Decreto rilancio. Conte, metti dei fiori nel bazzoka

Mettete dei fiori nei vostri bazooka, perché fate più figura! Nella serata del sei aprile scorso il Presidente del Consiglio annunziava orgogliosamente l’adozione di un provvedimento che avrebbe dovuto sbloccare liquidità attraverso le banche per un importo di «200 miliardi per potenziare il mercato dell’export», dietro garanzia di copertura dello Stato, varato nel decreto legge Liquidità n. 23 dell’8 aprile 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 dello stesso giorno.

Ma paese che vai usanza che trovi o se preferite un altro detto il governo ha fatto i conti senza l’oste. Infatti le nostre banche lo hanno subito recepito ma interpretandolo solo in garanzia delle proprie esposizioni. Ciò, se da una parte darebbe comunque maggiore affidabilità al sistema Italia rendendo le banche più solide e le imprese meno strozzate, non era certo il progetto di rilancio che aveva immaginato il governo ed il Presidente, segno di un loro preoccupante distacco dalla realtà difficilmente colmabile.

Ma vi è di più, non solo il governo parla in maniera teorica e progetta alcuni sviluppi economici, ad oggi, irrealizzati, ma omette in prima persona di dare seguito alle proprie disposizioni. Infatti il Ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe dovuto, in questo mese e mezzo ormai trascorso, costituire un comitato che doveva dare vita al rilascio delle nuove garanzie statali, fruibili dalle aziende e dalle banche.  Il gruppo cdp Sace Simest S.p.A. ad onor del vero nel proprio sito internet ha inquadrato la situazione realizzando anche un simulatore, fruibile anonimamente, ma la loro buona volontà non ha colmato le mancante nomine ministeriali. Ciò ha trasformato la norma bazooka in una norma solo “chiacchiere e distintivo” ma con l’infausto sicuro varo di una ulteriore istruttoria burocratica che è andata a rimpolpare i tanto criticati iter burocratici nazionali.

Personalmente sono curioso di conoscere, tra qualche mese, la sorti di questi 200 miliardi perché il governo ha visto e progettato una situazione che doveva essere subito fruibile per il rilancio ed invece ha incastrato questi soldi obbligandoli a passare attraverso una doppia garanzia: la propria e quella bancaria. Per quanto riguarda la prima come Partito del Sud siamo coscienti che la classe operaia ha sempre pagato queste pseudo sovvenzioni ai padroni e che anche in questo caso questi soldi potranno facilmente sparire, come brina al sole, senza raggiungere l’obiettivo ma con un fallimento pilotato delle imprese finirebbero per giovare solamente ad ingrassare pochi in danno di molti. Per la seconda ipotesi abbiamo certezze matematiche perché i casi sono due o la banca accetta, inverosimilmente,  una enorme pericolosa esposizione debitoria al di sopra di ogni ragionevole calcolo di rischio delle imprese, somma di quella preesistente al covid-19 con quella che creerà con l’eventuale erogazione dei soldi di questo decreto, con il rischio ovvio di amplificazione di fallimenti e pignoramenti o, nell’altro caso, il sistema bancario rifiuterà tale circostanza imponendo alle imprese il rientro da fidi, prestiti e mutui erogati ritenendo che i volumi degli affari prodotti dalle imprese non siano sufficienti ad onorare il nascente quadro debitorio che si creerebbe.

Personalmente avrei utilizzato questi 200 miliardi diversamente ovvero per saldare, in toto o in parte, i debiti statali e degli enti locali verso aziende che hanno eseguito lavori pubblici e che vengono strangolate dai mancati pagamenti degli enti pubblici.

Emblematico è il caso a Reggio Calabria dell’impresa che ha costruito buona parte del nuovo palazzo di giustizia, fallita principalmente per non averne incassato i soldi degli stati di avanzamento lavoro. Situazione che ha poi creato un contenzioso pauroso e con le inevitabili ricadute occupazionali. Situazione che ha provato oltre al fallimento del modello Reggio dell’allora sindaco Scopelliti anche la scelleratezza della burocrazia statale e della sua scarsa sensibilità verso le problematiche meridionali, visto che il cantiere è ripartito solo da poco tempo. Tale atteggiamento pubblico ha provocato, almeno a Reggio Calabria, ma credo che il fenomeno sia più diffuso di quanto io ne sappia, una grande riottosità delle imprese a partecipare a gare pubbliche che finiscono deserte più volte proprio perché gli enti e lo stato sono cattivi pagatori.

Ecco quindi evidenziato, a mio parere, oltre l’errore di orientamento sulla modalità di spesa di questo denaro, anche l’omissione ministeriale e governativa grave di non aver istituito il citato Comitato per il sostegno finanziario pubblico all’esportazione (art. 2 – 9 sexies del DL 8 aprile 2020, n. 23) che avrebbe provveduto al rilascio dei piani annuali e l’individuazione delle aree geografiche d’intervento, senza neppure autorizzare la Sace spa al rilascio diretto di queste garanzie!

Quindi caro governo mettete dei fiori nei vostri bazooka, perché fate più figura!

Massimo Cogliandro, Partito del Sud, Reggio Calabria.

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