COSA SARÁ / EMERGENZA AGRICOLTURA – Parla la ministra Teresa Bellanova: No ai disoccupati generici, il lavoro nei campi non si improvvisa

Il lavoro nei campi non si può improvvisare, per l’emergenza in agricoltura c’è bisogno di operai competenti. La ministra Teresa Bellanova affida a firstonline.it, la testata presieduta da Ernesto Auci e diretta da Franco Locatelli, le linee fondamentale con le quali il Governo chiamato a rispondere alla domanda del momento: “Chi raccoglierà la frutta e la verdura che rischiano di marcire nei campi?”, là dove manca manodopera dopo la chiusura delle frontiere a causa della pandemia del Coronavirus.

MODELLO ITALIANO

La strategia del Governo è chiara: lo faràchi lo ha fatto fino alla scorsa stagione. Nell’articolo a firma di Maddalena Tulanti, la Bellanova rinvia al futuro prossimo ogni ipotesi di impegnare nei campi disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, come viceversa avevano ipotizzato qualche Regione italiana, anche il presidente emiliano Stefano Bonaccini, su impulso del presidente dell’Alleanza cooperativa agroalimentari Giorgio Mercuri. La ministra tiene a precisare che il “modello” su cui punta l’Italia per colmare l’enorme fabbisogno di manodopera nei campi in tempi di pandemia si incardina anzitutto in una trattativa con la Romania per l’arrivo dei braccianti.E su aiuti rapidi per le aziende agricole per affrontare l’emergenza

TRATTATIVA RUMENA

Se la strada è affidarsi a chi non è nuovo al lavoro nei campi, dove la ministra ribadisce che “c’è bisogno di operai competenti”, vuol dire che la leva a cui si vuole ricorrere sono i lavoratori stranieri, per la gran parte rumeni, tenendo ben presente che “il primo dovere del nostro Paese è garantire la salute di quanti arriveranno”. Se arriveranno.Tra l’altro bisogna garantire sicurezza anche a chi si trova già in Italia.

E se non si riuscisse a coprire il fabbisogno?

In Francia e in Germania – ricorda l’articolo – si stanno orientando ad aprire le maglie anche a disoccupati generici La medesima cosa ha chiesto di fare la Coldiretti, che in Veneto sta raccogliendo la disponibilità di quanti non siano braccianti di mestiere ma studenti, pensionati, cassintegrati, attraverso la banca dati “Job in country” autorizzata dal Ministero del lavoro (tra l’atro ricevendo le prime millecinquecento offerte di lavoro.Ma l’orientamento della ministra è diverso. E si sa che parla con cognizione di causa, perché da giovane è stata lei stessa bracciante. E snocciola i dati.

I NUMERI DELL’EMERGENZA

Le associazioni datoriali indicano una carenza di manodopera stagionale tra 270mila e 350mila lavorator. Nelle nostre campagne trovano occupazione oltre 346mila lavoratrici e lavoratori di ben 155 Paesi diversi. Con oltre 30 milioni di giornate lavorative, rappresentano il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane.Insomma l’agricoltura italiana si configura anche come “grande laboratorio di integrazione” dove i lavoratori immigrati rappresentano una “componente bene integrata nel tessuto economico e sociale”. Sono soprattutto lavoratori regolari che prestano servizio nelle imprese sane, quelle che non sfruttano e stanno nelle regole.

L’ESERCITO DEGLI IRREGOLARI

Ci sono poi i lavoratori cosiddetti irregolari, circa seicentomila persone secondo le stime. “Nella maggior parte dei casi – spiega la ministra – già lavorano sui nostri territori, vivono in insediamenti informali, sottopagati e spesso sfruttati in modo inumano. Alla mercé, insieme alle imprese a cui danno le braccia, di quella mafia che si chiama caporalato. Persone adesso ancora più esposte al rischio sanitario e alla fame”.
Lo sforzo del Governo è gestire questa complessità. Ma come? “Va salvaguardata la filiera agricola e alimentare e mettere fine, una volta per tutte, a questo scandalo del caporalato e dei ghetti. Perché o è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o sarà la criminalità a sfruttarla”.
E i disoccupati italiani? Non sono anche essi un esercito di riserva? “Anche se nulla vieta, o ha vietato, di guardare all’agricoltura come a un’occasione occupazionale e di reddito”: Quindi una volta terminata l’emergenza, se ne può riparlare.

PIANO D’AZIONE

“Sto lavorando – anticipa la Bellanova – A una soluzione che dia le risposte necessarie nei tempi più rapidi possibili”. Vale a dire un Piano di azione per il lavoro agricolo che contempla i seguenti passaggi obbligati:

  • mappatura dei fabbisogni agricoli
  • agevolazione dei rientri in Italia e proroghe dei permessi degli immigrati
  • lotta al caporalato anche attraverso la regolarizzazione;
  • facilitazione delle assunzioni di lavoratori al momento inoccupati;
  • sblocco del “DPCM flussi 2020”, il cui testo, già pronto e condiviso tra le amministrazioni, può garantire la conversione dei contratti stagionali in essere e l’utilizzo delle 18 mila quote di ingressi stagionali riservate ad agricoltura e turismo;
  • piattaforma di iscrizione dei potenziali lavoratori agricoli da realizzare in tempi molto rapidi

E conclude: “Le aziende agricole hanno bisogno di liquidità per fronteggiare le perdite di queste settimane drammatiche e noi dobbiamo fare di tutto per dare risposte immediate. Il settore agricolo è a pieno titolo nel Cura Italia e nel Decreto credito. E così la pesca.

Anche su questo versante l’articolo di firstonline.it è ricco di informazioni e risposte dettagliate, come ad esempio:

  • Stanziamento di 100 milioni di euro per concedere le garanzie in favore dell’agricoltura e della pesca attraverso ISMEA
  • Un Fondo da 100 milioni per la copertura degli interessi sui finanziamenti bancari e sui mutui contratti dalle imprese, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca, compresa quella delle acque interne.

Claudio D’Aquino

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa [ View all posts ]

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