Emergenza frane, 160mila calabresi a rischio: è record

Sono 160mila i cittadini che vivono in zone a rischio per le frane in Calabria che è la regione con il maggior numero di persone in pericolo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia, peraltro, che a questi si aggiungono i 59mila calabresi che vivono sotto la minaccia delle alluvioni con il risultato che il 100 per cento dei comuni della Regione si trova in aree a rischio idrogeologico per un superficie di 1167 chilometri quadrati, a causa dell’incuria e della cementificazione selvaggia. Il maltempo – sottolinea la Coldiretti – si è abbattuto dunque su un territorio reso piu’ fragile a causa del consumo di suolo agricolo che ha ridotto la capacità di ritenzione idrica dei terreni provocando frane e smottamenti ma anche danni alle pregiate coltivazioni di bergamotto e agli uliveti. Molte strade di campagna, oltre la viabilità normale, sono impraticabili e diversi imprenditori della Coldiretti, con i propri mezzi stanno collaborando per affrontare le situazioni di emergenza come la necessità di garantire l’alimentazione agli animali che si trovano negli allevamenti isolati.

Anche i Consorzi di Bonifica con le poche risorse hanno dato la loro disponibilità e in qualche caso, per quanto di loro competenza, sono già intervenuti. Occorre verificare se esistono le condizioni per la dichiarazione dello stato di calamità, ma sul piano strutturale – sostiene la Coldiretti – bisogna intervenire con l’attività di prevenzione per la mitigazione del dissesto idrogeologico. In Italia siamo di fronte – precisa la Coldiretti – ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati quest’anno con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense ed il repentino passaggio dal sereno al maltempo con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce piu’ ad assorbire.

Sul piano strutturale a questa situazione – continua la Coldiretti – non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato in Italia ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata capace di assorbire l’acqua. Ogni giorno – precisa la Coldiretti – viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento. Il risultato – conclude la Coldiretti – è che più di otto comuni su dieci (82 per cento) hanno parte del territorio a rischio frane e alluvioni.

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