Commercio e turismo, nessuna ripresa nel 2014

Commercio e turismo, nessuna ripresa nel 2014

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“Il dato Istat molto negativo sulle vendite al dettaglio di maggio, che segue a quello non meno preoccupante sulla flessione degli ordini della produzione di qualche giorno fa, segnala con evidenza che la stagnazione dell’economia prosegue. Di questo passo l’eventualità di una crescita zero rischia di rafforzarsi pericolosamente”. È quanto afferma Confesercenti che aggiunge: “Attendiamo ora di vedere se lo scenario cambierà con l’ingresso in campo da giugno e luglio del bonus fiscale e dei saldi ma gli elementi di incertezza tuttora presenti fanno temere che le previsioni di consumi praticamente al palo anche nel 2014 potrebbero rivelarsi esatte. C’è bisogno di una svolta fiscale forte, tempestiva e vasta, sostenuta da interventi coraggiosi sulla spesa pubblica. Il prezzo più salato di questa situazione lo pagano soprattutto i piccoli negozi mentre prosegue in modo inarrestabile l’emorragia di chiusure di attività”. Nei primi sei mesi del 2014, secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti, il saldo tra aperture e chiusure d’impresa nei settori del Commercio al dettaglio e del Turismo è stato negativo per 20.244 unità: un bilancio peggiore per 6.431 attività in meno rispetto a quello registrato nell’’anno nero’ del commercio del 2013 (-13.813).

A pesare è stato soprattutto il calo delle nuove iscrizioni: nel periodo hanno aperto 34.341 nuove imprese, 9.532 in meno rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. In media, nel primo semestre del 2014 ci sono state 302 chiusure al giorno, a fronte di 109 aperture. Il saldo è negativo in tutti i settori, con l’eccezione del commercio su area pubblica (+831) e delle imprese attive nella vendita via internet (+82). I negozi web tuttavia mostrano un rallentamento rispetto alla crescita registrata nello stesso periodo del 2013 (+530). Il Commercio al dettaglio in sede fissa ha registrato nei primi sei mesi dell’anno una perdita di 13.972 imprese, saldo tra 26.446 chiusure e 12.474 aperture d’impresa. Anche in questo caso si segnala un calo delle nuove iscrizioni rispetto a quelle rilevate nei primi sei mesi del 2013 (+15.552). Nel settore la media giornaliera è stata di 146 chiusure, più del doppio delle aperture (69). Tra le categorie merceologiche, nei primi sei mesi dell’anno spariscono 1.471 imprese attive nella vendita di alimentare (food) e 12.501 nel no food, nel quale si rilevano i saldi negativi di abbigliamento (-3305) e dei venditori di sigarette elettroniche (-592).

Il saldo di negozi è negativo in tutte le regioni, ma è la Sicilia (-1.708) ad avere il peggior rapporto tra aperture e chiusure. Nei primi sei mesi dell’anno, nella regione si sono registrate in media 5 aperture e 15 chiusure al giorno, per un rapporto di 1 a 3. Tra le grandi città, è Roma (-815) il centro urbano che vede scomparire più negozi. Nel semestre si registra una contrazione anche per gli intermediari del commercio (-1.779): nei primi sei mesi dell’anno sono nate 7.691 nuove imprese nel settore, mentre hanno cessato l’attività 9.470. Bilancio negativo anche per le attività del turismo e i pubblici esercizi: complessivamente il settore perde 5.406 unità, con un aggravio rispetto al 2013, quando il saldo tra aperture e chiusure era stato negativo per 3.780 imprese. Saldi negativi tra aperture e chiusure di attività in tutte le tipologie che compongono il comparto: nell’alloggio e ricezione turistica (-579), nel servizio bar (-1.640) e nella ristorazione (-2.343).

“Dopo la crisi del 2013, tutti speravamo in un rallentamento della caduta. Invece il 2014 sembra essersi avviato verso un peggioramento. Le chiusure continuano, e si registra un’allarmante diminuzione di nuove aperture rispetto al 2013: siamo sempre stato un popolo ad alto tasso di imprenditorialità, ma adesso sembra aver preso piede un diffuso clima di sfiducia, causato dalla stretta del credito – ottenere un prestito per avviare un’impresa è sempre più difficile – e da un mercato che sta cannibalizzando le imprese più piccole. Che sono schiacciate da oneri troppo alti e una domanda interna ancora debole, che non dà segni di ripresa. Chiediamo al governo di estendere gli strumenti messi a disposizione da Garanzia Giovani per favorire l’autoimprenditorialità attraverso un’adeguata formazione, ma anche di prevedere un regime fiscale ad hoc per le start up di impresa”.

“I nostri associati segnalano vendite di fine stagione sotto le aspettative, così come un avvio della stagione estiva sotto tono. Sono molti gli imprenditori che, in queste condizioni, rinunciano a portare avanti l’impresa, vittime come sono di politiche economiche mal calibrate, che penalizzano i consumi, gli investimenti e che stanno distruggendo un tessuto – quello degli esercizi di vicinato – di grande importanza sociale, portando ad una rapida avanzata della desertificazione nei nostri centri urbani, soprattutto in quelli periferici. Ne è un esempio la deregulation selvaggia introdotta da Monti nel 2012, che ha reso impossibile per le piccole e medie imprese competere con la GDO. Ma anche il trattamento riservato ai negozi che vendono E-CIG: la minaccia di un controllo da parte del monopolio e di una tassazione monstre del 58,5% sul prezzo finale ha fatto letteralmente ‘evaporare’ il fenomeno svapo, protagonista di uno dei pochi boom del commercio degli ultimi anni. Il problema, comunque, rimangono i consumi, che è ancora in una fase acuta di crisi. Se non troviamo un modo per risollevare la domanda interna, le PMI che ad essa fanno riferimento chiuderanno in numeri sempre maggiori, contribuendo ad esacerbare la spirale di disoccupazione e povertà imboccata dall’Italia”.

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