Contratti e crescita, le sfide dell’autunno

Antonio Troise

Un piccolo spiraglio di luce sul fronte dell’economia. I tecnici lo chiamano “rimbalzo”, una sorta di reazione quasi automatica dopo i lunghi mesi del lockdown, quando le fabbriche sono rimaste chiuse, gli operai a casa e gli impianti fermi. Ma ora, è tutta l’Europa che sogna la ripresa e guarda con ottimismo a quell’indice che misura la fiducia degli imprenditori, tornato a salire a vista d’occhio. Un risultato che per l’Italia è doppiamente positivo dal momento che è al secondo posto nella speciale classifica dei paesi del Vecchio Continente.
Ma è davvero presto per dire che il peggio è finalmente alle nostre spalle. In primo luogo il Covid non è stato ancora sconfitto. Anzi.

Inoltre, per recuperare il terreno perduto in termini di Prodotto Interno Lordo e investimenti, bisognerà ancora fare un bel pezzo di strada. L’autunno prossimo venturo è davvero denso di incognite. Sarebbe davvero illusorio pensare che, al netto del Covid, tutto possa riprendere più o meno come prima. Per l’Italia, in particolare, la ripresa impone uno sforzo collettivo per affrontare i problemi che abbiamo di fronte. Non a caso ieri, il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha lanciato ufficialmente sul tavolo il grande tema del rinnovo dei contratti. Riguarda ben dieci milioni di lavoratori. Non è solo questione di numeri. Per il leader degli imprenditori invoca una svolta nel segno della modernità, in grado di superare schemi, norme e riti che risalgono ai primi del Novecento. Una rivoluzione.
La verità è che il mondo, dopo la bufera del Covid, non sarà più lo stesso. Basta pensare al peso che avrà nella nostra vita lavorativa lo smart working, un processo inarrestabile e che è quasi del tutto assente nei contratti di lavoro. Ma non solo. L’Italia deve fare i conti con i nuovi mestieri creati dalla rivoluzione tecnologica e dalle grandi trasformazioni in atto con le innovazioni nei processi produttivi. Tutto questo impone anche ai sindacati di voltare pagina, evitando di arroccarsi in posizioni di retroguardia. È necessario, insomma, che tutte le parti sociali riescano a cambiare passo, per accelerare la crescita in un Paese che già prima procedeva più letamente dei diretti concorrenti e che ora il virus ha messo in ginocchio. Non bisogna avere paura delle novità ma rimboccarsi le maniche e volare alto. Anche rischiando qualcosa. La sfida è lanciata. Bisognerà vedere se tutti saremo in grado di raccoglierla.

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