Evasione fiscale, l’Europa promuove l’Italia

 Promossi nella lotta all’evasione fiscale con la spinta ai pagamenti elettronici, e nell’economia circolare. Bocciati per l’incidenza della spesa per le pensioni e per la previdenza che resta molto alta, l’eccessivo peso fiscale sul lavoro e il debito pubblico che rappresenta sempre «un’importante fonte di vulnerabilità dell’economia».

Il Country report 2020 sull’Italia, che questa mattina la Commissione europea approverà insieme a quelli di tutti gli altri Stati membri, e che contiene un’articolata radiografia degli squilibri macroeconomici del Paese, riconosce quest’anno «sostanziali progressi» nella lotta all’evasione fiscale, «compreso il rafforzamento dell’uso obbligatorio dei pagamenti elettronici». «Qualche progresso» è stato compiuto nel coordinamento tra le politiche sociali e le politiche attive del lavoro a favore dei gruppi più svantaggiati; così come passi avanti sono stati fatti negli investimenti in ricerca e innovazione e nella qualità delle infrastrutture. Tra le priorità indicate dalla Ue, anche la necessità di migliorare l’efficacia del sistema educativo, in termini di risultati, con investimenti mirati e favorendo la riqualificazione. Il rapporto sugli squilibri macroeconomici dà una valutazione moderatamente positiva anche dei progressi nel settore bancario italiano che sta continuando a ridurre i crediti in sofferenza, diventando più resiliente, «anche se restano sacche di vulnerabilità»: i non-performing loans, ricorda Bruxelles restano complessivamente a livelli ancora elevati se confrontati con quelli degli altri Paesi dell’area euro paragonabili all’Italia, soprattutto per le banche più piccole. Si apprende intanto che gli uffici dell’agenzia delle Entrate stanno adottando criteri differenti nell’irrogazione delle sanzioni per le dichiarazioni contenenti false fatture.

Queste diversità dipendono non solo dal singolo Ufficio, ma in alcuni casi anche all’interno della medesima direzione provinciale. Gli accertamenti notificati negli ultimi mesi del 2019 riguardano in molti casi violazioni relative all’anno 2014, commesse in sede di dichiarazione 2015. Si tratta quindi delle ultime ipotesi in cui non si applica direttamente il regime sanzionatorio introdotto dal 1° gennaio 2016. Gli uffici dovrebbero irrogare la sanzione che, caso per caso, risulti più favorevole al contribuente dopo il confronto tra penalità vigente al momento di commissione dell’illecito e nuova penalità (favorevole). Ciò vale anche per le dichiarazioni contenenti fatture per operazioni soggettivamente o oggettivamente inesistenti.

Go to TOP