Carcere Avellino

Tre detenuti fanno esplodere bombolette di gas nel carcere di Avellino

Carcere Avellino
Carcere Avellino

mattina all’alba, tre detenuti di origine napoletana appartenenti al ‘circuito della media sicurezza’ hanno prima depositato e poi dato fuoco ad un ingente numero di bombolette di gas nella loro cella del carcere di Avellino. E’ seguita una fortissima deflagrazione, che ha causato danni e originato un incendio nel bagno adiacente alla stanza detentiva cui i tre detenuti sono ubicati; numerosi vetri della struttura sono andati in frantumi. Per domare le fiamme sono dovuti intervenire i vigili del fuoco del capoluogo allertati dal Sovrintendente di turno di Sorveglianza Generale. Due poliziotti penitenziari, feriti dall’esplosione hanno dovuto far ricorso alle cure sanitarie presso il locale nosocomio di Avellino. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel Reparto e dal successivo impiego degli altri poliziotti penitenziari in servizio nel carcere. Sono stati bravi i poliziotti penitenziari in servizio ad Avellino a intervenire tempestivamente, con professionalita’, capacita’ e competenza”.

E’ la ricostruzione fornita da Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “Avellino non e’ un carcere semplice, operativamente parlando: stiamo parlando di una realta’ con una presenza media di 600/700 detenuti – erano 597 il 31 gennaio scorso”, prosegue il leader del SAPPE. “A nulla e’ servita la vigilanza dinamica che e’ stata introdotta in carcere, con i detenuti che scorrazzano liberi per i corridoi tutto il giorno senza fare nulla. Basta leggere gli eventi critici accaduti nel penitenziario avellinese nei dodici mesi del 2014: 3 tentati suicidi di detenuti sventati per fortuna in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 17 episodi di autolesionismo e ben 46 colluttazioni. La vigilanza dinamica dei detenuti, cosi’ com’e’ organizzata, non serve a nulla: mi appello al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, perche’ ne sospendano l’applicazione non solo ad Avellino ma in tutte le altre carceri italiane e la consentano, eventualmente, in presenza di un obbligo al lavoro per i detenuti”

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