Cosa si può fare e cosa no, piccola guida per gli italiani che combattono il virus

Posso uscire di casa?

Si deve evitare di uscire di casa, spiega il decreto del governo e insistono tutti i medici e gli esperti. Si deve evitare il più possibile, ma non è vietato. La prima regola da seguire sono i validi motivi, quattro per la precisione: lavoro, necessità (spesa o farmacia), salute e rientro al proprio domicilio. Non c è – come si è temuto dopo le dichiarazioni del capo della Protezione civile Borrelli di mercoledì – alcun divieto di passeggiata: non è previsto in nessuno dei decreti firmati dal ministero della Salute o dal governo, compreso quello entrato in vigore ieri mattina. Chi esce da casa per prendere aria e allentare la tensione, per consentire al cane di fare i bisogni, per fare un attività sportiva o correre non è passibile di sanzione. Essenziale, che si mantenga la distanza di sicurezza di un metro da chi si incontra, per evitare il contagio. In tutti i casi bisogna portare sempre con sé l autocertificazione che indica lo spostamento che si sta effettuando: da quale luogo provengo a quale luogo sono diretto. Deve averla con sé anche chi va a piedi. Se una persona ne è sprovvista, tutte le forze di polizia hanno il foglio da consegnare all interessato, che lo compilerà sul posto.

Posso andare in chiesa?

Una delle novità più dolorose di questi giorni è la celebrazione delle Messe a porte chiuse, senza cioè la partecipazione dei fedeli. Una misura adottata dalla Cei sulla base delle indicazioni governative per evitare la diffusione del contagio. In tante diocesi si è cercato di sopperire almeno in parte a questo forzato digiuno eucaristico attraverso la trasmissione delle celebrazioni in streaming oppure tramite i canali social o le più tradizionali tv e radio. Tanti anche i sussidi, dalle letture del giorno agli schemi per la riflessione personale, pensati per facilitare l attenzione e la preghiera dei fedeli. No alle Messe può comunque voler dire anche chiusura delle chiese. Quest ultima infatti è una scelta affidata alla sensibilità e alla prudenza di ogni vescovo, a partire da un indicazione della Cei orientata in tal senso. Quella di tenere chiuse le chiese dunque è un passo non obbligato ma consigliato alla luce delle ultime decisioni del governo. Roma ad esempio ha deciso il blocco di tutti i luoghi di culto diocesani. Dove le chiese sono aperte, si entra liberamente a patto di evitare assembramenti e di stare alla distanza di sicurezza di almeno un metro.

Posso incontrare persone?

La rarefazione sociale è il punto decisivo nel cambiamento di abitudini che ci chiede il governo: per evitare che l epidemia di coronavirus continui a dilagare – data la sua altissima contagiosità – dobbiamo stare lontani gli uni dagli altri. La distanza di sicurezza stabilita dagli scienziati (che hanno studiato la propagazione del virus attraverso le goccioline che vengono espulse attraverso il respiro) è di almeno un metro. Se possiamo mantenerla, possiamo anche tranquillamente parlare con le persone. Diversamente, è necessario indossare le mascherine. In ogni caso la raccomandazione del governo è quella di evitare il più possibile incontri che non siano strettamente necessari, legati cioè alle esigenze di lavoro o di approvvigionamento di generi alimentari. La regola vale anche per i propri familiari se si è raffreddati o se si hanno sintomi febbrili: per proteggerli occorre assumere misure di distanziamento anche da loro. Diversamente, la famiglia più stretta – mogli, mariti e figli – possono chiaramente frequentarsi senza problemi. Discorso a parte, quello sui nonni: salvo esigenze indifferibili o necessità, meglio evitare di incontrarli dato il rischio più elevato che proprio gli anziani contraggano il virus in maniera grave.

Cosa faccio se non sto bene?

Febbre e sintomi simil-influenzali come tosse, mal di gola, respiro corto, dolore ai muscoli, stanchezza sono segnali di una possibile infezione da nuovo coronavirus. Soprattutto se negli ultimi 14 giorni si è stati a stretto contatto con una persona infetta da Covid-19 o in un area a rischio oppure al lavoro in una struttura sanitaria con pazienti Covid-19, il sospetto può diventare una certezza. Comparsi i sintomi, occorre restare in casa e chiamare il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica subito. Se non si riesce, occorre contattare uno dei numeri di emergenza indicati sul sito www.salute.gov.it/nuovocoronavirus. Non si può andare direttamente al Pronto soccorso o in un ambulatorio senza prima averlo concordato con il medico. In caso contrario si rischia di contagiare altre persone. Se si pensa d essere infetti, fino al controllo di un medico occorre indossare una mascherina chirurgica restando a distanza dai propri familiari e disinfettando spesso gli oggetti di uso comune.

Cosa è aperto?

Il nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, firmato mercoledì sera dal premier Giuseppe Conte dispone la serrata per la maggior parte delle attività commerciali in Italia. Ma stabilisce anche gli esercizi commerciali e non, e gli uffici che dovranno rimanere aperti, in quanto ritenuti «servizi essenziali» e di «pubblica utilità»: si tratta di supermercati, negozi di alimentari (e la consegna a domicilio di cibo), panetterie, farmacie e parafarmacie, benzinai, tabaccai, ottici, ma anche redazioni di giornali, stampatori, edicole (per garantire il diritto all informazione) e rivendite di prodotti elettronici, articoli igienico-sanitari (tra cui le profumerie) o per la pulizia della casa, le ferramenta, i negozi per animali.  Poste, le banche e i servizi assicurativi. Funzionano regolarmente i trasporti pubblici (salvo limitazioni delle corse che potranno essere stabilite dai sindaci nell ambito dei territori comunali). Idraulici, meccanici, lavanderie e pompe funebri sono le altre attività autorizzate a rimanere aperte. 6

Cosa è chiuso?

Nuove restrizioni per fronteggiare il contagio sono state adottate nel secondo decreto del presidente del Consiglio, provvedimento efficace, stavolta, in tutto il territorio nazionale fino al 25 marzo. Sono sospese tutte le attività commerciali al dettaglio che non riguardino i generi alimentari come quelli che vendono abbigliamento o oggettistica, per esempio, mercati, bar e ristoranti, gelaterie e pasticcerie. Pure parrucchieri, barbieri ed estetisti devono sospendere la propria attività. Chiudono i servizi di mensa – ha precisato Conte – che non garantiscono la distanza di un metro di sicurezza. Restano chiusi i reparti aziendali non indispensabili per la produzione: le industrie e fabbriche potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che predispongano misure di sicurezza adeguate a evitare il contagio. Viene incentivata la regolazione di turni di lavoro, ferie anticipate, chiusura dei reparti non indispensabili.

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