Emergenza coronavirus, l’Italia divisa in tre zone

Lo stato di emergenza dettato dal coronavirus si misura anche con la pioggia di decreti d’urgenza, norme attuative , ordinanze e circolari che stanno arrivando da Palazzo Chigi, da Regioni e Comuni. Un mix di misure partite con il decreto legge varato domenica notte tutte finalizzate a contenere il contagio e che alla fine hanno, almeno alla serata di ieri al termine di un nuovo consiglio dei ministri, diviso l’Italia in tre aree quella `bianca” in cui ricadono regioni, province e comuni definiti non cluster, ossia quelle meno a rischio contagio; una zona gjalla in cui rientrano le sei regioni con più casi di Covid-19; la zona rossa in cui ricadono ho comuni del lodigiano e quello veneto di Vò Euganeo in cui c’è stato il primo decesso italiano da Coronavirus. Il Governo per evitare corse in avanti di governatori e sindaci ha dunque deciso di emanare ieri un Dpcm per le 6 regioni della zona gialla e un nuovo provvedimento per tutto il resto d’Italia.  In questo ultimo atto arrivano un ventaglio di misure che riguardano scuole, università, uffici pubblici, trasporti, esercizi commerciali ed anche cittadini. Si placa intanrto lo sconto tra il governo centrale e il governatore della Lombardia.  Uno scontro che stava diventando una rottura importante, esattamente quello che non serve in tempi di emergenza sanitaria quando diventa cruciale il coordinamento tra centro e territori. Tra Fontana e Conte – che aveva messo all’indice l’ospedale di Codogno accusato di non rispettare i protocolli – si è rischiato di innescare una crisi politica nella crisi per il coronavirus. Il livello di tensione era altissimo e ha visto perfino la mediazione di Mattarella. La parola d’ordine, da Palazzo Chigi in giù, è «chiarimento». «Abbiamo concordato di proseguire in pieno coordinamento che è il metodo più efficace per evitare la diffusione del contagio», ha detto Conte in un clima reso meno teso anche dalla telefonata con Matteo Salvini. Dopo giorni in cui il premier sosteneva di averlo chiamato e l’ex ministro dell’Interno replicava di non aver trovato la telefonata, ieri, alle 18, dieci minuti di colloquio. «Non un’offerta di tregua vera e propria — filtra dalla Lega — ma un gesto per togliere un’arma a Conte». Una conversazione in cui Conte non ha chiesto aiuto, ma Salvini ha illustrato le proposte della Lega per fronteggiare le ricadute economiche dell’epidemia. In una inrtervista al Corriere della Sera Conte rispondendo alle accusse sulle falle nella Protezione civile afferma che «adesso si impone l’imperativo etico della collaborazione. Rispetto a un’emergenza nazionale simile ogni distrazione politica è fuori luogo. La protezione civile è una nostra eccellenza, che ci garantisce il coordinamento delle varie attività e la massima efficienza».

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