Se c’è un personaggio storico che rappresenti in modo eccelso la cultura letteraria italiana nel mondo, non ho dubbi sia Dante Alighieri. Ideatore del più grande poema mai concepito ineguagliabile tuttora, ovvero la Divina Commedia. Nonostante gli anni la sua modernità supera ogni immaginazione, una visione completa è ben orchestrata con riferimenti istruttivi senza precedenti.

Se facessimo una trasposizione la potremmo collocare in ogni contesto ripensando alle vicissitudini dei conflitti mondiali, le relative situazioni geopolitiche dunque ambiti sociali e culturali qualsivoglia. Precursore inconfutabile dei database, nella suddetta opera fruisce narrazioni connesse tra loro degne di una concezione odierna. Pare quasi che l’autore abbia dato vita a quanto immaginato attraverso un compiuter ante litteram, in anticipo ancora una volta riguardo i moderni sviluppi tecnologici.

Nel suo capolavoro il tempo è relativo aspetto fondamentale che Albert Istine tramite modello matematico chiarirà alcuni secoli dopo. I versi d’introduzione “nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura” delineano seppur inconsapevolmente una similitudine con il senso di smarrimento vissuto nei giorni del lockdown, seppur alla fine ad un ulteriore enunciato “e quindi uscimmo a riveder le stelle.” L’opera rappresenta indubbiamente un ponte tra i tempi passati e il presente. Il poeta Virgilio nel ruolo di guida fino al purgatorio, oltre a delineare l’intelletto umano, sostiene Dante al pari di un amico nelle vicende del vivere quotidiano. Audace intellettuale il sommo poeta è la fervida testimonianza di come il nostro paese sia mentore universale del sapere.

Vincenzo Naturale

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