Dal Cardarelli di Napoli a Monopoli, retata negli ospedali dei furbetti del cartellino

Dal Cardarelli di Napoli a Monopoli, retata negli ospedali dei furbetti del cartellino

Si allontanavano dal posto di lavoro, o non lo occupavano affatto, per andare al mare o in palestra, fare shopping o svolgere commissioni personali. Eppure figuravano regolarmente in servizio. Il copione è sempre lo stesso ma stavolta tra i “furbetti del cartellino” ci sono medici, infermieri, impiegati delle aziende sanitarie del Cardarelli di Napoli e dell ospedale di Monopoli, nel Barese: 118 in tutto gli avvisi di garanzia notificati ieri a conclusione di due distinte inchieste giudiziarie. Anche due primari sono stati presi nella rete. E sono finiti nei guai pure autisti di ambulanze che scorazzavano per fatti propri usando i mezzi di soccorso. Una dipendente mandava il figlio di 13 anni a timbrare al posto suo mentre lei se ne restava a casa e un infermiera incaricava quasi ogni mattina un parcheggiatore abusivo di marcare il proprio badge nell apposita macchinetta all ingresso del nosocomio. Anche stavolta gli assenteisti sono stati incastrati dalle telecamere nascoste

S installate dagli investigatori dopo lunghe e accurate indagini fatte di accertamenti documentali, controlli a distanza e pedinamenti. Sono 62 gli indagati al Cardarelli di Napoli, la più grande struttura sanitaria pubblica del Sud Italia. Gli episodi rilevati, in questo caso, sono precedenti all entrata in vigore, nei mesi scorsi, della rilevazione delle presenze tramite le impronte digitali. I reparti di pneumologia e oncologia, qui, sarebbero i più falcidiati dalle assenze: sembra che talvolta sparissero 8-9 dipendenti alla volta, primari compresi, rendendo insufficiente l organico con conseguenze sull efficienza dei servizi. Nessuna categoria di lavoratori sarebbe stata risparmiata dalla “retata” della polizia: centralinisti e portantini, e persino un sindacalista e un consigliere comunale di un popoloso centro del napoletano che solo tra il 19 luglio e il 27 settembre del 2018 avrebbe timbrato al posto dei colleghi per quasi 30 volte. Al San Giacomo di Monopoli gli inguaiati dalle ordinanze della magistratura, eseguite dai carabinieri, sono 46 (13 agli arresti domiciliari): tra loro dirigenti medici, operatori tecnici e assistenti amministrativi. Con le loro assenze i dipendenti dell ospedale pugliese hanno messo insieme, nel solo periodo che va da ottobre 2018 a gennaio 2019, un totale di 660 ore di servizio sottratte alla struttura, con un danno economico per la Asl di Bari di circa 25mila euro.

Le accuse, per gli inquisiti nelle due operazioni di polizia – che oltre a subire le misure cautelari del caso verranno assoggettati anche a procedimenti di disciplina – vanno, a vario titolo, dalla truffa aggravata ai danni dello Stato al peculato fino al falso ideologico (per attestazioni e certificati fasulli).

Una decina di giorni fa erano stati arrestati 12 dipendenti del vicino ospedale di Molfetta. «Questi signori non hanno capito che la musica è cambiata – ha commentato il ministro della Salute, Giulia Grillo –, perché non solo andremo a scovare ogni episodio del genere ma chiedo per questi farabutti il licenziamento immediato». © RIPRODUZIONE RISERVATA Sono 118 in tutto gli avvisi di garanzia per dipendenti del Cardarelli e del San Giacomo. Misure cautelari anche per primari, infermieri e personale amministrativo. Il ministro della Salute, Giulia Grillo: «Saranno licenziati» La polizia all ospedale Cardarelli di Napoli

Share this post