FOCUS. I condoni edilizi: in 30 anni pochi incassi e ancora 5 milioni di pratiche da esaminare

Si riparla di condono edilizio. Ma in oltre trentanni, oltre a portare qualche voto alla coalizione che lo ha proposto, non è mai stato un buon affare per le casse dello Stato e, quindi, per i contribuenti.

Il primo ci fu nel 1985. Gli altri due con Berlusconi, rispettivamente nel 94 e nel 2003. Incassi per 16 miliardi di euro ma anche tante polemiche per uno strumento, quello della sanatoria, che ha fatto sì che l’abusivismo abbia toccato punte del 28% rispetto al totale delle costruzioni realizzate, quasi una casa su tre è stata realizzata non rispettando le regole.

Saranno passati da 16 anni con l’ultimo condono ma gli italiani hanno continuato a costruire abusivamente con una media tra il dieci 15% del totale delle costruzioni. Sul fenomeno ha pesato molto l’effetto annuncio: a ridosso del 1985, anno della prima sanatoria, vennero costruite 230000 abitazioni non in regola, il 29% del totale. Un po’ meno nel 94 e soprattutto nel 2003 quando l’attesa è stata meno lunga ed è stata comunque messa in campo una legislazione più severa.

Una sanatoria che comunque ha dato anche i suoi frutti economici 16 miliardi ma anche una serie di problemi insoluti, a cominciare dalle pratiche inevase: sono ancora 5 milioni con un buco per le casse dello Stato, di 21 miliardi. Se andiamo a guardare la classifica per città spicca il primo posto della Capitale, con 800 milioni non riscossi e quasi cinquecentomila domande presentate.

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