I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm rilanciano l’allarme: per salvare l’ex Ilva servono una legge speciale e un investimento pubblico-privato da 9 miliardi di euro.
La richiesta è stata ribadita oggi a Roma, durante una lunga giornata di incontri con i rappresentanti dei principali partiti politici.

Presenti Lega, Fratelli d’Italia, Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Noi Moderati. Assenti invece Azione, Forza Italia e Movimento 5 Stelle.

Le priorità dei sindacati

Secondo le tute blu, la legge speciale deve garantire:

  • Tutela occupazionale per i circa 10 mila lavoratori tra Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria (di cui 3.000 già in cassa integrazione, destinati a diventare quasi 4.000).

  • Continuità produttiva, oggi al minimo storico dopo lo stop dell’Altoforno 1 a maggio.

  • Decarbonizzazione e rilancio industriale, con il piano dei commissari che prevede 4 forni elettrici, 4 impianti Dri e l’utilizzo del gas.

  • Presenza dello Stato nella nuova compagine azionaria, per garantire un ruolo strategico nella filiera dell’acciaio.

I tempi stringono

Il dossier ex Ilva resta “congelato” dopo l’accordo di programma firmato il 12 agosto al Mimit, in attesa della chiusura del nuovo bando di gara fissata al 15 settembre.

Ma i sindacati avvertono: senza risorse immediate — 8-9 miliardi in otto anni — non sarà possibile garantire né la ripartenza della produzione né la salvaguardia dei posti di lavoro.

Non c’è più tempo da perdere”, sottolineano Fim, Fiom e Uilm. Tutti i partiti presenti hanno promesso di discutere l’ipotesi di una legge speciale.