Decreto sicurezza, in rivolta anche i governatori

Dopo i sindaci anche i governatori sono in rivolta sul decreto sicurezza, perché i migranti irregolari e anche chi ha solo il permesso di soggiorno, rischiano di perdere ogni tutela sanitaria. Da un lato infatti la manovra ha cancellato dai fondi della sanità i 30 milioni vincolati all’assistenza dei profughi, dall’altro con la legge Salvini chi ha solo il permesso di soggiorno ma non può avere carta di identità e residenza rischia di non poter accedere al Servizio sanitario nazionale, nonostante in teoria ne abbia ancora diritto. Il decreto è lesivo dei diritti umani? «Mi interessa che chi ha un bisogno vero possa trovare un aiuto. Se le emergenze, il pronto soccorso, sono o assicurati, tutto il resto si complica», sostiene Enrico Rossi, il governatore toscano. Che da lunedì invierà la legge – nella quale si premette che «alle persone va garantito il diritto alla cura, al domicilio ovvero a un tetto sulla testa, all’alimentazione adeguata e all’istruzione» – a tutti i colleghi presidenti di Regione. E intanto il testo della legge toscana l’ha chiesto Michele Emiliano, il presidente della Puglia, per studiarlo. E la protesta tra parlamentari Cinque Stelle corre sul web. A prendere posizione sono anzitutto i senatori già finiti sotto la lente dei probiviri. Per Matteo Mantero il dl sicurezza è «un decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta». E ammonisce: «La prossima volta proviamo ad ascoltare i nostri sindaco». Stessa linea anche per Paola Nugnes: «Sono con i sindaci che si oppongono, di qualunque colore politico siano». La senatrice, poi, viene bersagliata da richieste di lasciare il Movimento sulla sua pagina Facebook. E replica: «Mi dimetterei solo se non ci fosse più bisogno di me, ma non mi sembra, anzi più leggo di voi e più capisco che c’è bisogno di restare, di non demordere»

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