Luigi Caramiello
Luigi Caramiello

di SIMONA D’ALBORA

Il delitto sbarca sul social network e lo fa nel peggior modo possibile: domenica sera un uomo uccide la ex moglie e lo annuncia su facebook, con un messaggio che non avrebbe dovuto lasciare dubbi agli amici a conoscenza della sua storia. E così quel “sei morta t…” riceve qualche centinaia di like, altrettante condivisioni e due o tre commenti cancellati poi. La notizia fa subito il giro del web, tanto che l’ennesimo femminicidio sembra perdere di importanza e il fatto del giorno diventa quella morte presumibilmente annunciata e le persone che hanno comentato o messo un like. Succede dunque anche questo in rete, come se si fosse superato un confine, fino ad oggi tabù: quello di annunciare al mondo virtuale un delitto e passare dalle parole ai fatti, anche se gli inquirenti stanno ancora cercando di capire se il post sia stato scritto dall’uomo e soprattutto se sia stato scritto prima, in questo caso ci sarebbe l’aggravante della premeditazione, o dopo l’assassinio.

“Già mi aspetto i commenti degli esperti di turno che daranno alla vicenda una lettura che metterà sotto accusa i social network, come forieri di violenza ed altre scemenze del genere. – dichiara Luigi Caramiello – Sono affermazioni superficiali risultato di un riflesso condizionato che nel tempo ha portato a dire che la televisione era cattiva maestra. La verità è più semplice:  quando all’interno di un sistema di relazione maturano delle situazioni che innescano in alcuni soggetti delle condizioni psicotiche  con risvolti criminogeni, i meccanismi che usa tale soggetto per vendicarsi sono tutti quelli che conosce e di cui dispone. Prima, magari la persona che era messa in tali condizioni scriveva su un muro una frase oscena contro la ex, oppure una lettera anonima, rendeva pubblico un filmino intimo, come è accaduto ad esempio a Belen Rodriguez, adesso quel soggetto usa tutti i mezzi di cui dispone. Quindi la prima cosa da chiarire è che non bisogna interrogarsi sui guasti che producono i social network, perché potrei portare diecimila esempi di come abbiano svolto ruoli benefici a cominciare dai gruppi di solidarietà, dalle persone malate che sono state guarite grazie alla diffusione della notizia. Dobbiamo pensare che i social sono come un coltello che, messo nelle mani di un criminale dell’Isis diventa un’arma pericolosissima che taglia gole e messo nelle mani di un macellaio, invece, serve a tagliare la carne.”

Il casoInsomma non fanno male i social network, ma l’uso che se ne fa

“Sì,è così. Inoltre, in presenza delle poche notizie di cui disponiamo, non sappiamo infatti che lavoro facesse, o se avesse un lavoro, se vivesse in situazioni di disagio, o pensasse di non avere più nulla e avesse riversato tutto sull’unica cosa rimastagli: la figlia, non possiamo tracciare un suo profilo ben definito. Ma tendo a pensare che lui abbia inscenato tutto questo, è consapevole delle conseguenze del suo gesto, nel suo delirio lucido ha deciso di mettere in atto la sua rappresentazione e attraverso l’annuncio su facebook voleva riscuotere il consenso della platea. Sono meccanismi naturali, inevitabilmente quando finisce una storia d’amore, tanto più se ci sono strascichi, si tende a portare le persone dalla propria parte. Magari in tutto questo tempo l’omicida ha avvertito che i consensi erano per lui e questo ha potenziato il suo delirio criminale, cercando l’approvazione per quel gesto. Se è vero che la frase è stata pubblicata prima di compiere l’assassinio, questo è il primo caso di delitto annunciato.”

Ma non crede che tutto questo sensazionalismo sul fatto che forse abbia annunciato il delitto su facebook possa avere messo in secondo piano l’omicidio stesso?

“No, per nulla, la notizia è stata ripresa in prima pagina dai giornali, l’omicidio rimane al centro, quando non c’erano i social sarebbero bastati i giornali a fare da cassa di risonanza alla notizia. Adesso la stessa notizia finisce su fb ed ha comunque lo stesso bacino di utenza dei vecchi mass media, quello che è passato dai giornali al web. C’è da dire, però, che mentre prima il messaggio criminale, che poteva essere una scritta su un muro, per essere diffuso doveva passare attraverso un filtro, adesso tale messaggio non ha più nessun filtro, nel suo microcosmo si manifesta come emittente pura, così ha un potere dirompente sui mass media. È chiaro che da tempo la carta stampata e l’informazione televisiva sono in crisi e si sono dovuti adeguare al web assumendo caratteristiche più intime, più legate al pettegolezzo. Comunque qualsiasi forma abbia assunto questa notizia, non bisogna dimenticare che non ci troviamo di fronte a un assassinio on line o a un facebook killer, questo è un classico omicidio passionale, certo bisognerebbe conoscere di più della vita dell’assassino, ma ripeto è un assassinio che deve rimanere nel mondo reale, perché quello che rimane adesso è una bambina che ha perso la mamma e che si ritrova il padre in galera.”