“Il prolungarsi dell’incertezza dovuta al conflitto contribuisce a indebolire il tessuto produttivo italiano, specie nel Mezzogiorno a fronte della inevitabile volatilità degli andamenti congiunturali che caratterizzano l’attuale contesto economico internazionale”. Ne è convinto Marco Zigon, presidente della Fondazione Matching Energies e del Gruppo Getra,realtè industriale leader nella produzione di trasformatori elettrici e di sistemi di interconnessione delle reti elettriche. Ne parla in una intervista apparsa sul www.ildenaro.it dove delinea gli scenari dell’energia derivanti dalla guerra in Ucraina. Argomento che ha trattato al Festival dell’Economia di Trento. Qui di seguito sei proposte per il Mezzogiorno futuro prossimo.

Mezzogiorno: un nuovo ruolo

Hub di produzione e trasmissione delle energie rinnovabili verso Italia e verso Europa. Si può fare a tre condizioni: un upgrade tecnologico delle reti elettriche, che devono diventare smart; la connessione del Nord Africa all’Italia mediante la supergrid delle energie rinnovabili. Terzo: va snellito l’impianto regolatorio e autorizzativo odierno in materia di infrastrutture energetiche.

Mezzogiorno e PNRR 

Il Piano mette a disposizione del Mezzogiorno 82 miliardi di euroMa non è solo un pacchetto di risorse, perché ha per obiettivo la riduzione del divario interno del Paese, unico in Europa a vedere una convivenza di una vasta area sviluppata e di una ampia area in ritardo negli stessi confini. E difatti gli obiettivi del PNRR per il Mezzogiorno sono un Sud più connesso e collegato, che attrae investimenti, più sostenibile e che garantisce servizi sociali. 

Mezzogiorno ed effetto guerra

A Glasgow circa duecento Paesi del mondo hanno convenuto sull’impegno di mantenere l’aumento della temperatura glogale entro il limite di 1.5 C. L’invasione dell’Ucraina ha prodotto l’effetto di rendere necessaria una drastica riduzione della nostra dipendenza dal gas di provenienza russa. Ma questo non fa che accelerare l’impulso alla autonomia energetica basata sulle FER. Infatti la ricerca di altri Paesi fornitori o il ricorso ad altri idrocarburi e persino l’impulso alla realizzazione di rigassificatori, nulla toglie all’indispensabile incremento delle tecnologie di sviluppo delle rinnovabili.

Mezzogiorno e rinnovabili

Attuale produzione italiana di energia elettrica da fonti rinnovabili: se il Nord è area specializzata nella quota dell’Idroelettrico e delle Bioenergie, il Sud invece si presenta come piattaforma dell’energia eolica, con il 97% della produzione nazionale, e del solare, con il 41%.

Mezzogiorno piattaforma energetica?

Il Mezzogiorno deve essere anzitutto l’hub di connessione anche per la trasmissione delle fonti rinnovabili di produzione Nord Africana. Con un tasso di elettrificazione FER al 50% in Nord Africa si avrebbe la copertura del fabbisogno elettrico dei Paesi del Maghreb, un surplus annuale di 424 TWh disponibile per l’esportazione verso l’Italia e l’Europa e un risparmio stimato di emissioni / anno da carbonio di circa 24 milioni di tonnellate.

Mezzogiorno e tencologie di accumilo.

Un contributo allo sviluppo delle rinnovabili può veniredalle tecnologie che utilizzano l’idrogeno verde come vettore energetico. La priorità resta integrare le capacità di accumulo dell’energia elettrica con lo stoccaggio dell’idrogeno prodotto con la generazione da FER. Lo sviluppo della filiera dell’idrogeno potrebbe essere la soluzione per la gestione della discontinuità delle fonti rinnovabili

Mezzogiorno energetico: i case history

Il Sud già oggi rappresenta il 17-18% del valore aggiunto prodotto da questa filiera e vede insediate il 20% delle imprese attive in questo settore. Una direzione di marcia attestata da alcuni progetti strategici già in campo. Parlo dei rigassificatori di Gioia Tauro e Porto Empedocle con un investimento complessivo di circa 2,5 miliardi e occupazione per 2400 addetti tra diretti e indotto. Va poi segnalata la Gigafactory dei pannelli solari di Enel Green Power farà dello stabilimento di Catania, con cui il Sud diventerà il più grande produttore di pannelli solari in Europa.

Le insidie e i freni

I limiti tecnici alla espansione delle rinnovabili sono sormontabili con le soluzioni innovative che verranno dalla ricerca applicata, ma il principale freno da rimuovere è un quadro regolatorio da modificare presto ein maniera consistente. Gli investimenti che trovano impedimento ogni anno in Italia valgono 8,5 miliardi e mezzo pari e 1000 megawatt. E le opere più contestate appartengono al comparto energetico. Perdiamo un effetto moltiplicatore degli investimenti in infrastrutture che è di circa 3 volte. E non ce lo possiamo più permettere. Anche perché un miliardo in infrastrutture ne genera fra 2 e 3 miliardi in PIL e circa 1000 posti di lavoro.

Di Claudio D'Aquino

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa