Disabilità, quando il cane guida non può entrare in albergo

Disabilità, quando il cane guida non può entrare in albergo

Ci sono storie spiacevoli da raccontare, storie di discriminazione che indignano e lasciano sempre l’amaro in bocca. Quanto accaduto a Rimini questa estate, protagonista una donna non vedente e il suo fedele cane guida, rientra di diritto in questa categoria.

Accesso vietato in albergo perché accompagnata dal cane

Per tantissime persone non vedenti il cane guida rappresenta, oltre a una compagnia indispensabile, anche un prolungamento del proprio corpo.

A lui ci si affida completamente, diventa parte di sé. Non un semplice animale da compagnia ma un amico indispensabile. È così, spesso, anche per quelle che vengono considerate persone normodotate, figuriamoci per chi a quell’animale affida la propria vita, la propria vista. Eppure, a Rimini, al St. Gregory Park, la prenotazione di una donna non vedente, Patrizia, non è stata accettata perché la signora aveva segnalato la presenza del suo fedele amico a quattro zampe, indispensabile per ogni piccolo spostamento. Le ragioni? Politica aziendale.

Dalla denuncia dell’Uic alle spiegazioni dell’albergo

Sarebbe stato semplice posare la cornetta e prenotare in un altro albergo. Il problema, però, è che siamo in presenza di una vera e propria violazione della legge italiana. come ricorda l’Uic, infatti, l’Unione italiana dei ciechi e ipovedenti, nel nostro Paese esiste “una legge nazionale che dovrebbe garantire alla persona non vedente o ipovedente con il cane guida l’ingresso in tutti i luoghi aperti al pubblico”.

Si tratta della legge sui cani guida, in vigore dal 1974, finalizzata proprio a tutelare le persone con disabilità da possibili discriminazioni. L’addetto alle prenotazioni, in barba alla legge, si è limitato a segnalare a Patrizia la possibilità di alloggiare in una struttura vicina.

L’amministratore unico del St Gregory Park, Mauro D’Amico, in una nota, ha poi spiegato: “Abbiamo provveduto a segnalare una struttura limitrofa. A tutti i potenziali ospiti che ci richiedono di poter portare con loro degli animali, rispondiamo negativamente senza aggiungere altro.

Nel caso del cieco richiedente, oltre a rispondere negativamente, abbiamo provveduto a segnalare una struttura limitrofa che offre gli stessi servizi, dopo averla contattata e aver concordato lo stesso prezzo nonostante avesse costi diversi nel periodo desiderato”. La nota della struttura alberghiera, inoltre, prosegue ed è possibile leggere che l’hotel “garantisce ai propri ospiti da anni un ambiente pulito e confortevole senza la presenza di animali. Al momento della prenotazione i clienti sono certi che al loro arrivo troveranno una struttura completamente priva di residui quali possono essere i peli di gatti o cani, causa di allergie per molti. E non ci si può suggerire una maggiore attenzione nelle pulizie per ovviare al problema delle allergie”.

Quando le scuse non bastano

A volte, però, le giustificazioni sono peggiori del danno. L’attenzione alle allergie della clientela, per quanto apprezzabile, fa però sorridere a fronte della violazione della legge sui cani guida che ha danneggiato una donna con una disabilità fortemente invalidante, come è possibile apprendere anche negli articoli dedicati alla vista del sito AbilityChannel.

Il presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, Mario Barbuto, nel denunciare l’acceduto si è soffermato proprio sul ruolo indispensabile che il cane guida svolge per le persone affette da queste patologie: “è un vero e indispensabile compagno di libertà, sempre disponibile e pronto ad assecondare le necessità di autonomia e di mobilità.

Purtroppo però, ancora oggi, troppo spesso non viene permesso al non vedente accompagnato dal cane guida di soggiornare in un albergo, entrare in un ristorante, prendere un taxi o utilizzare mezzi di trasporto pubblico, nonostante l’esistenza della legge, e il buon senso”. “Ogni rifiuto di questa nostra libertà – aggiunge il numero uno dell’Uic – rappresenta una violazione dei nostri diritti umani basilari.

A questi diritti non potremo mai rinunciare ed è nostro dovere difenderli in ogni sede e con ogni mezzo”.

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