisogno di un buon governo e non del buio di una crisi senza sbocco e senza prospettive”, aggiunge Alfano. “Noi, dunque, continueremo a lavorare per l’Italia”, conclude. Stamani intanto Silvio Berlusconi aveva invitato i senatori di Pd e Movimento 5 Stelle a “mettersi una mano sulla coscienza e di fronte a testimonianze incontrovertibili” sulla sua innocenza, in vista del voto sulla decadenza da senatore. Ospite della “Telefonata” di Maurizio Belpietro, il Cavaliere era tornato a ribadire la propria non colpevolezza in merito al processo sui diritti tv, che lo porterà a chiederne la revisione. “Presenteremo il ricorso non appena avremo le testimonianze che abbiamo annunciato – ha detto il leader di Forza Italia -. Io sono già stato scagionato dai fatti concreti, così come hanno accertato i giudici imparziali”, ovvero quelli delle sentenze precedenti. Berlusconi ha anche riaffermano di non aver chiesto nulla al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (“niente che mi riguardasse”) prima di acconsentire al varo del governo Letta. Temi che Berlusconi rilancia parlando a “Studio aperto”. Quello sui diritti tv Mediaset – insiste – è stato “un processo farsa” in cui “sono stati negati alla mia difesa 171 testimoni”. Ma le nuove carte in arrivo dall’estero “mi consentiranno di chiedere la revisione del processo alla Corte d’Appello di Brescia”, assicura. Berlusconi auspica che i senatori Pd-M5s “non debbano pentirsi” di ciò che decideranno domani. E avvisa che quanto gli è accaduto “potrebbe capitare anche a un altro leader. Sono assolutamente innocente, la eliminazione per via giudiziaria porta a una democrazia dimezzata in cui la classe politica è selezionata dal potere della magistratura”, è il suo monito. Quanto alla manifestazione pro Berlusconi in programma domani, è “assolutamente legittima” e sarà “pacifica”. Quella manifestazione “è solo l’inizio”, assicura Berlusconi. Ma sulla possibilità di far slittare il voto sulla decadenza non ci sono spiragli. Il presidente del Senato Pietro Grasso, dopo la riunione dei capigruppo, ha chiarito che gli ordini del giorno saranno posti ai voti domani a partire dalle 19. Ieri il capogruppo Pd, Luigi Zanda, aveva confermato l’intenzione di votare mercoledì 27 e il presidente della Giunta delle elezioni, Dario Stefano (Sel) aveva definito un rinvio “inopportuno”. Ancora più duri i Cinque stelle. In serata il gruppo del Senato ha diramato una nota collettiva per definire “provocazioni” le parole del Cavaliere. Linea oggi ribadita dal senatore Michele Giarrusso.

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